ELEZIONI IN IRAQ

Il risultato delle prime elezioni in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein ha dimostrato che l'alleanza dei gruppi islamici sciiti ha ottenuto la maggior parte dei voti.

14/feb/2005 09.43.45 Nuovo Movimento dei Giovani Socialisti del Lazio Contatta l'autore

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Iraq, blocco sciita vince elezioni, sunniti in minoranza

Il risultato delle prime elezioni in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein ha dimostrato che l'alleanza dei gruppi islamici sciiti ha ottenuto la maggior parte dei voti.  La Commissione elettorale ha annunciato che il blocco sciita, conosciuto come Alleanza irachena unita, ha ottenuto il 47% dei voti. Una coalizione dei due principali partiti curdi ha ottenuto il 25%, mentre un blocco guidato dal primo ministro laico Iyad Allawi il 13%. L'affluenza generale è stata di 8,60 milioni, pari al 58% della popolazione registrata per il voto. Sicuramente un risultato molto importante, se si pensa che certa propaganda aveva preannunciato l’insuccesso dell’evento.

Tornando all’analisi dei risultati,  l'Alleanza unita irachena sciita ha ottenuto 4,075 milioni di voti, i Curdi ne hanno avuti 2,175 milioni e la lista di Allawi 1,168 milioni, secondo i dati forniti dalla Commissione elettorale. Pochi arabi sunniti avrebbero preso parte al voto, che in effetti mette ai margini la minoranza sannita (un bene !?), che ha governato l'Iraq moderno e mantenuto una posizione di privilegio sotto il raìs Saddam. L'affluenza araba sunnita è stata bassa. Appena il 2% degli aventi diritto ha votato nella provincia di Anbar, a prevalenza sunnita e solo il 29% è andato alle urne nella principale provincia sunnita Salahadin. 

In base alle percentuali di voto, l'alleanza sciita potrebbe aggiudicarsi circa 125 seggi nell'Assemblea nazionale di 275 membri, circa tredici seggi in meno di quelli necessari per avere la maggioranza.  L'alleanza curda dovrebbe ottenere circa 69 seggi nell'assemblea e la lista di Allawi 42 seggi.  I sunniti, che rappresentano circa il 20% della popolazione irachena di 27 milioni di persone, saranno sotto rappresentati nella futura Assemblea nazionale, con una scarsissima influenza politica. Tale situazione potrebbe innescare atti di rivolta da parte dei guerriglieri sunniti che si oppongono alla presenza delle truppe Usa e minacciano di rovesciare il governo appoggiato dagli Stati Uniti. Ecco cosa hanno insegnato decenni di dittatura: che la forza delle bombe è più certa ed efficace della sconosciuta (per loro) potenza di un voto elettorale. La autobomba che è esplosa lungo la strada che porta da Hilla a Kerbala, in una zona a maggioranza sciita a sud di Baghdad, che sarà percorsa da migliaia di pellegrini nei prossimi giorni in occasione della festività sciita dell'Ashura, ne è il tragico esempio.  Come finisca la vicenda irakena è qualcosa che ha nessuno dato sapere, ma certamente la strada da percorrere per la pacificazione e la messa al bando di certi atti criminali è ancora lunga e tortuosa. La speranza è che il regime democratico possa mantenersi tale.

 

Roma, 14/02/05


MARIO GALLI (Segretario NMGS Lazio)



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