Turismoincilento.it - Riforma BCC: ecco cosa cambia. Tutti gli aggiornamenti da BCC Comuni Cilentani

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Luoghi Roma
Organizzazioni Federcasse Il Comitato, Gruppo Bancario Cooperativo, Consiglio dei Ministri, Banca d'Italia
Argomenti politica, banca, economia, diritto

16/feb/2016 10.23.02 Turismoincilento.it Contatta l'autore

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Riforma BCC: ecco cosa cambia. Tutti gli aggiornamenti da BCC Comuni Cilentani

Riconoscimento dell’impianto generale della auto-riforma. Il decreto legge con il quale il Consiglio dei Ministri ha avviato, nella tarda serata del 10 febbraio, il percorso di riforma del Credito Cooperativo, in via generale ha accolto l’impianto della proposta di autoriforma presentata alle Autorità, sin dalla scorsa estate, dal Credito Cooperativo italiano. Particolare rilievo, nel decreto legge governativo, hanno �“ in tal senso – il mantenimento del principio di autonomia e di mutualità delle singole BCC; la previsione della costituzione di un Gruppo Bancario Cooperativo con una dotazione patrimoniale di almeno 1 miliardo; la definizione di “patti di coesione” atti a regolare, secondo un principio di meritevolezza, il rapporto tra BCC e Gruppo Bancario Cooperativo. Significative perplessità Preoccupazioni vengono espresse riguardo alla possibilità contenuta nel decreto di consentire, alle BCC oltre una certa soglia patrimoniale, la cessione dell’attività bancaria ad una Spa con un affrancamento del 20% delle riserve indivisibili. Una previsione che va nel senso contrario rispetto a quello ufficialmente perseguito, in quanto favorisce la frammentazione bancaria e finisce con lo scoraggiare il fare banca con finalità mutualistiche, indebolendo di fatto la “coerenza cooperativa” dell’intero sistema. Oggi l’ordinamento cooperativo, difeso nei decenni da diversi attacchi politici, prevede che, nel caso di trasformazione di una cooperativa in Spa o altra forma societaria, le riserve indivisibili e intangibili – anche in ragione della specifica disciplina fiscale che ne regola l’accumulazione – debbano essere devolute a finalità di interesse pubblico nel rispetto dell’articolo 45 della Costituzione che “riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”(nello specifico ai fondi mutualistici per lo sviluppo della cooperazione). Cosa ha deliberato il Comitato Esecutivo di Federcasse Il Comitato Esecutivo di Federcasse, riunito l’11 febbraio Roma, ha confermato la validità dell’impianto di riforma costruito in collaborazione con le Autorità e condivide le forti perplessità su alcune parti del provvedimento. Ribadendo all’unanimità, la volontà di procedere verso la realizzazione di un unico Gruppo Bancario Cooperativo, il solo in grado di consentire alle banche di comunità di restare allo stesso tempo autonome ma competitive all’interno di quello che potrà diventare il terzo gruppo bancario del nostro Paese ed il primo per apporto di capitali interamente italiani. Sulla possibilità che alcune BCC non aderiscano al Gruppo Bancario Cooperativo. Perché si esprime contrarietà. La possibilità prevista dal Decreto contrasta con l’obiettivo generale che la riforma si proponeva, vale a dire ricercare la massima compattezza per rendere le BCC parte di un forte gruppo nazionale, nell’interesse di tutte le banche che vi partecipano. In secondo luogo per una questione di merito: le BCC in quanto banche cooperative, rispondono della legislazione che ne regola l’attività e che prevede che, come qualsiasi cooperativa in caso di scioglimento, debba devolvere il suo patrimonio ad uno dei fondi mutualistici per lo sviluppo della cooperazione. Perché quel patrimonio non è proprietà della BCC, ma di un “patto intergenerazionale”, accumulato non per fini speculativi ma per un vantaggio economico; inoltre le BCC destinano a patrimonio il 70 per cento degli utili netti annuali, secondo un regime di tassazione particolare. Appropriarsene per avviare una attività bancaria in forma speculativa, pagando solo una sorta di “ticket” all’erario, potrebbe anche configurare un non giustificabile vantaggio concorrenziale a danno delle altre banche del territorio sul quale opererebbero. Circa la libertà di impresa bancaria Se una BCC vuole trasformarsi in un’altra banca, in una banca con finalità speculative, �“ data la libertà di impresa tutelata dalla Costituzione �“ naturalmente può farlo. Ma dovrà farlo, come peraltro ha anche sottolineato di recente la Banca d’Italia (cfr. intervento C. Barbagallo Seminario Senato 15 ottobre 2015) �“ nel rispetto della legislazione che ne regola l’attività e che prevede, in caso di trasformazione o scioglimento di una cooperativa, la devoluzione del patrimonio secondo quanto prima sottolineato. Sul Gruppo Bancario Cooperativo L’intelaiatura della proposta di riforma che era stata proposta dal Credito Cooperativo, sin dal mese di giugno 2015 alle Autorità, configura un disegno organizzativo nuovo del quale si rivendica l’originalità e che non ha eguali in altre esperienze bancarie cooperative europee. Le BCC parteciperanno la capogruppo detenendone la maggioranza; a loro volta saranno da quest’ultima controllate sulla base di “patti di coesione” tarati sulla meritevolezza di ciascuna banca. Si prefigura, in altre parole, u

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