Alla guida del Media Lab del MIT a Cambridge un "tech executive"

Alla guida del Media Lab del MIT a Cambridge un "tech executive"

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10/mar/2006 03.53.17 Ufficio del Turismo Boston & Massachusetts Contatta l'autore

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Alla guida del Media Lab del MIT a Cambridge un “tech executive”

 

Frank Moss è il nuovo direttore del mitico Media Laboratory del Massachusetts Institute of Technology. L’istituzione, che contribuì grandemente alla diffusione della rivoluzione digitale negli anni ’90, sta cercando di ampliare la sua base di sponsor aziendali e di riconvertire la ricerca high-tech nei campi specifici della terza età, della sanità e dell’educazione. Moss ha diretto aziende di software, computer e scienze per circa venticinque anni di carriera nel business. Oggi ne ha 56 e succede a Nicholas Negroponte, una vera luce nel movimento di convergenza tecnologica, che ha portato a termine il proprio compito al MIT nel settembre del 2000, al fine di dedicarsi completamente ad un gruppo non-profit One Laptop per Child che lavora per distribuire computer nel mondo sottosviluppato. Nei sei anni di interregno, direttore ad interim è stato Walter Bender, anche lui ora impegnato come direttore sviluppo software per la One Laptop per Child.

 

Nella sua prima settimana d’impiego al MIT Moss ha già incontrato 30 direttori di facoltà e scienziati senior, oltre a circa 300 ricercatori laureandi. In un colloquio ha affermato di voler concentrare maggiori risorse nei campi che avranno maggior impatto sulla società nell’arco dei prossimi dieci anni. Desidera moltiplicare il numero degli sponsor, completare la raccolta fondi per costruire un nuovo media Lab, creare nuovi legami con altri laboratori del MIT ed aumentare gli sforzi per spingere la ricerca del Media Lab in direzione del mercato.

 

E’ un vero e proprio business che deve interessare le aziende sponsor: è un’armonia tra la libertà della sperimentazione accademica e la necessità di ottenere sponsorizzazioni da aziende che vogliono vedere tradotta la ricerca in risultati commercializzabili. Ci sono buon possibilità che il media lab  si spinga oltre a quanto già intrapreso nel passato e decida di costruire dei prototipi in stretta collaborazione con le aziende sponsor.

 

Il Media Lab aprì nel 1985 ed ha pionieristicamente diretto la ricerca specialistica nell’elettronica, nel wereable computing, nei video digitali ed olografici, nei sensori di campi elettronici e nei network wireless. Nel corso degli anni ’90 erano molte le aziende internazionali che supportavano  finanziariamente la ricerca al media lab ed inviavano loro rappresentanti nella famosa Kendall Square di Cambridge, la sede del laboratorio mediatico. Era un’epoca in cui la formazione era estremamente interdisciplinare ed un gruppo di gente improbabile lavorava lungo il labile confine tra scienza e tecnologia. Quando gli si chiedeva quale fosse il maggior successo o il più grande risultato raggiunto al lab, Negroponte rispondeva tipicamente “Its existence”, poiché il laboratorio era stato creato con l’idea che l’invenzione, la creazione e la sperimentazione di nuovi media potesse contribuire al progresso  tecnologico e favorire l’espressione artistica.

 

Ma dopo l’esplosione della bolla speculativa informatica all’inizio del nuovo millennio, le società hanno cominciato a ritirare i loro fondi ed ora sono riluttanti a finanziare la ricerca accademica, preferendo investire negli emergenti centri high-tech della Cina e dell’India. Le aziende sono sotto pressione e tentano di esercitare un maggior controllo sui propri investimenti per la ricerca. La  vera sfida sarà quella di mantenere elevato l’interesse dei ricercatori in un mondo dove ci saranno sempre meno spazi per la scienza pura.

 

Moss, con la sua impostazione più orientata in direzione del mercato, può essere l’uomo giusto per guidare il Media Lab nel prossimo decennio. Nelle sue prime dichiarazioni, il nuovo direttore ha affermato di volere puntare particolarmente nella ricerca sul wearable computing, mentre non sembra avere intenzione di proseguire sulla strada intrapresa nel passato di espandere il Media Lab all’estero. Le strutture di Bangalore e Dublino, entrambe chiuse, per discrepanze sugli scopi con il Governo Indiano nel primo caso e per la sospensione dei finanziamenti del Governo Irlandese nel secondo, non saranno riattivate. Il Media Lab dovrebbe, invece, sfruttare la sua collocazione all’interno del MIT ed interagire maggiormente con gli altri laboratori dell’università, tramite la collaborazione, l’integrazione e la realizzazione di progetti sinergici.

 

Uff. Del Turismo Boston & Massachusetts

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