The origins of my passion- le origini della mia passione

08/mar/2010 21.05.12 emanuele rolfo Contatta l'autore

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“Questo weekend devo andare in montagna con i miei genitori” mi disse, “a Vernante; mi vieni a prendere tu domenica pomeriggio ? Prendi un casco in più per me, così ritorniamo insieme”.

“Ok, ok” dissi “ci vediamo domenica pomeriggio, quando sono li ti richiamo, ciao”.
           
            Vernante, Vernante,…avevo già sentito il nome di questo paese; mi sembra dopo Cuneo, per andare al mare, passando in Francia,….un “colle del Tenda” mi risuonava nella testa.
 
Presi l’enciclopedia, in un attimo trovai la cartina giusta, ed eccomi a programmare quella domenica pomeriggio, arrivata così  inaspettata , un’occasione così non potevo farmela scappare.
 
            E così fù: venne la domenica, pranzai velocemente, ancora non avevo finito, “Mangia ancora qualcosa” mi disse mia mamma, ma ero già sulla mia amata motocicletta “casco in testa, ben allacciato, luci accese anche di giorno, sempre “ come recitava Niko Cereghini, il Guido Meda di quei tempi. Il percorso, i paesi che dovevo passare li avevo riportati su un foglio tutto spiegazzato nella tasca dei pantaloni. Puntai le ruote in direzione sud- sud- ovest e via, la prima dentro e , sollevati i piedi , ero già in un’altra dimensione, in un altro mondo, come in un sogno.   
 
            Il mio primo “viaggio” , la mia prima esplorazione in solitaria, in terre sconosciute, su strade nuove. Naturalmente il secondo casco era rimasto a casa,…non potevo mica portarlo al braccio per più di 100 Km …!!!???
 
            Gli appunti che avevo preso, i paesi in cui passare, li sapevo a memoria e così fu mia mamma che tolse quel foglietto dalla tasca dei pantaloni per la prima volta quando li mise  in lavatrice. Passavano i Km, i paesi, curve e tornanti nuovi, e Lei, la mia fidata motocicletta, precisa come non mai, cambio impeccabile, repentina a scendere in piega, nei cambi di direzione; in un crescendo di emozioni, con il cuore in gola, mi portò a Vernante.
 
            “Facciamo solo due passi in centro, sono stanco, devo ancora fare tutta la strada del ritorno, sono più di 100 Km” dissi; e così mano nella mano, baci ed abbracci, una mezz’ora scarsa passò velocemente. Rimisi subito il casco , “ Ci sentiamo in settimana, ti chiamo io” dissi; “Vai piano, Ciao” lei. Saltai in sella e via. Ma le ruote di puntare a nord non ne volevano sapere; sud-sud-ovest era l’imperativo categorico.
 
            Ancora nuove curve, nuovi tornanti in mezzo a montagne sempre più alte, più maestose. Che spettacolo !!! avevo l’adrenalina a mille. Non sapevo cosa aspettarmi, colle del Tenda, colle del Tenda, questo sconosciuto. E dopo un “carnevale” di tornanti da cui uscii come fossi ubriaco, arrivai al Colle del Tenda. La bocca, grandissima, della galleria mi guardava minacciosa, con aria di sfida. Non so per quanto tempo rimasi lì, come inebetito, a guardarla; ero arrivato fin lì, con la mia motocicletta da 125 cc, su quel piazzale a 1321 metri di altitudine; nuove emozioni, indelebili stavano per essere scritte dentro di me. Quante moto, che via vai che c’era, Montezemolo, le Langhe, il Nava mi sembravano ricordi piccoli e lontani. Al mio curriculum su due ruote avevo aggiunto una nuova meta, e che meta.
 
            Di entrare nella galleria a vedere cosa c’era al di là non ebbi il coraggio. Già troppe emozioni per quel giorno, per me, da solo, al tempo diciassettenne, non arrivavo al metro e cinquanta. Troppo, troppo per quel pomeriggio di una domenica di mezza estate.
 
            “Ritornerò, e ti passerò”; voltai le spalle alla galleria e questa volta puntai le ruote a nord- nord-est, che le gomme non si erano raffreddate più di tanto.
 
            Qualcosa di nuovo sentivo dentro, qualcosa che mi sarebbe rimasto dentro per sempre e che avrebbe cambiato il mio modo di andare in moto, o almeno il mio approccio nell’affrontare un “giro in moto”, ogni “giro in moto” dà lì in poi.
 
            Oltre alla grande passione sportiva, quella fatta di coppia motore, cavalli, terminali, gomme morbide, pieghe,…ed ogni altro sortilegio tecnico, si affiancava quella turistica, esplorativa, conoscitiva. Da quel giorno ogni “giro in moto” non sarebbe stato più lo stesso, e così fu.
            Ancora oggi, sfogliare una cartina, far scorrere il mouse su google maps, è solo la partenza di future emozioni, di un’adrenalina che tra breve percorrerà tutto il mio essere e vi rimarrà sempre. Sportività si, ma a braccetto con turismo e sicurezza; rispetto per sé e per gli altri utenti della strada.
 
            Mete, strade, tornanti, panorami, paesaggi, nuove e quante, anno dopo anno, stagione dopo stagione, avrei passato, con l’emozione e l’entusiasmo di quel diciassettenne. Ed oggi è ancora come allora e lo sarà per sempre.
 
            Oggi, Montezemolo, colle del Tenda, colle del Nava, Piana Crixia, Turchino, Faiallo, Sassello, parco del Beigua, Parco del Pollupice, Calizzano, Melogno, Parco del Mercantour, Sospel, Col de Turinì, Colle della Maddalena, colle della Lombarda, Col de la Bonette, Le lac de Serre-Ponçon, Col de Vars, Motoraduno di primavera a Fossano, Madonnina di Centauri a Castellazzo Bormida…sono il passato e il passato va “ripassato”, sempre, ogni stagione, come a scuola; ma nel futuro c’è: Verdon, Passo dello Stelvio, Gran s Bernardo, le Cinque Terre, Mugello, Passo della Futa, il Muraglione,….  e tanto , tanto ancora.
 
            Buona stagione 2010 a tutti sulle vostre amate due ruote.
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