Catajo, fantasmi e delizie

06/giu/2017 18:57:35 IP Report Contatta l'autore

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Alcuni luoghi hanno un’anima. Uno spirito plasmato da persone che non si sono limitate ad attraversarli, ma che anzi hanno lasciato una traccia. Vale anche per il Castello del Catajo, elegante maniero cinquecentesco che si staglia imperioso ai piedi del Montenuovo, nel verde del Colli Euganei. La Gambrina, per esempio. Cortigiana al servizio degli Obizzi, benché «vecchia, sorda, stralunata e zoppa», doveva saperci fare parecchio, perché «si trastullò in amor finché fu viva», tanto che le dedicarono un busto in altorilievo (tuttora visibile) con epitaffio. E poi, come ogni castello che si rispetti, il Catajo ha il suo bel fantasma: Lucrezia Dondi Dall’Orologio, moglie di Pio Enea II Degli Obizzi, assassinata a Padova nel 1654. La pietra insanguinata su cui cadde fu traslata al castello, e subito la donna apparve al figlio dicendo: «Sono venuta qui perché è un luogo di pace». Ogni tanto, si dice, torna a farsi viva. Ma chi erano questi Obizzi? Una rude stirpe guerriera, capitani di ventura giunti dalla Borgogna nel 1007. Agli Obizzi piaceva stupire. Erano dominati da un certo spirito auto-encomiastico. Pertanto, le stanze del Castel Vecchio (la costruzione originaria) furono arricchite da un formidabile ciclo di affreschi di Gian Battista Zelotti (discepolo del Veronese) che celebrano le gesta della famiglia e che da soli valgono il viaggio.

continua

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