MERCATO DEL TURISMO: La nuova sfida per gli hotel italiani: aprirsi ai BRICS con nuove offerte e modelli organizzativi

27/giu/2012 16.04.50 Areté Comunicazione Contatta l'autore

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L'analisi di Stefano Picarelli, direttore dell'Hotel Concorde, struttura del gruppo Antares Hotels Milano che ospita annualmente 45.000 viaggiatori stranieri.

www.antareshotels.com

 

 

La ripresa economica è ciò di cui l'Italia ha bisogno e, considerando il calo dei consumi nel nostro Paese, l'imperativo è esportare. Anche nel turismo, in quanto il 'mercato Italia su Italia' è fortemente in crisi. È quanto sostiene Stefano Picarelli, direttore dell'Hotel Concorde, gruppo Antares Hotels L'ospitalità a Milano, che ospita 45.000 clienti stranieri all'anno, di cui il 15% di nazionalità russa. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i BRICS, sono i Paesi dall'economia in forte espansione che produce nuovi ricchi e una middle class emergente: il mercato a cui le aziende italiane puntano. Lo stesso obiettivo ha anche il turismo alberghiero.

Esportare, per un albergo, vuol dire cercare clienti nei Paesi emergenti, gli ormai famosi BRICS, a cui aggiungerei la Turchia – dice Picarelli, milanese di 45 anni, da un decennio alla direzione dell'Hotel Concorde, che gestisce un flusso sempre crescente di clienti extraeuropei attratti a Milano da business, moda, lusso ed eventi –. Chiaramente non si esporta l’albergo, ma si aprono disponibilità su quei canali di distribuzione che meglio gestiscono l’outgoing da quei Paesi. Fino a qui niente di diverso rispetto agli altri settori dell'economia, ma con la differenza che, per chi esporta cucine, ad esempio, i BRICS rappresentano un bacino di compratori ricchi, per il turismo invece sono ancora Paesi che stanno uscendo dalla povertà. Tuttavia, hanno nuove classi dirigenti che vengono in Italia per lavoro e poi desiderano tornarci, magari con la famiglia, per piacere. Per trasformare un turismo di business in turismo leisure è necessario agganciare i nuovi clienti con prezzi adeguati. L’Italia, per certi segmenti, era tra le destinazioni più care, e ora, se non ci sono clienti sulle piazze tradizionali causa crisi, bisogna applicare politiche di costi tali che altri segmenti di domanda o addirittura altri mercati, magari fino a ieri snobbati, entrino nella competizione e trovino interessante la nostra destinazione. Le nazioni emergenti, crescendo nelle loro rispettive economie, sono di anno in anno sempre più attratte dal nostro Paese, ma hanno appunto una forte sensibilità al prezzo, che per i cinesi, ad esempio, e caso estremo, li porta a fermarsi al momento nell’hinterland milanese, anche se sono pronti ad avvicinarsi al centro man mano che l’offerta diventa per loro appetibile”.

Nuovi turisti, nuove esigenze da soddisfare: "I nuovi viaggiatori portano usi e costumi diversi tra loro e da quelli italiani, non parlano inglese e, per esempio, sono abituati a essere serviti senza riserve: occorre essere flessibili e fare del 'problem solving' la regola di base. Insomma tutto il modello organizzativo della struttura deve cambiare". Conclude Picarelli: "La conseguenza è che, a fronte di un maggior lavoro e quindi di costi di gestione maggiori, vi è un inferiore introito. Ma è questo il nuovo che avanza!".


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