IL CAPPELLO DI PAGLIA - DAL COVONE AL CAPPELLO RAMMAGLIATO - MONTAPPONE (AP) 24 . 25 LUGLIO 2004

19/lug/2004 19.21.06 Ufficio Stampa Contatta l'autore

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IL CAPPELLO DI PAGLIA

DAL COVONE AL CAPPELLO RAMMAGLIATO

MONTAPPONE (AP) 24 . 25 LUGLIO 2004 (terza edizione)

 

Nel distretto di cappelli più importante d'Europa rivive l'antica tradizione della lavorazione della paglia.

 

All’interno della manifestazione il primo “Forum Internazionale delle città del Cappello di Paglia” a cui parteciperanno i comuni italiani che rappresentano la tradizione del cappello di paglia: Montappone (AP), Signa (FI), Monghidoro (BO), Marostica (VI), Carpi (MO), Monza (MI), con presenze da Spagna, Francia, Sizzera e Austria.

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

Mittente: Ufficio Stampa
Alessandro Piccinini
Agenzia: “La Festa eventi -  Comunicazione”
Tel e fax 071.7922244  mobile 338.4169263

 SONO DISPONIBILI GRATUITAMENTE FOTO AD ALTA RISOLUZIONE.

 

Il Cappello di Paglia. Dal covone al cappello rammagliato. L’antica tradizione della lavorazione della paglia di grano rivive per le vie del paese vecchio fra mestieri e giochi di campagna, musiche, balli, stornelli ad impronta, vino cotto e cucina di un tempo.

A Montappone (AP) è di scena la poesia delle piccole cose.

 

Nel borgo antico di Montappone, piccolo centro dei colli fermani, dove si trova il distretto di cappelli più importante d'Europa (A Montappone che conta appena 1800 abitanti sono presenti ben 45 aziende di cappelli che esportano in tutto il mondo. Nella cittadina dell’entroterra marchigiano, situata a pochi chilometri di distanza sia dal mare che dalla catena dei Monti Sibillini, la coltivazione del grano è una risorsa importante. L’antica lavorazione artigiana del cappello di paglia si è trasformata negli anni in produzione su vasta scala e Montappone, sul finire dell’Ottocento, è stato il primo centro italiano a industrializzarne la fabbricazione.) il 24 e il 25 luglio si potrà rivivere un’antica tradizione. Una fedele ricostruzione storica della quotidianità di una volta.

 

La manifestazione giunta alla terza edizione è promossa dal Comune di Montappone, Pro Loco Montappone e numerose aziende del distretto.

 

L’ideazione e la regia di questa suggestiva ricostruzione storica sono di Giuliano De Minicis, creativo di professione che qui ha vissuto periodi importanti della sua giovinezza nella casa dei nonni materni, contadini molto legati alla tradizione del cappello, ha immaginato tale evento per il grande affetto che lo lega a questa terra e alle sua gente così accogliente ed affabile.

 

All’interno della manifestazione si svolgerà (sabato 24) il primoForum Internazionale delle città del Cappello di Paglia” a cui parteciperanno i comuni italiani che rappresentano la tradizione del cappello di paglia: Signa (FI), Monghidoro (BO), Marostica (VI), Carpi (MO), Monza, ma ci saranno anche presenze dalla Spagna, Svizzera e dall’Austria.

 

Sabato 24 Luglio 2004, alle 20,30, dopo il forum è prevista una cena all’aperto accompagnata  da stornelli e musiche tradizionali (solo su prenotazione Tel 333 82 58 462) con “Lo magnà dé ‘naota” servita lungo la “caminata della vella vista” per godersi il tramonto di fronte ai Monti Sibillini. Dopo cena ci sarà lo spettacolo della "Compagina Dei Folli", teatro di strada con trampolisti, giochi di fuoco e musica, nella piazzetta del borgo antico..

 

Domenica 25 luglio dal pomeriggio fino a notte inoltrata la giornata clou tutta dedicata alla festa. A fine serata spettacolari fuochi d'artificio dalle mura del Borgo Antico di Montappone.

 

La Festa:

Si arriva al paese, si posa la macchina e si percorre uno stupendo viale alberato che porta al borgo antico. Per i più piccini c’è un “bus navetta” fatto con un carro trainato da buoi. Giunti nel paese vecchio ci si potrà immergere in un atmosfera d’altri tempi dove ogni cosa è curata nei minimi dettagli.

I visitatori oltre a poter guardare sono invitati a partecipare alle attività che si svolgono durante la festa dove si potranno rivivere lavori che oggi non fa più nessuno. Chi vorrà potrà infatti provare a “capare” la paglia, intrecciarla, stirare il cappello, ma anche fare il sapone come si faceva una tempo, costruire spaventapasseri, osservare come si facevano i materassi, farsi fare un cappello dalle sapienti mani di antichi artigiani, apprezzare il lavoro delle ricamatrici, farsi tagliare i capelli dal barbiere di campagna all’aperto proprio come una volta.

Intanto gli stornellatori ad impronta girano per il paese vecchio, le cui vie sono state tutte rinominate in dialetto, cantando stornelli in rima baciata ad impronta.

 

I bambini inviteranno invece i loro coetanei a partecipare ai “Jochi de ‘naota” nella “piazzetta de lo rammaglià” e nella “camminata dò cala lu sole” dove si gioca allo “Jocu de li vivi e li morti”, una sorta di primordiale bowling dei poveri. Si dispongono dei mattoni in piedi ad una certa distanza come fossero birilli. Uno alla volta si prova a colpirli con un sasso, se si rompe il mattone il gioco finisce… Oppure con i rocchetti in legno per il filo con cui si cuce il cappello di paglia, si potranno costruire macchinine da corsa.

Sempre per i più piccoli ci saranno dei laboratori guidati di decorazione pittorica del cappello e creatività con la paglia.

 

All’interno della festa due mostre curiose:

La mostra intitolata “Il Cappellaio Pazzo” in cui saranno esposti pezzi unici contemporanei realizzati appositamente dai maestri cappellai di Montappone, e la mostra di fotografie, cappelli ed attrezzi d’epoca. Alcuni dei pezzi presenti alla mostra provengono dal Museo del Cappello di Montappone, dove è custodito l’ultimo cappello di Federico Fellini, donato al Museo dalla sorella del regista.

 

La cucina di un tempo:

L’ideale è arrivare alla festa un po’ prima del tramonto. Dopo essersi lasciati cullare da immagini insolite ed aver girovagato per il paese vecchio è il momento di concedersi una pausa culinaria.

Non si potrà resistere allora al profumo del vino cotto (che non si deve confondere con il vin brulè, anche perché il vino cotto si serve freddo. Il “vì cotto” viene bollito per quasi una giornata intera in marmitte di rame e poi viene messo dentro delle botti di legno che contengono il vino degli anni precedenti. Le botti sono rimboccate dunque con il vino nuovo ma dentro hanno un fondo fatto dai vini delle passate stagioni. Così il vino nuovo si mescola al vecchio (madre?). Alcune botti hanno anche cent’anni e se per sbaglio o ingordigia venissero svuotate completamente il loro valore si perderebbe. Durante la festa si potrà vedere come funziona la preparazione del vino cotto. Oltre al vino cotto ci si potrà ristorare con dell’ottimo “vì bianco”, “vì ruscio”) ed a quello de “li caciù co’ la fava”, una sorta di frappa piegata in due con dentro una pasta di fava e ad altre prelibatezze preparate per l’occasione spolverando la cucina di una volta come “lò pà pé na settimana”, pane cotto nel forno a legna che una volta fatto doveva durare una settimana. C’è la “fila tonna” (tonda), “sbilonga” (grande), “ciuca” (piccola). Oltre alla “pizza de’ nonna roscia e bianca a pézzi”.

 

Per cenare si potrà scegliere tra:

Lo magnà dé ‘naota” servito sulla “caminata della vella vista” dove si potrà assaggiare la “coratella d’agnéllu co’ l’oe”, i “vincisgrassi dé ‘naota”, i “tagliulì co’ la papera”, il “frecandò” di verdure, le prelibate “patate tonne (tonde) fritte”, i “pummidoro”.

“Lu voccò” al “campu de la merennetta”. Questo è un pasto più frugale e la particolarità è che si mangia per terra sulle tovaglie, dove la vergara porterà il cesto con le vivande: “’do fette de pà co lo salato”: “co le saccicce sotto strutto”, quelle come si facevano in quegli anni. Lo strutto era il frigorifero di una volta e le salsicce sotto strutto sono state riscoperte per l’occasione. Imperdibili. Ma il pane si potrà accompagnare anche “co lu ciausculu”, “co la lonza”, “co lu prisuttu”, l’insalata di campo, e poi certo il “vì cotto” e il “ciambellottu”.

 

La vita di un tempo

Ricostruire la vita contadina di una volta per Montappone non è solo un momento di festa ma un modo per riappropriarsi del suo passato, recuperando “una parte di noi che credevamo persa nei meandri della frenetica industrializzazione”, recuperando una tradizione che si sta ovviamente e naturalmente spegnendo, la tradizione del tempo in cui, nelle sere d’inverno, uomini, donne e bambini stavano nel caldo delle stalle a capare ed intrecciare la paglia che poi veniva cucita e messa nella forma.

Si tratta di un’atmosfera che si è vissuta fino a tutti gli anni sessanta, quando ancora le cannucce da bar erano fatte con la parte più grossa della spiga del grano. E siccome in campagna non si butta niente con un’altra parte dello scarto ci si facevano le ventole per i camini. Tutte cose che si potranno rivivere alla festa, testimonianza dell’attaccamento dei “cappellai di Montappone” alle loro colline gialle di grano che riecheggiano ancora della vita contadina e felice di una volta.

Il tipo di cappello dipende dal tipo di paglia da treccia che si può coltivare. Nelle terre di Montappone si poteva fare un tipo di paglia più grossa, la “Iervecella”.

Oggi a Montappone c’è ancora chi coltiva quel tipo di paglia appositamente per la manifestazione e per alcune piccole produzioni artigianali.

“Il Cappello di Paglia” è una festa delle piccole cose dove si possono rivivere lavori ed attività che oggi non fa più nessuno, sentire antichi profumi, trovando magari la propria “madeleine proustiana” per ripercorre un tempo ormai lontano.

 

 

Informazioni per i visitatori:

Comune di Montappone (AP) . tel 0734.760426 ..

web: www.ilcappellodipaglia.it

 

 

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

 

SABATO 24 LUGLIO

 

Ore 16,00 Sala Convegni Hotel San Giorgio

Forum Internazionale de “le Città del Cappello di Paglia”:

IL CAPPELLO DI PAGLIA. TRADIZIONE PRODUZIONE INNOVAZIONE

 

Ore 19,30 Borgo Antico, Confraternita

Inaugurazione:

IL CAPPELLAIO PAZZO

Mostra di copricapo artistici, pezzi unici realizzati dai maestri cappellai di Montappone.

 

 

Ore 20,00 Borgo Antico, Chiesa S. Maria in Castello

Inaugurazione:

SALUTI DA MONTAPPONE

Mostra di cartoline d’epoca

 

Ore 20,30 Borgo Antico, Camminata de la vella vista

LO MAGNA’ DE ‘NAOTA

Cena tradizionale su prenotazione

Con piatti della cucina rurale e stornelli

 

Ore 23,00 Borgo Antico

TEATRO DI STRADA

Spettacolo de “La Compagnia dei Folli”

Con trampolisti, saltimbanchi e piccoli fuochi.

 

 

25 LUGLIO DOMENICA

 

Dalle ore 18,00 a notte fonda

IL CAPPELLO DI PAGLIA DAL COVONE AL CAPPELLO RAMMAGLIATO

L’antica tradizione della lavorazione della paglia di grano rivive per le vie del paese vecchio fra mestieri e giochi di campagna, musiche, balli, stornelli ad impronta, vino cotto, cucina di un tempo e la partecipazione di tutti.

 

Ore 23,00

SPETTACOLO PIROMUSICALE

Nel borgo antico fuochi d’artificio

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CAPPELLLO DI PAGLIA.

TRADIZIONE, PRODUZIONE, INNOVAZIONE.

CONVEGNO INTERNAZIONALE “LE CITTÀ DEL CAPPELLO DI PAGLIA”

MONTAPPONE (AP) sabato 24 luglio, ore 16.00

 

 

Intervengono:

 

Saluti: Ferruccio Vecchi

Sindaco di Montappone

Mauro Ferranti

Presidente Pro Loco Montappone

Luisa Andreozzi

Assessore alla Cultura Comune di Montappone

Enio Gibelieri

Presidente Camera di Commercio Ascoli Piceno

Alvaro Cesaroni

Presidente Unione Industriali Fermano

Natale Frega

Preside Facoltà di Agraria Università Politecnico delle Marche

Luigi Amedeo Antinori

Presidente della Sezione Nazionale del Cappello di Assindustria tessili vari

Paolo Andreozzi

Vice Presidente Consorzio “Cappeldoc”

Manuela Dizzoni

Assessore alla Cultura Comune di Carpi

Marino Lorenzino

Sindaco del Comune di Monghidoro

Maria Angela Cuman

Assessore alla Cultura Comune di Marostica

Carla Guiducci Bonanni
Assessore alla Cultura Comune di Signa
Dieter Kuhn

Direttore del Freiamter Strohmuseum di Wohlen - Svizzera

Peter Weber

Studioso del territorio di Lenzkirch - Austria

Thierry Fresquette

Rappresentante dei produttori di Cappelli di Caussade-Francia

Isabelle Castille De Lainez

Responsabile Dipartimento Accessori Moda de “El Cortes Inglés”

Fabio Pollice

Docente geografia economica Università Federico II - Napoli

Conclusione dei lavori: Gian Mario Spacca

Assessore all’Industria e Artigianato Regione Marche

 

Coordina:Terenzio Montesi Giornalista

 

 

Montappone

La favola straordinaria della tradizione del Cappello di Paglia

 

Un giorno, tanti secoli fa, si racconta in giro per la campagna, su queste colline viveva un re saggio che aveva una figlia bellissima. Quando la fanciulla giunse in età da matrimonio, la vide un giovane contadino che subito la chiese in sposa.

Il giovane non aveva che un po' di grano: non bastava per procurarsi la corona che il re voleva in regalo dal pretendente della figlia. "Maestà - disse il giovane - io voglio sposare tua figlia, ma non ho né oro né pietre preziose per la corona che chiedi. E poi io sono contadino, e se abbandono i campi per andare pel mondo a cercarle cosa troverò al mio ritorno se non spighe di grano beccate dagli uccelli?" Il re, a cui il contadino era simpatico, decise di aiutare il giovane, ma senza darglielo a vedere. “Affari tuoi - rispose sbrigativo - . Questo ho chiesto e questo voglio. Ricorda, ognuno è ricco per ciò che ha, non per ciò che gli bisogna". Il giovane uscì dal castello sconsolato. Imbruniva. Si diresse verso casa costeggiando un campo. Mentre il sole stava calando, raccolse tre spighe di grano e le sfarò con una mano per vedere se erano già pronte per diventare pane. La pula volò via con la brezza della sera e in quel momento, gli si avvicinarono tre picchi che in un baleno beccarono i chicchi liberati dalla pellicina. Levandosi subito i tre uccelli si diressero verso il tramonto, volando nell'aria uno sotto l'altro, da sinistra a destra e dall'alto al basso. Il giovane li guardò e solo allora comprese le parole del re: con i tre gambi che gli erano rimasti in mano fece una treccia. Durante la notte ne intrecciò molti altri, li cucì insieme e li arrotolò. La mattina seguente il giovane ritornò al castello. Con sé aveva una corona fatta da tante trecce di paglia legate tra loro, impreziosita tutt'intorno da un bordo piatto e molto sporgente per riparare dal sole e dalla pioggia il viso di chi la portava. Vedendola, il re sorrise soddisfatto e indossò proprio quella il giorno in cui la figlia si maritò con l'ingegnoso contadino. Al quale il vecchio e saggio sovrano fu felice di dare anche tutto il suo regno.

Da quel giorno, si racconta, tutti i cittadini di Montappone cominciarono a intrecciare la paglia sperando così di poter godere anche loro di una fortuna pari a quella del compaesano. si sa, le favole contengono sempre qualcosa di vero. In questa c'è che nel tempo a Montappone hanno cominciato a fabbricare cappelli di tutte le fattezze e di tutte le misure con molto ingegno e fantasia. Situato a pochi chilometri di distanza sia dal mare che dalla catena dei Monti Sibillini, Montappone è un piccolo centro dei colli fermani. In questa zona la coltivazione del grano è una risorsa importante. E siccome in campagna non si butta niente si è trovato un utilizzo perfino per il gambo mietuto dopo che è stato separato dalla spiga.

L'antica lavorazione artigiana del cappello di paglia si è trasformata negli anni in produzione su vasta scala e Montappone, sul finire dell'Ottocento, è stato il primo centro italiano a industrializzarne la fabbricazione

 

 

Mittente: Ufficio Stampa
Alessandro Piccinini
Agenzia: “La Festa eventi -  Comunicazione”

Tel e fax 071.7922244 

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