I GINECOLOGI: “TROPPE 70.000 ISTERECTOMIE L’ANNO IN ITALIA”. IN 6 CASI SU 10 LA SPIRALE MEDICATA PUÒ SALVARE UTERO E FERTILITÀ

10/mar/2010 12.11.44 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il 60% delle donne a cui oggi viene asportato l’utero potrebbe ottenere una più efficace soluzione terapeutica con un semplice dispositivo intrauterino, Mirena. E mantenere così la capacità riproduttiva. È il clamoroso risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “Acta Obstetricia et Gynaecologica” che ha coinvolto 228 donne. In Italia ogni anno vengono eseguite 70.000 isterectomie. “Sono troppe – spiega la dott.ssa Valeria Dubini, ginecologa all’Ospedale S. Giovanni di Dio di Firenze e vicepresidente nazionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) – anche perché spesso praticate in modo improprio, soprattutto per risolvere patologie benigne come le mestruazioni abbondanti. La ricerca, pubblicata dalla prof.ssa Margit Dueholm del Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Università danese di Aarhus, ha evidenziato l’importanza di proporre alle donne colpite da questo disturbo un’alternativa valida ed efficace all’intervento chirurgico”. Mirena, il dispositivo intrauterino a rilascio di levonorgestrel, è già indicato dalle linee guida internazionali e della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) quale metodo di prima scelta per affrontare i flussi eccessivi. Ne soffre il 20% delle pazienti che si rivolge al ginecologo ma sono ancora la maggioranza quelle che lo considerano un fatto fisiologico e sopportano disagi talvolta pesanti. “Non possono uscire di casa, devono rinunciare a viaggiare, sono costrette ad indossare ingombranti assorbenti con una significativa compromissione della sfera relazionale - afferma il dott. Giampietro Gubbini, ginecologo responsabile del progetto Mestop (progetto salva-utero) -. Un problema socialmente rilevante che spesso non viene però gestito nella maniera corretta. La comunità scientifica è infatti concorde: il trattamento più favorevole è il sistema intrauterino a lento rilascio di levonorgestrel, raccomandato come prima scelta, che rappresenta una valida alternativa farmacologica ad interventi demolitivi come l’isterectomia o l’ablazione endometriale”. L’asportazione dell’utero resta il più diffuso intervento al mondo dopo il taglio cesareo. L'hanno subita negli USA e nel sud Australia una ultrasessentenne su tre, nel Regno Unito una su cinque.
“Si avverte la crescente esigenza di un cambiamento culturale – continua la dott.ssa Dubini -. È infatti necessario promuovere campagne di sensibilizzazione per coinvolgere sempre più le donne. Un’esperienza di alcuni anni fa avviata nel Canton Ticino si è strutturata in diverse fasi: sono stati coinvolti in un primo tempo i medici di base e gli specialisti, ma senza alcun risultato dal punto di vista della riduzione del numero delle isterectomie. Il tasso è calato sensibilmente solo quando è stata avviata una campagna rivolta alle donne per mostrare loro che esistono davvero alternative valide. In Italia purtroppo l’attenzione al problema è recente e si comincia ad affrontarlo solo ora, anche se una donna su cinque rischia nel corso della vita di dover essere sottoposta a questo tipo di intervento. Nel nostro Paese abbiamo assistito a un significativo incremento ad esempio delle tecniche endoscopiche, ma non a una riduzione sostanziale dell’incidenza delle isterectomia anche per patologie benigne”. Mirena assicura maggiore appropriatezza terapeutica e minori costi, dal punto di vista psicologico e sociale, ma anche economico. “Dopo un anno dall’inserimento di questo dispositivo – conclude il dott. Gubbini - più della metà delle pazienti ha notato anche una diminuzione del dolore mestruale. Dopo una gravidanza è necessario attendere almeno sei settimane dal parto prima di posizionarlo, per permettere all’utero di tornare alle sue dimensioni normali. Può essere tranquillamente utilizzato durante l’allattamento senza effetti negativi sullo sviluppo del bambino. Un altro aspetto importante da considerare è che questo sistema permette di recuperare completamente la capacità riproduttiva dopo la sua rimozione. Il ciclo mestruale infatti riprende entro 30 giorni”.
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