L'ACETO DI VINO NELLA TRADIZIONE ROMAGNOLA. Se ne parla a Bagnacavallo, a Casa Conti Guidi, in compagnia di Graziano Pozzetto

09/feb/2006 08.46.16 Pierluigi Papi Contatta l'autore

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L’ACETO DI VINO NELLA TRADIZIONE ROMAGNOLA

Se ne parla a Bagnacavallo, a Casa Conti Guidi, in compagnia di Graziano Pozzetto

 

Si fanno spesso incontri sul vino. Molto più rari sono invece gli appuntamenti nei quali si parla di aceto. Almeno in Romagna dove non esiste una vera e propria cultura ad esso legata, come invece accade nel modenese con il balsamico. Questo perché l’aceto veniva normalmente considerato vino “andato a male”. Per ridare “dignità” a questo prodotto, dai mille utilizzi, a Casa Conti Guidi di Bagnacavallo (Via Boncellino, 113) è stato invitato il noto gastronomo Graziano Pozzetto che nella serata di martedì 21febbraio, ore 20,45, parlerà de “L’aceto di vino nella tradizione romagnola”.

 

Nelle case romagnole, contadine in primis, l’aceto si è sempre  preparato in genere usando vini bianchi di poca struttura (ideale e vocatissimo il trebbiano) ed altri vini “degenerati” in acetificazione, un’evoluzione irreversibile. In una capiente damigiana, in altre realtà in piccole botti, nei decenni si conservava l’aceto, con la sua caratterizzante “madre”, una colonia di batteri protagonista dell’acetificazione: bastava aggiungere periodicamente altro vino dopo il relativo e proporzionato prelievo di aceto già maturo.

 

Nella tradizione romagnola l’aceto di vino è stato utilizzato per lessare e conservare le verdure, per caratterizzare brodetti e zuppe di pesce, di rane e di anguille, per conservare cipolle e scalogno, per marinare verdure da abbinare al bollito di carne, per il lavaggio di lepri e conigli prima di prepararli alla cottura, per marinare pesce fritto o grigliato (sarde, sardoncini, acciughe, anguille, acquadelle), per insaporire insalate di mare e di verdure, oltre che nelle preparazioni delle verdure in agrodolce (cipolline, peperoni, ecc.).

E dal momento che nelle case contadine non si buttava via niente, l’aceto veniva anche bevuto: miscelato con acqua fresca ne veniva ricavata una dissetante bibita per il periodo estivo, mentre il vino “buono” era riservato solo per le grandi occasioni, almeno fino agli anni ’50 del secolo scorso.

 

L’ingresso alle serate è libero. Per informazioni: tel. 0545 63094.

 

 

 

 

Ufficio stampa: Pierluigi Papi tel. 338 3648766  ppapi@racine.ra.it

 

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