Santa Teresa in Costa Rica

13/feb/2009 08.42.51 Ola Contatta l'autore

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Ho visto angoli della penisola di Nicoya in Costarica, in cui il tempo sembra essersi fermato. Vivendo per lungo tempo tra Santa Teresa e Mal Pais con una breve intensa scappata a San Josè e dintorni mi sono chiesta come poteva essere quel territorio ancora molto vergine solo 50 anni fa, quando dicono che non c’erano strade, ma solo sentieri percorribili a cavallo, niente elettricità e nessun turista. Immagino che quando ai discendenti dei Chorotega è stata data la possibilità di prendersi i monti impervi per bonificarli, la prima cosa che hanno fatto sia stata quella di aprirsi un varco tra le liane e piantare qualche albero da frutto, farsi una casetta di legno e gustarsi gli impedibili tramonti alle sei della sera. Nulla più.
Oggi è la stessa cosa. Non è cambiato molto a parte il turismo sfrenato che per un po’ li ha disorientati.
I "Ticos" però hanno fatto in fretta a capire che bisognava mettere i pali della luce, la linea telefonica con vari punti internet e anche costruire una parvenza di strada pubblica sterrata, numerose cabinas o lodge con un massimo di due piani, rigorosamente celate fra gli alberi, ma nessuna altra comodità, cheloro peraltro non esigono.
L’acqua pubblica ce l’hai e non ce l’hai, l’energia elettrica a volte manca per un giorno intero, spesso le fogne sono incanalate ai lati della strada ma trovi numerosi localini sulla spiaggia tipo la Lora Amarilla dove puoi ascoltare il reggae, mangiare in compagnia di ragazzi delle più svariate località del mondo, bere un Cuba libre col flor de caña, accendere un fuoco per farti la parilla o prenotare una lezione di surf. Tutto all’insegna della semplicità ed in barba alle regole sulla sicurezza, sull’igiene e sull’ inquinamento acustico. I ticos affittano quad che loro chiamano cuadra o biciclette dell’antidiluviane. Improvvisano bar davanti le loro case , chiamati “soda”, dove trovi la pizza o il casado ma più ancora il gallo pinto, piatto nazionale che dopo un mese ti esce dai pori e dalle orecchie, arrostiscono pezzi di pollo o salsiccia e, mentre torni alla tua cabinas dopo una giornata in spiaggia, lo compri e lo consumi strada facendo.
Santa Teresa è come se fosse un grande campeggio o villaggio turistico. In banca ci si va in costume, in chiesa pure. Ci si parla da una casetta all’altra e la vita di tutti è alla portata di tutti. Ognuno sa cosa sta facendo qualcun altro, anche perché cucinano e si lavano i denti all’aperto, sotto il patio, e quando passi ti salutano col dentifricio spalmato sulle gengive.
Mucho gusto!
Le attività commerciali di Santa Teresa sono in mano agli stranieri eccetto i tre supermercati e le due “ferretterie”, la banca e qualche chiosco di artigianato. I lodges, i ristorantini e le “cabinas” più attrezzate sono gestiti da italiani, tipo il Griss www.costaricagriss.com/ita/index.htm o il Gumbo Limbo villas  www.hotel-gumbolimbo.comyr.com che sono stati costruiti  nel rispetto dell'ambiente e degli usi locali. Statunitensi e argentini si sono adattati  ma non gli  israeliani, che hanno comprato quasi tutto deforestando più degli altri per costruire imponenti alberghi  con tanto di ascensore, che mal si abbinano con la natura circostante.
Però dei tre punti Internet il più efficiente è il loro, anche se dotato di computer con le  tastiere in lingua araba che per capire dov’è un accento, ci metti un giorno a scrivere una mail.
I colori del Costarica sono magnifici e intensi, così anche i profumi dolciastri delle piante da fiore.
L’amapola, la guaria morada, l’ibisco ed il fiore viola del banano ti inseguono nelle loro cangianti tonalità che non hai mai visto se non nei libri di botanica. Sono profumi inebrianti che non associ a nulla di quello che conosci se non quando inaspettatamente ti imbatti nel basilico a foglia larga e ti chiedi come sia possibile che una pianta mediterranea cresca ai tropici, allora ti avvicini stupito e come San Tommaso vuoi vedere per credere, così il profumo ti catapulta indietro, a casa tua, perché con un po’ di fantasia puoi fare il pesto anche in Costarica.
Il mercato organico del sabato pomeriggio è un trionfo di ortaggi e musica. Sì, musica.
In un prato largo quanto un terreno da gioco per il football a ridosso del mare, tra palme e sabbia, al sabato si radunano gli ex hippies degli anni settanta, che ormai hanno i capelli bianchi, la pelle incartapecorita e strimpellano ancora le musiche dei Beatles. Tra una canzone e l’altra vendono le verdure biologiche che coltivano su terreni verso Cobano; hanno anche il pane ed i formaggi di loro produzione. Il capo è un ingegnere sui settanta anni, coi capelli lunghi fino alla vita, due occhi azzurri come il mare cui porge le spalle, ed un passato di tutto rispetto: ha il brevetto per una componente dei pannelli solari ma della tecnologia ormai non se ne fa niente e vive in una comunità, allegro e felice con la sua famiglia.
Da lui puoi trovare di tutto, persino gli aromi italiani come il rosmarino, la salvia, la maggiorana ed il basilico, appunto.
Banani e palme da cocco crescono spontanei come l’erba gramigna, così come l’albero di mango, la papaia, il palo borracho, (palo ubriaco) o il guayabo che dà frutti simili ad una noce.
I primi giorni sei quasi intimorito e non sai se tutti quei frutti appesi, qualcheduno addirittura grosso e tondo come una palla da bowling, alcuni arancio vivo, altri verde in tutte le tonalità, alcuni bicolore, fatti a pera, mela, ovali o bislunghi siano commestibili o meno. Li assaggi e scopri che qualcuno assomiglia al sapore di cipolla e uva insieme, o di prugna mischiata alla ciliegia. Li compri tutti nelle bancarelle dove l’arcobaleno è rappresentato in tutta la sua magnificenza.
Qualcuno però ti avvisa di non sottostare sotto l’albero di hippomane mancinella, perché tossico, e non si consiglia neppure di rinfrescarsi sotto la sua chioma, e di non fare il barbecue col legno di pochote, molto spinoso, che assomiglia alla schiena di uno stegosauro primordiale. Li guardi, sono troppo belli, e allora ti domandi come sia possibile che ciò che è bello possa nuocere alla salute.
 Ti limiti così a toccare solo quello che conosci: il cocco.
Lo trovi sulla spiaggia sparso tra i rami secchi portati dalla marea o appeso sull’albero ancora verde, lo trovi maturo e pronto da spaccare o addirittura germogliato nell’acqua salmastra, alla foce dei torrenti che si gettano nell’oceano. Basta un machete e via. Sembra di essere all’”Isola dei famosi” e potresti camminare anche nudo che tanto nessuno ti vede.
Santa Teresa è il paese dei cani.
Ma anche dei polli e dei cavalli.
Tutti rigorosamente liberi di correre, galoppare o svolazzare dove ne hanno voglia, che non ti infastidiscono e che ritornano a casa all’imbrunire. Insieme ai padroni.
I Ticos. Che bella gente! Ti salutano anche se non li conosci, ti danno pacche sulle spalle e intavolano discorsi che non sempre comprendi, ti offrono passaggi sul loro camioncino scabercio, chiamato “carro”o sul quadra dove ci sono già altre quattro persone che ti hanno preceduto, ti dice dove vuoi andare e ti suggerisce che per 1000 colones (due dollari, circa 1 euro e mezzo ) è disposto anche ad aspettarti per riportanti indietro. Una specie di taxista improvvisato e abusivo tra i regolari taxi rossi con cui non puoi fare a meno di spostarti.
Eh sì, perché nella penisola di Nicoya c’è solo un mezzo (eccetto il charter di Tambor) cioè il bus che ti porta da Paquera a Puntarenas, solo due volte al giorno, magari non sempre, dipende dalla disponibilità dell’autista e sempre se suo figlio sta bene, se deve portare la moglie in chiesa o se ha fatto tardi la notte precedente.
Consigliato caldamente di telefonargli per garantirsi la corsa, così come è necessario imparare subito che in Costarica esiste l’hora (ufficiale) e la horita ( all’incirca ), sennò rischi di non arrivare in tempo all’aeroporto.
La Pura Vida accompagna il costarichense come noi siamo accompagnati dallo scandire dei minuti, dagli appuntamenti, dal traffico o dalle tasse da pagare, che non sanno neppure cosa sono.
Pochi servizi? niente tasse e va là che va bene!-
Il tico discendente dai Chorotega a faccia larga, o quello che proviene dagli Inca a faccia bislunga e col naso adunco, ha imparato però ad assaporare i piaceri della tecnologia.
E’ un individuo che fa parte della foresta alla stregua degli animali che la popolano. Vive alla giornata, veste con poco e niente, non porta abiti firmati, gioielli e ai piedi indossa solo ciabatte in ogni occasione. Edifica la sua casa in poco più di quindici giorni, non guarda la posizione rispetto al sole, alla vista, alla comodità. Non scava fondamenta, non cerca mobili pregiati, stende i panni sui rami degli alberi e sugli steccati, usa attrezzi sorpassati, mette piastrelle bicolori, lavandini usati, accomuna sedie di plastica a quelle di legno. Però ha la tv satellitare, la jacuzzi nel bagno, la moquette in ogni stanza, il cellulare in mano e il fuoristrada davanti alla porta.
E ride sempre, sia che diluvi o che abbia perso l’unico bus della giornata, sia che trovi la banca chiusa perché l’impiegato la sera prima si è ubriacato, o che non abbia potuto fare benzina perché l’autobotte non è potuta arrivare.
Ti invita a bere una batida a casa sua per mostrarti che la baracchetta di legno col tetto in lamiera è un lontano ricordo.
Adesso ha una baracca grande!
Il tetto è sempre in lamiera ma lo dipinge di rosso, blu, e viola, abbinando i muri esterni con tinte ancora più sgargianti: giallo, arancio, verde mela, rosso corallo o lillà.
Come i colorati fiori del suo giardino o delle sue amache di tela stese sotto il patio.
Il governo, peraltro democratico e stabile e votato alla pace da oltre vent’anni, ha impegnato le sue risorse nella costituzione dei parchi naturali biologici. Nella penisola di Nicoya c’è la Riserva Assoluta di Cabo Blanco,  davvero una perla nel pacifico. Ben organizzata e pulita è meta di scienziati di tutto il mondo che studiano la biodiversità.
 Quello che il governo costaricano ha fatto di buono è la costituzione dei vari parchi biologici. Ad un prezzo irrisorio entri nella foresta secca o nella claud forest e la rain forest. Ti porti il machete e la torcia, non si sa mai che ti prenda il buio, poi cammini per chilometri tra radici grandi come il tuo corpo, liane che pendono come gomene di navi, foglie che sembrano ombrelli, incontri scimmie urlatrici, scimmie cappuccine, tucani e pappagalli, farfalle e picchi rossi, ti scontri con un armadillo, ti attraversa il passo il pizote (Nasua narica), il saino (una specie di cinghiale), il tapiro, e mentre cammini devi anche guadare i corsi d’acqua stando attento a non incontrare i serpenti, che però non incontri mai. Poi, quando già ti vedi a dormire nella foresta perché sembra che tu non possa più uscire dal folto degli alberi, senti il rumore del mare e arrivi su una spiaggia bianca, accessibile solo dopo aver percorso la montagna, e ti bagni nelle acque calde e celestine di un mare tranquillo, insieme ai pellicani che pescano a tre centimetri da te.
A Santa Teresa puoi fare tutto perchè esiste la tolleranza, e non è cosa da poco. Così se vuoi scorazzare col quad sulla spiaggia oppure col cavallo, nessun surfista si lamenterà. Se vuoi accendere un fuoco mentre c'è una gara di surf, ti sorrideranno lo stesso.
Sarà per questo che Santa Teresa è diventata la destinazione finale per il "buen retiro" di molti americani?
E che molti italiani ci stanno pensando?
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