Copenhagen: la conferenza è vicina al fallimento

Copenhagen: la conferenza è vicina al fallimento Al Gore parla a Cop15 E' il momento più difficile per la Conferenza di Copenhagen e per quanti speravano che da questo appuntamento uscisse un trattato in grado di salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici.

15/dic/2009 16.29.56 Blog Network Contatta l'autore

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Al Gore parla a Cop 15

Al Gore parla a Cop15

E’ il momento più difficile per la Conferenza di Copenhagen e per quanti speravano che da questo appuntamento uscisse un trattato in grado di salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici.  Mentre nelle strade continuano ad avvenire scontri tra i black block e le forze dell’ordine (ieri notte circa 200 arresti nella comune Hippy di Christiania) il caos sembra aver invaso anche le aule dei rappresentanti internazionali.

Ieri lo strappo è arrivato dai Paesi Africani, che hanno abbandonato l’aula della trattativa in segno di forte protesta contro l’atteggiamento degli Stati Sviluppati, restii ad accettare un prolungamento del Protocollo di Kyoto. Difatti, il trattato approvato in Giappone prevedeva un impegno nella riduzione dei gas serra esclusivamente per gli stati già industrializzati, che tra l’altro hanno diffusamente disatteso le aspettative. Inoltre, Kyoto non era stato sottoscritto dagli Stati Uniti (che all’epoca erano il Paese più inquinante del mondo) e neanche dalla Cina (che è attualmente il Paese più inquinante).

Lo strappo dei Paesi Africani è stato ricucito dalla Presidenza danese del vertice, e gli Stati Africani sono tornati al tavolo. Sempre ieri è arrivata l’ennesima dichiarazione ostile della delegazione cinese, stavolta contro gli stati insulari del G77, il consorzio dei Paesi in via di Sviluppo cui partecipa anche la Cina stessa. In un editoriale comparso su China Daily si sostiene che le richieste di alcuni Paesi, tra cui quelli insulari, rischiano di compromettere la trattativa. “Considerato il fatto che quei Paesi sono minacciati dall’innalzarsi del livello del mare, le loro richieste sono comprensibili – continua l’articolo – ma potrebbero mettere un peso eccessivo sulle spalle di alcuni Paesi in via di sviluppo imponendo loro tagli alle emissioni (di gas inquinanti) di proporzioni troppo profonde”.

Altre due notizie più che negative: la prima è che i negoziatori hanno indicato a maggioranza il limite considerato tollerabile di CO2 nell’atmosfera: 450 parti per milione. Gli scienziati dell’IPCC avevano invece indicato un limite massimo di 350 parti e hanno stimato il livello attuale in 387. Ciò vuol dire che i delegati prevedono verosimile un aumento delle emissioni globali. La seconda è invece arrivata dal Premio Nobel Al Gore, che ha spiegato ai delegati come le stime degli scienziati dell’IPCC potrebbero essere corrette in maniera negativa, e come i ghiacci polari potrebbero scomparire, secondo le nuove stime, in circa 5-7 anni.

Con tutte queste premesse, la conclusione dei negoziati potrebbe essere amarissima. Attendiamo ora soltanto le giornate di giovedì e venerdì, quando arriveranno a Copenhagen i leader per prendere la decisione finale. Magari ci riserveranno qualche sorpresa, del tutto inaspettata.

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