Festività di Ognissanti e dei morti

01/nov/2007 18.00.00 turismonews.it Contatta l'autore

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Festività di Ognissanti e dei morti

Novembre inizia con due celebrazioni
importanti
, due momenti per
riflettere e ricordare. Il primo del mese si festeggiano i Santi ed il 2 è
invece il momento di ricordare chi non c’è più, una giornata ricca di
significati religiosi, che si fondono con antichi riti e credenze
popolari.

Ricorrenze, eventi, piatti tipici e curiosità: da non perdere un viaggio
lungo la Penisola per conoscere il rito, il mito e le tradizioni di queste
due ricorrenze.

Un po’ di storia per partire preparati non guasta. Già la cristianità
primitiva era solita celebrare feste in onore dei Santi, come testimoniano
gli scritti di Tertulliano e di Gregorio di Nizza (223-395 d. C.), ma solo
le pagine scritte da Sant’ Ephraem (morto nel 373 d.C.) danno una sicura
testimonianza della "festa celebrata in onore dei martiri della terra" il
giorno 13 maggio. La festa giunse a Roma nel 609 d. C., quando papa
Bonifacio IV dedicò il Pantheon di Roma alla Vergine Maria ed a tutti i
martiri. Nel tentativo di far perdere significato ai riti legati alla
festa celtica di Samhain, nell’anno 835 Papa Gregorio Magno spostò la
festa di Ognissanti dal 13 maggio al primo novembre. La stretta
associazione con la commemorazione dei defunti, celebrata il giorno
successivo, fu istituita solo nel 998 d. C.: l’abate Odilone di Cluny
diede disposizioni per celebrare il rito dei defunti dopo il primo
novembre. In memoria dei cari scomparsi ci si mascherava da santi, da
angeli e diavoli e si accendevano falò. Fu Papa Sisto IV, nel 1474, che
rese obbligatoria la solennità in tutta la Chiesa d’Occidente.

I primi freddi hanno il profumo di caminetti accesi e fanno venir voglia
di assaggiare il Pan dei Santi da provare visitando le campagne senesi o,
accompagnati da Vin Santo e da memorie di tempi lontani, il Ciaccino, una
schiaccia arricchita ottenuta aggiungendo al tradizionale impasto del pane
toscano il sale, il pepe, l’olio, lo strutto, le noci tritate e l’uva
passa, prodotto a Civitella Marittima, in provincia di Grosseto. La
specialità viene venduta esclusivamente in paese, non è infatti reperibile
al di fuori della zona.

Nella tradizione popolare, le anime dei defunti tornano dall’aldilà ed i
dolci dei morti simboleggiano i doni che portano dal cielo e,
contemporaneamente, l’offerta di ristoro per il loro viaggio. Un modo per
esorcizzare la paura dell’ignoto e della morte. Nasce così la tradizione
culinaria della Festa dei Morti. In giro per l’Italia sono tanti i dolci
tradizionali che si preparano per la commemorazione dei defunti. I "seni
della Vergine" sono dolci tipici siciliani a forma di mammelle, ripieni di
zuccata al gelsomino, insieme alle "mani": un pane ad anello con un unico
braccio che unisce le due mani. "Le dita di Apostolo", dolci di pasta di
mandorle farciti con marmellata di cedro, ricordano la forma delle dita di
una mano e si preparano in Calabria. I "cavalli" sono grandi pani a forma
di cavallo che si cucinano in Val Passiria (Alto Adige).

In Umbria si producono tipici dolcetti devozionali a forma di fave, detti
"Stinchetti dei Morti", che si consumano da antichissimo tempo nella
ricorrenza dei defunti quasi a voler mitigare il sentimento di tristezza e
sostituire le carezze dei cari che furono. A Perugia si svolge ancora oggi
la Fiera dei Morti. Si tratta di una sorta di rituale che simboleggia i
cicli della vita di cui il ciclo stagionale - il passaggio dalla bella
stagione a quella invernale - è da sempre fattore di identità con la
propria terra e le sue consuetudini e che costituisce un importante
momento di aggregazione cittadina. Ci sono poi prodotti tipici di varie
regioni d’Italia, articoli provenienti da tutte le parti del mondo e pezzi
unici di artigianato. Passeggiando per le bancarelle, si può assistere
alle esibizioni di artisti di strada, giocolieri e spettacoli di
marionette.

In Sardegna ogni anno si ripete la tradizionale "Is panixeddas" (piccola
offerta). La mattina del 2 novembre i ragazzi si recano per le piazze a
chiedere l’offerta e ricevono in dono pane fatto in casa, fichi secchi,
fave, melagrane, mandorle, uva passa e dolci. La sera della vigilia si
accendono i lumini e si lascia la tavola apparecchiata e le credenze
aperte.

In Sicilia la ricorrenza è ancora molto sentita e viene vissuta come un
momento di legame e di contatto con i cari defunti. Il 2 novembre
nell’isola infatti, si fa una gran festa: scuole chiuse per almeno due
giorni, grandi luminarie, bancarelle stracolme di giocattoli che verranno
acquistati e nascosti in casa. Si racconta infatti, che nella notte tra
l’1 ed il 2 novembre i morti lascino le loro sepolture e, in gruppo o
anche da soli, girino per la città a rubare dolci, giocattoli, scarpe e
vestiti nuovi per portarli ai loro piccoli parenti che sono stati buoni
durante l’anno e che hanno pregato per loro. Li morti infatti, è
soprattutto la festa dei bambini che, sperando di ricevere i doni che
desiderano, pregano per propiziarsi i favori dei defunti recitando la
seguente preghiera: Animi santi, animi santi, Io sugnu unu e vuiautri síti
tanti: Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai Cosi di morti mittitimìnni
assai. Quando i fanciulli sono a dormire, i genitori preparano i
tradizionali "pupi di zuccaro" (bambole di zucchero o puppacena), con
castagne, cioccolatini e monetine e li nascondono. Al mattino i bimbi
iniziano la ricerca, perché durante la notte i morti "sono usciti dalle
tombe" per portare i regali.

In Abruzzo, oltre all’usanza di lasciare il desco apparecchiato, si
lasciano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante sono le anime care,
ed i bimbi si mandano a dormire con un cartoccio di fave dolci e confetti
come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti.

In Liguria la tradizione vuole che il giorno dei morti si preparino i
"bacilli" (fave secche) e i "balletti" (castagne bollite). Tanti anni fa,
il giorno della vigilia del giorno dedicato ai defunti i bambini si
recavano di casa in casa per ricevere il "ben dei morti" (fave, castagne e
fichi secchi), poi dicevano le preghiere ed i nonni raccontavano storie e
leggende paurose.

Ma perché le fave sono così ricorrenti? I morti erano venerati perché da
loro nasce la vita, come dai semi nasce il frutto. La gente presumeva che
nei semi delle fave nere si ritrovassero le lacrime dei trapassati.
Diversi gli antichi riti: uno, fatto per implorare la pace ai morti,
consisteva nel cospargere di questi legumi le tombe; l’altro, eseguito per
scaramanzia, era realizzato gettandosi le fave dietro alle spalle e
recitando le parole: "Con queste, redimo me ed i miei". Nonostante ciò, le
fave costituivano anche l’alimento più emblematico della ricorrenza. Nei
festini mortuari, per scopi propiziatori, venivano offerte ai poveri che
le mangiavano crude (perché cotte erano di pertinenza dei benestanti). In
epoca cristiana, nelle ricorrenze dei Santi e dei Morti, le fave
diventarono cibo di precetto nel 928 quando, Oddone abate di Cluny, ordinò
che ogni anno il 2 novembre si commemorassero i defunti con speciali
orazioni, e, affinché i monaci riuscissero a vegliare l’intera notte in
preghiera, l’abate concesse una razione speciale notturna di fave.

In Friuli e Trentino si lascia un lume o il focolare acceso, un secchio
d’acqua e un po’ di pane e le campane suonano per molte ore a chiamare le
anime che, si dice, si radunino intorno le case a spiare alle finestre.

Nel Veneto, per scongiurare la tristezza, nel giorno dei morti gli amanti
offrivano alle promesse spose un sacchetto contenente le fave in pasta
frolla colorata, i cosiddetti "ossi da morti".

A Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si consumasse il
pasto accanto alla tomba di un parente per tenergli compagnia. Altra
tradizione era una suggestiva cerimonia di suffragio al lume delle torce
per le anime che avevano trovato la morte nel Tevere.

In Valle d’Aosta ed in Piemonte le famiglie lasciano ancora imbandito il
desco e si recano a far visita al cimitero: si crede che dimenticare
questa abitudine significa provocare tra le anime un fragoroso tzarivàri
(baccano).

In alcune zone della Lombardia, ma anche in Campania, la notte tra l’1 e
il 2 novembre si suole ancora mettere in cucina un vaso di acqua fresca
perché i morti possano dissetarsi. Nelle campagne di Cremona ci si alza
presto la mattina e si rassettano subito i letti affinché le anime dei
cari possano trovarvi riposo. Si va poi per le case a raccogliere pane e
farina con cui si confezionano i dolci tipici (ossa dei morti).

A Salerno viene tradizionalmente
organizzato, presso il Cimitero, nel luogo dell’ultima dimora terrena dei
salernitani, dove il dolore si è trasformato in pace, un concerto di
musica sacra.

Nel ponte dei primi giorni di novembre sono molto diffuse fiere e mercati.
Una per tutti quella dei Santi di Civitella di Romagna, dedicata alla
promozione della produzione agricola, dove si svolge anche una mostra -
mercato del bovino, razza romagnola, e di suini, ovini e caprini, assieme
ad un grande mercato lungo le vie del paese.


Stefania Maffeo




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