MORTI IMPROVVISE SUI CAMPI DI GIOCO: 9 SU 10 SONO EVITABILI

Sembra paradossale ma negli atleti il rischio di un decesso per questa causa è tre volte più alto che per i sedentari.

31/mar/2010 15.18.05 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il 90% delle morti improvvise negli sportivi potrebbe essere evitato. Sembra paradossale ma negli atleti il rischio di un decesso per questa causa è tre volte più alto che per i sedentari. Come agire? Attraverso la certificazione di idoneità sportiva agonistica, un esame accurato che consente di cogliere disturbi gravi ma anche patologie più lievi. E che ha permesso di portare le probabilità al di sotto di quelle dei sedentari, riducendo del 90% il rischio, come dimostrato da una ricerca di 25 anni in Veneto pubblicata su Jama. “Si tratta dell’unico vero screening di massa – afferma Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e membro dell’Esecutivo Europeo di Medicina dello Sport – che permette di monitorare la popolazione dagli 8 anni in su, con un’importantissima funzione di prevenzione, a tutti i livelli. I nostri compiti comprendono infatti indagini di tipo cardiovascolare, pneumologico, oculistico, ecc. Per prescrivere l’esercizio fisico è necessaria una competenza specifica, propria del medico specialista in Medicina dello Sport, che va difesa e non è di certo quella che si trova nella corsia ospedaliera”. La certificazione è un compito delicato, con implicazioni medico legali complesse: proprio a questo aspetto è dedicato il primo convegno nazionale sulla “Responsabilità professionale del medico certificatore e del medico sociale”, che si inaugura domani a Brescia, sotto la presidenza del dr. Casasco e del prof. Francesco De Ferrari, ordinario di Medicina Legale all’Università di Brescia e membro della Commissione scientifica della FMSI, massimo esperto italiano di questa tematica. La specializzazione in medicina dello sport nasce nel nostro Paese, dove oggi si contano 48 Istituti e Centri specializzati FMSI. “Siamo stati i primi in Italia a istituire le scuole di specialità, nel 1957 a Milano, e ora sono presenti in 11 nazioni europee – continua Casasco –, e siamo stati sempre i primi a prevedere, fin dal 1982, l’obbligo della visita di idoneità sportiva annuale per tutti gli atleti tesserati: quasi 4 milioni nel 2007 per un totale di ben 65.000 società sportive”. Una situazione d’avanguardia: il convegno, riservato esclusivamente ai Medici Specialisti in Medicina dello Sport della FMSI, si terrà domani presso l’Università di Brescia con il saluto del Magnifico Rettore Prof. Augusto Preti, e inaugura una serie di attività formative che la FMSI ha messo in campo proprio per supplire alle lacune delle scuole di specializzazione. Altissimo l’interesse degli esperti: chiuse le iscrizioni oltre la quota stabilita.  La certificazione dell’idoneità alla pratica sportiva agonistica in Italia è obbligatoria e di esclusiva competenza dello specialista in Medicina dello Sport. “Una previsione di legge, ma non solo: rappresenta il più valido strumento di prevenzione per la tutela sanitaria – spiega Casasco -. Permette infatti anche di rilevare piccole patologie, non controindicanti l’attività sportiva agonistica che, se tempestivamente diagnosticate, comportano sia un ampio risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale a beneficio della collettività, ma anche una migliore qualità della vita. La figura del Medico Sociale non solo a livello professionistico, ma in particolar modo nelle categorie giovanili, riveste poi un ruolo fondamentale nell’educazione e nella formazione al corretto modo di tutela della salute come bene imprescindibile”.  Temi cari alla FMSI, in particolare in questo quinquennio olimpico, dedicato alla formazione e alla ricerca. Due le grandi aree di interesse: da un lato, appunto, la responsabilità medico legale, dall’altro l’attenzione al rischio cardiovascolare che ha portato alla messa a punto delle linee guida COCIS (Comitato organizzativo cardiologico per l’idoneità allo sport) elaborate in collaborazione con le associazioni della cardiologia italiana. “La nostra Federazione, Federazione del CONI e Società Scientifica di Medicina dello Sport – conclude Casasco – si pone come punto di riferimento nazionale per quanto attiene la medicina dello sport, in collaborazione con le scuole di specialità e le singole Società scientifiche. Una posizione di massima collaborazione e dialogo senza mai abdicare però a quelle che sono le nostre specificità e competenze”.
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