“L’architettura del futuro tra sole e aria”. Intervista a Luca Siragusa

14/dic/2009 11.12.48 Blog Network Contatta l'autore

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Il libro di Luca Siragusa

Il libro di Luca Siragusa

Pianeta.it ha intervistato l’architetto Luca Siragusa, ricercatore all’Università di Padova ed esperto di architettura ecosostenibile, che recentemente ha pubblicato un libro dal titolo: “L’energia del sole e dell’aria come generatrice di forme architettoniche”.

D.  In genere prima ci si preoccupa di immaginare un edificio come lo si vorrebbe e soltanto dopo, eventualmente, si cerca di integrarlo con i dispositivi di energia rinnovabile. Lei propone dunque di ribaltare la prospettiva?

Siragusa: Certamente sì, ritengo la prospettiva vada ribaltata. Pensare prima all’immagine di un edificio, quale “monumento” all’architetto che lo ha pensato, comporta facilmente il rischio di incorrere in difficoltà di integrazione dei dispositivi energetici sostenibili, quali ad esempio le serre, le logge, i collettori solari o i condotti di ventilazione che richiedono, per operare in modo efficiente e per diventare un unicum con tutte le parti dell’edificio, specifiche condizioni di orientamento, di superficie e di collocamento nel progetto.
Quindi credo sia importante fare le cose giuste la prima volta. Ciò significa svolgere un’accurata analisi, nel modo più completo possibile, di tutte le problematiche e le esigenze a cui è necessario dare una soluzione ottimale durante la progettazione preliminare di un edificio. Ciò consente di ridurre successivamente nel progetto già avanzato il numero di modifiche o di correzioni da apportare che hanno, oltretutto, un’incidenza sui costi del risultato finale. Con questa nuova prospettiva, invece, l’immagine dell’edificio diviene un “monumento” per l’utente che percorrerà e sosterà quegli spazi interni, caratterizzati da buone condizioni di vivibilità perseguite con elevate efficienze energetiche.

La tenda Tuareg
La tenda Tuareg

D. L’energia del sole e dell’aria sono il futuro dell’edilizia, ma sono anche il suo passato. Nel libro lei dimostra come anche le abitazioni più semplici, come le tende dei tuareg, siano costruite sfruttando il sole e l’aria per mantenere un clima interno confortevole.

Siragusa: Alcuni interessanti riferimenti e suggerimenti, che consentono di individuare i principi alla base dello sfruttamento delle risorse del sole e dell’aria, possono venire recuperati dalle architetture del passato preindustriale. Infatti queste costruzioni sono state concepite per mitigare e regolare le sollecitazioni energetiche dell’ambiente esterno quando sono in eccesso, come il troppo caldo o il troppo freddo, il troppo umido o il troppo secco e all’occorrenza proteggersi dalla pioggia e dalla forte intensità del vento. L’obiettivo di queste architetture è stato da sempre quello di realizzare uno spazio chiuso da un involucro edilizio che, modulando gli scambi energetici con l’ambiente esterno, ricreasse un microclima più favorevole alla vita ed alle attività umane attraverso la composizione degli elementi che lo costituiscono.
Infatti dietro queste abitazioni del passato si può rintracciare un attento studio e impiego di materiali locali, di componenti e di tecniche di assemblaggio più adeguate a configurare soluzioni costruttive capaci di sfruttare queste fonti rinnovabili di energia o, all’occorrenza, proteggersi da esse quando non richieste. Proprio come la tenda dei Tuareg o dei Beduini, la cui configurazione deriva dalla messa a punto di una strategia energetica volta a ricreare al suo interno uno spazio protetto dalla radiazione solare diretta e riflessa, dal vento e dalle tempeste di sabbia per mezzo di un sistema di teli. Penso che al giorno d’oggi la realizzazione di edifici di qualità non debba aver bisogno tanto di più energia da fonte fossile, ma di “nuove” tecnologie da adottare, che già esistono.

Vista dall'alto dell'Agenzia federale per l'ambiente di Dessau
Vista dall’alto dell’Agenzia federale per l’ambiente di Dessau

D. Coniugare le esigenze architettoniche di ricerca della bellezza e della vivibilità con le esigenze di risparmio di energia è dunque possibile, secondo lei? Ci può fare qualche esempio di buona integrazione e di pessima integrazione?

Siragusa: Credo che oggi un importante problema prioritario da affrontare sia il cambiamento climatico planetario dovuto alle ingenti immissioni di gas serra in atmosfera; nel settore delle costruzioni una delle soluzioni per fronteggiare questo fenomeno è progettare i nuovi edifici a minimo o nullo consumo energetico da fonte fossile attraverso un impiego appropriato di design e tecnologie rispettose dell’ambiente. Ritengo infatti che arte e tecnica siano importanti ugualmente in un’opera di architettura: un edificio sostenibile si deve valutare in tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera ed in chilowatt di energia rinnovabile utilizzata; allo stesso tempo deve inoltre creare un ambiente di qualità e saper generare emozioni attraverso i mezzi propri dell’architettura.
Realizzare un edificio con queste caratteristiche richiede di considerare nel progetto un sistema di dispositivi tecnologici sostenibili in sinergia tra loro e integrati nell’involucro architettonico come parte dei suoi elementi costitutivi. Con questo approccio sostenibile al progetto è stato concepito dagli architetti Sauerbruch & Hutton l’edificio che ospita l’Agenzia federale per l’ambiente a Dessau in Germania.

Agenzia federale dell'ambiente di Dessau, facciata orientale

Agenzia federale dell'ambiente di Dessau, facciata orientale

Questa architettura rappresenta un efficace esempio di integrazione delle tecnologie energetiche sostenibili, volte a sfruttare le fonti del sole e dell’aria per perseguire elevate efficienze energetiche e ricreare spazi interni confortevoli per gli utenti che vi lavorano.
Una relazione di sinergia tra i diversi dispositivi sostenibili ritengo debba essere essenziale per una loro corretta integrazione. Infatti qualora fosse mancante, la costruzione non sarebbe in grado di modulare efficientemente, attraverso gli elementi dell’involucro, i diversi flussi energetici (luminosi, termici, d’aria, ecc.) per garantire buone condizioni di vivibilità, che andrebbero a richiedere, invece, un maggior consumo di energia da fonte fossile.

La sede di Banca Antonveneta di Padova, lato sud-est
La sede di Banca Antonveneta di Padova, lato sud-est

Un esempio di pessima integrazione credo si possa cogliere nella sede centrale della banca Antonveneta di Padova. Un edificio interamente vetrato costruito circa alla fine degli anni ’70, caratterizzato dalla mancanza di aperture per la ventilazione naturale. In estate per contrastare gli apporti termici gratuiti del sole si avvale di un impianto di condizionamento, ovvero di un dispositivo impiantistico altamente “energivoro”. Infatti nonostante siano state disposte internamente degli schermi costituiti da tendine bianche lungo le pareti perimetrali vetrate, il flusso termico solare riesce a penetrare nell’edificio. L’unico flusso che viene impedito è quello della luce solare diretta che consente di evitare fenomeni di abbagliamento. Allo stesso modo in inverno, essendo il vetro un pessimo isolante termico, per riscaldare gli ambienti interni l’edificio si avvale di un impianto di riscaldamento tradizionale che contribuisce ad aumentare il consumo di energia totale. Questo è un esempio caratteristico in cui le diverse parti dell’edificio non sono in sinergia tra loro per modulare efficacemente i flussi energetici al fine di ricreare un ambiente a misura d’uomo.

D. Nel libro lei definisce il “concept energetico” di un progetto. Può spiegarci cos’è?

Concept energetico dell'edificio di Dessau
Concept energetico dell’edificio di Dessau

Siragusa: Il concept energetico è uno strumento del processo progettuale che definisce il modello di funzionamento energetico di un edificio, entro cui dispositivi architettonici e impiantistici di sfruttamento delle risorse del sole e dell’aria e quelli di protezione dalle stesse fonti, si combinano sinergicamente tra loro e si integrano efficientemente nella costruzione.
Per analogia il concept energetico può essere paragonato ad un direttore d’orchestra che, leggendo lo spartito, dirige e coordina tutti gli strumenti per suonare una meravigliosa sinfonia musicale.
Sotto quest’ottica nel processo progettuale esso quindi ordina e guida l’atto creativo dell’architetto, volto a realizzare ad “hoc” per un determinato luogo caratterizzato da specifiche condizioni climatiche,  un’architettura destinata a soddisfare i bisogni dell’uomo, capace di consumare poca energia e, al tempo stesso, in grado di suscitare profonde emozioni.

D. Questo libro si occupa dei nuovi edifici, ma per quanto riguarda gli edifici già esistenti è possibile pensare a una riconversione al risparmio energetico che sia anche architettonicamente apprezzabile? Pensiamo, ad esempio, ai pannelli fotovoltaici sul tetto di un edificio rinascimentale in pieno centro storico…

Siragusa: Questo libro riguarda la progettazione di nuovi edifici. Per quanto riguarda quelli esistenti credo che una riconversione al risparmio energetico possa essere possibile anche se richieda misure d’intervento probabilmente più accorte e complesse, che vadano studiate e valutate di volta in volta caso per caso.
Infatti questa azione di riconversione del costruito al risparmio energetico finalizzato a migliorare la qualità degli ambienti interni, implicherebbe innanzitutto di correggere gli “errori” commessi in passato da altri progettisti, che non avevano tenuto conto del parametro energia nell’intero processo progettuale. Essi erano infatti fiduciosi dei molteplici vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle fonti fossili, considerate inizialmente inesauribili per la loro abbondanza in determinate località del pianeta terra. Per queste costruzioni un’operazione di riconversione al risparmio energetico potrebbe comportare sostituzioni, modificazioni, giustapposizioni di una parte dell’involucro architettonico con soluzioni studiate ad “hoc” per evitare che l’edificio vada a perdere i tratti distintivi che lo caratterizzano. Proprio per non trovarsi nella condizione di correggere errori già commessi, ritengo infatti sia importante adottare il principio di fare le cose giuste la prima volta.
Con un atteggiamento più attento al clima e allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, invece, sono stati realizzati gli edifici prima della rivoluzione industriale e quindi anche quelli rinascimentali dove l’involucro architettonico era concepito anche con funzione energetica per modulare i flussi termici, luminosi e d’aria. Questi edifici sono stati realizzati con quei dispositivi tecnologici sostenibili disponibili nel loro tempo, quando l’impianto fotovoltaico e il generatore eolico non esistevano ancora. In questi casi credo vada rispettato lo spirito e la memoria del loro tempo, migliorando in queste architetture quegli elementi energetici dell’involucro che già possiedono, senza eventuali integrazioni in facciata o in copertura con quei nuovi dispositivi impiantistici sostenibili che appartengono, invece, al nostro tempo.

  • Il suo libro s’intitola “L’energia del sole e dell’aria come generatrice di forme architettoniche”. In genere prima ci si preoccupa di immaginare un edificio come lo si vorrebbe e soltanto dopo, eventualmente, si cerca di integrarlo con i dispositivi di energia rinnovabile. Lei propone dunque di ribaltare la prospettiva?

Certamente si, ritengo la prospettiva vada ribaltata. Pensare prima all’immagine di un edificio, quale “monumento” all’architetto che lo ha pensato, comporta facilmente il rischio di incorrere in difficoltà di integrazione dei dispositivi energetici sostenibili, quali ad esempio le serre, le logge, i collettori solari o i condotti di ventilazione che richiedono, per operare in modo efficiente e per diventare un unicum con tutte le parti dell’edificio, specifiche condizioni di orientamento, di superficie e di collocamento nel progetto.

Quindi credo sia importante fare le cose giuste la prima volta. Ciò significa svolgere un’accurata analisi, nel modo più completo possibile, di tutte le problematiche e le esigenze a cui è necessario dare una soluzione ottimale durante la progettazione preliminare di un edificio. Ciò consente di ridurre successivamente nel progetto già avanzato il numero di modifiche o di correzioni da apportare che hanno, oltretutto, un’incidenza sui costi del risultato finale. Con questa nuova prospettiva, invece, l’immagine dell’edificio diviene un “monumento” per l’utente che percorrerà e sosterà quegli spazi interni, caratterizzati da buone condizioni di vivibilità perseguite con elevate efficienze energetiche.

  • L’energia del sole e dell’aria sono il futuro dell’edilizia, ma sono anche il suo passato. Nel libro lei dimostra come anche le abitazioni più semplici, come le tende dei tuareg, siano costruite sfruttando il sole e l’aria per mantenere un clima interno confortevole.

Alcuni interessanti riferimenti e suggerimenti, che consentono di individuare i principi alla base dello sfruttamento delle risorse del sole e dell’aria, possono venire recuperati dalle architetture del passato preindustriale. Infatti queste costruzioni sono state concepite per mitigare e regolare le sollecitazioni energetiche dell’ambiente esterno quando sono in eccesso, come il troppo caldo o il troppo freddo, il troppo umido o il troppo secco e all’occorrenza proteggersi dalla pioggia e dalla forte intensità del vento. L’obiettivo di queste architetture è stato da sempre quello di realizzare uno spazio chiuso da un involucro edilizio che, modulando gli scambi energetici con l’ambiente esterno, ricreasse un microclima più favorevole alla vita ed alle attività umane attraverso la composizione degli elementi che lo costituiscono.

Infatti dietro queste abitazioni del passato si può rintracciare un attento studio e impiego di materiali locali, di componenti e di tecniche di assemblaggio più adeguate a configurare soluzioni costruttive capaci di sfruttare queste fonti rinnovabili di energia o, all’occorrenza, proteggersi da esse quando non richieste. Proprio come la tenda dei Tuareg o dei Beduini, la cui configurazione deriva dalla messa a punto di una strategia energetica volta a ricreare al suo interno uno spazio protetto dalla radiazione solare diretta e riflessa, dal vento e dalle tempeste di sabbia per mezzo di un sistema di teli. Penso che al giorno d’oggi la realizzazione di edifici di qualità non debba aver bisogno tanto di più energia da fonte fossile, ma di “nuove” tecnologie da adottare, che già esistono.

  • Coniugare le esigenze architettoniche di ricerca della bellezza e della vivibilità con le esigenze di risparmio di energia è dunque possibile, secondo lei? Ci può fare qualche esempio di buona integrazione e di pessima integrazione?

Credo che oggi un importante problema prioritario da affrontare sia il cambiamento climatico planetario dovuto alle ingenti immissioni di gas serra in atmosfera; nel settore delle costruzioni una delle soluzioni per fronteggiare questo fenomeno è progettare i nuovi edifici a minimo o nullo consumo energetico da fonte fossile attraverso un impiego appropriato di design e tecnologie rispettose dell’ambiente. Ritengo infatti che arte e tecnica siano importanti ugualmente in un’opera di architettura: un edificio sostenibile si deve valutare in tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera ed in chilowatt di energia rinnovabile utilizzata; allo stesso tempo deve inoltre creare un ambiente di qualità e saper generare emozioni attraverso i mezzi propri dell’architettura.

Realizzare un edificio con queste caratteristiche richiede di considerare nel progetto un sistema di dispositivi tecnologici sostenibili in sinergia tra loro e integrati nell’involucro architettonico come parte dei suoi elementi costitutivi. Con questo approccio sostenibile al progetto è stato concepito dagli architetti Sauerbruch & Hutton l’edificio che ospita l’Agenzia federale per l’ambiente a Dessau in Germania. Questa architettura rappresenta un efficace esempio di integrazione delle tecnologie energetiche sostenibili, volte a sfruttare le fonti del sole e dell’aria per perseguire elevate efficienze energetiche e ricreare spazi interni confortevoli per gli utenti che vi lavorano.

Una relazione di sinergia tra i diversi dispositivi sostenibili ritengo debba essere essenziale per una loro corretta integrazione. Infatti qualora fosse mancante, la costruzione non sarebbe in grado di modulare efficientemente, attraverso gli elementi dell’involucro, i diversi flussi energetici (luminosi, termici, d’aria, ecc.) per garantire buone condizioni di vivibilità, che andrebbero a richiedere, invece, un maggior consumo di energia da fonte fossile. Un esempio di pessima integrazione credo si possa cogliere nella sede centrale della banca Antonveneta di Padova. Un edificio interamente vetrato costruito circa alla fine degli anni ’70, caratterizzato dalla mancanza di aperture per la ventilazione naturale. In estate per contrastare gli apporti termici gratuiti del sole si avvale di un impianto di condizionamento, ovvero di un dispositivo impiantistico altamente “energivoro”. Infatti nonostante siano state disposte internamente degli schermi costituiti da tendine bianche lungo le pareti perimetrali vetrate, il flusso termico solare riesce a penetrare nell’edificio. L’unico flusso che viene impedito è quello della luce solare diretta che consente di evitare fenomeni di abbagliamento. Allo stesso modo in inverno, essendo il vetro un pessimo isolante termico, per riscaldare gli ambienti interni l’edificio si avvale di un impianto di riscaldamento tradizionale che contribuisce ad aumentare il consumo di energia totale. Questo è un esempio caratteristico in cui le diverse parti dell’edificio non sono in sinergia tra loro per modulare efficacemente i flussi energetici al fine di ricreare un ambiente a misura d’uomo.

  • Nel libro lei definisce il “concept energetico” di un progetto. Può spiegarci cos’è?

Il concept energetico è uno strumento del processo progettuale che definisce il modello di funzionamento energetico di un edificio, entro cui dispositivi architettonici e impiantistici di sfruttamento delle risorse del sole e dell’aria e quelli di protezione dalle stesse fonti, si combinano sinergicamente tra loro e si integrano efficientemente nella costruzione.

Per analogia il concept energetico può essere paragonato ad un direttore d’orchestra che, leggendo lo spartito, dirige e coordina tutti gli strumenti per suonare una meravigliosa sinfonia musicale.

Sotto quest’ottica nel processo progettuale esso quindi ordina e guida l’atto creativo dell’architetto, volto a realizzare ad “hoc” per un determinato luogo caratterizzato da specifiche condizioni climatiche, un’architettura destinata a soddisfare i bisogni dell’uomo, capace di consumare poca energia e, al tempo stesso, in grado di suscitare profonde emozioni.

  • Questo libro si occupa dei nuovi edifici, ma per quanto riguarda gli edifici già esistenti è possibile pensare a una riconversione al risparmio energetico che sia anche architettonicamente apprezzabile? Pensiamo, ad esempio, ai pannelli fotovoltaici sul tetto di un edificio rinascimentale in pieno centro storico…

Questo libro riguarda la progettazione di nuovi edifici. Per quanto riguarda quelli esistenti credo che una riconversione al risparmio energetico possa essere possibile anche se richieda misure d’intervento probabilmente più accorte e complesse, che vadano studiate e valutate di volta in volta caso per caso.

Infatti questa azione di riconversione del costruito al risparmio energetico finalizzato a migliorare la qualità degli ambienti interni, implicherebbe innanzitutto di correggere gli “errori” commessi in passato da altri progettisti, che non avevano tenuto conto del parametro energia nell’intero processo progettuale. Essi erano infatti fiduciosi dei molteplici vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle fonti fossili, considerate inizialmente inesauribili per la loro abbondanza in determinate località del pianeta terra. Per queste costruzioni un’operazione di riconversione al risparmio energetico potrebbe comportare sostituzioni, modificazioni, giustapposizioni di una parte dell’involucro architettonico con soluzioni studiate ad “hoc” per evitare che l’edificio vada a perdere i tratti distintivi che lo caratterizzano. Proprio per non trovarsi nella condizione di correggere errori già commessi, ritengo infatti sia importante adottare il principio di fare le cose giuste la prima volta.

Con un atteggiamento più attento al clima e allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, invece, sono stati realizzati gli edifici prima della rivoluzione industriale e quindi anche quelli rinascimentali dove l’involucro architettonico era concepito anche con funzione energetica per modulare i flussi termici, luminosi e d’aria. Questi edifici sono stati realizzati con quei dispositivi tecnologici sostenibili disponibili nel loro tempo, quando l’impianto fotovoltaico e il generatore eolico non esistevano ancora. In questi casi credo vada rispettato lo spirito e la memoria del loro tempo, migliorando in queste architetture quegli elementi energetici dell’involucro che già possiedono, senza eventuali integrazioni in facciata o in copertura con quei nuovi dispositivi impiantistici sostenibili che appartengono, invece, al nostro tempo.

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