Escursioni in Trentino, a caccia di leggende

È un piccolo bacino molto amato per la policromia delle sue acque, tanto che in lingua ladina è chiamato Lec de Ergobando o Arcoboàn, vale a dire Lago dell'arcobaleno.

Persone Langwerda
Luoghi Dolomiti, Trentino Alto Adige, Alto Adige, Vigo, Vigo di Fassa, Passo Costalunga, Val di Fassa, Catinaccio, provincia di Bolzano, Lago di Carezza
Argomenti idrografia, occultismo, oreficeria, meteorologia

27/nov/2011 12.48.04 Sara Borsari Contatta l'autore

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Comprensorio sciistico Val di Fassa, nord est del Trentino. A poco meno di 10 Km da Vigo di Fassa si trova il Passo di Costalunga, 1.753 m s.l.m., incastonato fra i gruppi dolomitici del Catinaccio e del Latemar. In realtà la sua posizione è di confine tra il Trentino e l'Alto Adige, sebbene da un punto di vista amministrativo sia regolamentato dal comune di Vigo. Oltre alle celebri piste da sci Passo Costalunga, il valico è un classico punto di partenza per escursioni e gite in bicicletta verso i tracciati e i rifugi delle catene circostanti. Tuttavia vale la pena scendere anche a valle, in direzione Lago di Carezza.

Non è un caso se il nome originale del Passo Costalunga è “Carezza”, a sua volta debitore della denominazione tedesca Kar, “scodella”. La forma del valico è esattamente concava, verde di prati e di morbidi pendii. Più giù, a 1.539 m s.l.m., si trova il Lago di Carezza, facente parte del comune di Novi Levante, in provincia di Bolzano. È un piccolo bacino molto amato per la policromia delle sue acque, tanto che in lingua ladina è chiamato Lec de Ergobando o Arcoboàn, vale a dire Lago dell'arcobaleno. Secondo un'antica leggenda, un tempo il Lago di Carezza era abitato da una sirena. Un giorno lo stregone di Masarè, sentendola cantare, se ne innamorò e per conquistarla chiese consiglio alla strega Langwerda.

La maga gli suggerì di camuffarsi da gioielliere ambulante, di creare un arcobaleno fra il massiccio del Catinaccio e il Latemar e infine di andare al Lago per attirare l'attenzione della sirena: i colori del cielo e il luccichio delle gemme e dei brillanti l'avrebbero certamente incantata. Lo stregone seguì scrupolosamente le indicazioni della negromante, scordandosi però di mascherarsi. Così, quando andò al Lago, trovò la sirena affascinata dall'arcobaleno sfolgorante fra le cime ma, impaurita alla vista del mago, scomparì negli abissi. Nessuno la rivide mai più. Lo stregone, distrutto dall'amore perduto, gettò l'arcobaleno e i gioielli nel lago, che da allora si tinge ogni giorno dei colori dell'iride e di quelle pietre preziose oramai leggendarie.

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