Il risultato della Conferenza di Copenhagen

Il risultato della Conferenza di Copenhagen L'accordo di Copenhagen La Conferenza di Copenhagen si è conclusa con un accordo tra gli Stati Uniti, la Cina, l'India, il Brasile e il Sud Africa, di cui la Conferenza degli Stati partecipanti ha "preso atto".

21/dic/2009 16.47.06 Blog Network Contatta l'autore

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Il tavolo di Copenhagen

L'accordo di Copenhagen

La Conferenza di Copenhagen si è conclusa con un accordo tra gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile e il Sud Africa, di cui la Conferenza degli Stati partecipanti ha “preso atto”. In termini espliciti, vuol dire che gli altri Stati, pur non opponendosi all’accordo, non si riconoscono nel documento finale. Robert Orr, Senior Official delle Nazioni Unite, ha specificato che “prendere atto” dell’accordo ha le stesse conseguenze legali di sottoscriverlo pienamente. E’ evidente, però, il dissenso politico degli altri Stati, a partire dall’Unione Europea, che sperava in un impegno molto più forte. “Copenhagen è il primo passo verso un nuovo ordine mondiale sul clima, né più né meno”, ha dichiarato il Cancelliere tedesco Angela Merkel, piuttosto delusa dall’esito dei negoziati.

Ancora più critici si sono mostrati gli Stati africani e insulari. “Il documento è basato esattamente sugli stessi valori che hanno portato sei milioni di persone in Europa alle camere a gas” (1) ha dichiarato il capo negoziatore sudanese Stanislao Lumumba Di-Aping. Un riferimento all’olocausto che il capo negoziatore svedese ha giudicato “deprecabile”, ma che tuttavia rende conto della frustrazione degli stati più esposti ai cambiamenti climatici.

Le uniche voci esultanti arrivano proprio dai Paesi che hanno redatto l’accordo. La Cina, al pari dell’India, giudica “positivo e significativo” il risultato della Conferenza, ed esprime soddisfazione per il riconoscimento nell’accordo della diversa responsabilità sull’effetto serra degli stati industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. Barack Obama ha detto che “per la prima volta nella storia le più grandi economie hanno accettato le loro responsabilità per agire contro il pericolo dei cambiamenti climatici”, ed ha specificato che l’obiettivo è ancora quello di raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni. Va detto che senza l’impegno diretto di Obama, neanche il trattato “molle” approvato venerdì scorso avrebbe visto la luce.

I CONTENUTI DELL’ACCORDO
L’accordo tra gli Stati Uniti e i maggiori Paesi in via si Sviluppo, di cui gli altri hanno preso atto, prevede:

- che tutti gli Stati si impegnino a prendere le misure necessarie a mantenere l’aumento di temperatura del Pianeta al di sotto dei due gradi centigradi
- che venga istituito dai paesi industrializzati un fondo di cento miliardi di dollari all’anno da destinare ai Paesi in via di sviluppo per la riconversione energetica e la riduzione delle emissioni. Purtroppo però non si specifica nel trattato da chi dovranno essere sborsati questi soldi. Inoltre la cifra sembra fuori portata, visto che la pur virtuosa Europa si è impegnata a dare soltanto 2,4 miliardi di euro all’anno nei prossimi tre anni
- che la responsabilità dell’effetto serra venga ripartita in maniera diseguale tra stati di prima e seconda industrializzazione e stati in via di sviluppo, secondo principi simili a quelli alla base del protocollo di Kyoto
- che a partire da gennaio ciascuno stato renda pubblico il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra
- che si raggiunga un vero e proprio trattato sul clima, condiviso e sottoscritto da tutti, entro la fine del 2010
- che la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima avvenga a novembre 2010 in Messico.

“L’accordo è fondamentalmente una lettera d’intenti – ha dichiarato Yvo De Boer, Segretario della Commissione Onu sui cambiamenti climatici – ci sono gli ingredienti per una lotta di lungo periodo ai cambiamenti climatici, ma manca il vincolo legale. Vuol dire che abbiamo ancora una lunga strada verso il Messico”.

(1) Fonti: Reuters, U.N. climate talks end with bare minimum agreement

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