La percezione del tempo influenzata dal bisogno di vacanza

27/ott/2010 19.44.56 Sara Borsari Contatta l'autore

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La percezione del tempo è stata da sempre per l’uomo oggetto di riflessioni scientifiche e filosofiche. Ognuno di noi ha vissuto nel corso della propria vita delle circostanze piacevoli, durante le quali il tempo è volato, oppure ha collezionato attese talmente impazienti da sembrare, appunto, eterne e ferme nel tempo. E non è il caso di scomodare il “tutto scorre” di Eraclito o i paradossi di Zenone, la relatività del tempo oggettivo di Einstein e la contrapposta durata, non misurabile, del tempo soggettivo e umano di Bergson. Basta semplicemente riflettere sul tempo (il poco) già trascorso dalla fine dell’estate e sulla percezione (il molto) che si ha di esso, soprattutto quando si è stanchi e fiacchi al termine di una oggettivamente lunga giornata di lavoro.

Tutto porta ad auspicare un periodo quanto più lungo di riposo, magari in un posto dove il tempo si ferma e la frenesia quotidiana è bandita. In Trentino, ad esempio: godendosi le vacanze a Lardaro con escursioni a piedi o in mountain bike, fermandosi ad osservare il paesaggio che si apre davanti alla vallata o a studiare la chiesetta dedicata alla decollazione di San Michele Arcangelo. O magari optando per delle vacanze a Denno in Val di Non, un piccolo comune pianeggiante ed assolato dove ci si può dedicare alle passeggiate tra i vicoli o nel verde. Unico a ricordare il tempo che passa: il campanile del centro cittadino. Al resto pensa un buon libro di Bergson.

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