CANCRO DEL SENO: LA DIAGNOSI SI “LEGGE” DAL VETRINO. GLI ONCOLOGI: “LA SFIDA ORA È RIPENSARE I REPARTI”

15/apr/2010 11.14.06 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Le caratteristiche biologiche del tumore sono la chiave per “disinnescarlo”: l’esempio del recettore HER2 dimostra come un test di laboratorio sia riuscito a cambiare la storia naturale del cancro del seno. Le neoplasie in cui è presente in quantità superiori, circa il 20-30% del totale, sono particolarmente aggressive. Molto spesso letali, fino a 10 anni fa. Da quando sono stati messi a punto il test e la terapia mirata con trastuzumab, la mortalità in queste pazienti è invece scesa del 30% circa. Da qui è nata la strategia della personalizzazione del trattamento, oggi considerata dalla comunità scientifica la vera svolta nella lotta al cancro. “È fondamentale ripensare l’intero sistema assistenziale per adeguarsi ai progressi terapeutici – commenta Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che inaugura oggi a Catania la XVIII Conferenza nazionale, interamente dedicata a questa patologia -. In primo luogo, con un più stretto link fra laboratorio e reparto. AIOM già si è mossa, prima in Europa, nel definire una collaborazione strutturata con i patologi, con l’obiettivo di ottenere diagnosi sempre più rapide ed accurate, indispensabili per consentire all’oncologo medico la scelta della terapia migliore e un utilizzo più appropriato delle risorse”. Un passo necessario, poiché a 10 anni dall’introduzione del test HER2 nella pratica clinica, il margine di errore di interpretazione resta del 20%. Come mai? “Le ragioni principali sono di tipo organizzativo” spiega Pierfranco Conte, Direttore del Dipartimento di Oncologia del Policlinico di Modena e Reggio Emilia. “E’ fondamentale, ad esempio, che la ricerca venga eseguita subito dopo il prelievo del campione, per evitare che si deteriori. Indispensabile la competenza del personale ma anche la frequenza con cui si esegue l’esame: i centri con una casistica maggiore avranno probabilmente più esperienza e meno rischi di sbagliare. Ma servono anche procedure di verifica della qualità del test che, inoltre, va ripetuto nel tempo: a Modena abbiamo pubblicato uno studio che dimostra come nel 15% dei casi vi sia una variazione nella positività a HER2 fra tumore primitivo e metastasi”. Questo recettore si esprime anche in altri organi, come ad esempio lo stomaco, malattia in cui è recentemente stato approvato dall’EMEA l’utilizzo di trastuzumab nella malattia metastatica. Così come sono ora disponibili altri test (su polmone, colon, ecc.) che aumentano le possibilità di cure mirate. “I patologi devono rendersi conto dell’importanza clinica dei dati che producono – afferma Giuseppe Viale, direttore della Divisione di Anatomia Patologica dell’IEO di Milano –. Il nostro referto diventa infatti uno dei pilastri fondamentali delle successive scelte terapeutiche. E può fare la differenza per i pazienti”. Oltre 10.000 ogni anno in Italia sono solo le donne colpite da questa forma di tumore del seno. La Conferenza nazionale dell’AIOM rappresenta uno dei momenti fondamentali della vita scientifica dell’Associazione: a Catania sono riuniti oltre 500 esperti di tumore del seno da tutta Italia per fare il punto su terapie, ricerca e assistenza. Uno degli obiettivi della Società scientifica è infatti anche approfondire gli aspetti strutturali, per garantire condizioni omogenee di trattamento per tutti i pazienti. “La sopravvivenza al carcinoma della mammella può essere utilizzata come parametro di valutazione qualitativa del sistema sanitario regionale – continua il Presidente Iacono – e purtroppo nel nostro Paese la situazione è assolutamente diversificata. Lo dimostrano i dati del nostro IV Libro Bianco, ma anche quelli sulla diffusione e l’accesso ai programmi di screening o di servizi come le radioterapie: circa il 70% dei cittadini siciliani, ad esempio, ha difficoltà oggettive nell’accesso a questo trattamento. Sono poi emblematiche situazioni come quella di Trapani, dove il 53% dei ricoveri avviene fuori provincia. Il tutto in un territorio che vanta anche punte eccellenza, come uno fra i più longevi registri tumori d’Italia, quello di Ragusa e un’incidenza di questo tumore ai minimi del Paese (terza dietro a Puglia e Calabria). La scelta di portare a Catania la nostra Conferenza nazionale testimonia quindi la volontà di AIOM di sollevare le criticità in maniera propositiva, per collaborare a 360° con le Istituzioni per un diffuso e rapido miglioramento dei livelli assistenziali”.
“L’obiettivo di questa 3 giorni scientifica - conclude Roberto Bordonaro, presidente della Conferenza – è analizzare il tumore del seno a tutto tondo come paradigma rispetto a tutte le neoplasie. È stato infatti il primo ad essere curato con farmaci bersaglio e il primo che si è riusciti a cronicizzare. Ma si sono compiuti anche molti errori che possono, se analizzati e compresi, essere utili per accelerare i progressi futuri”.
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