Obama punta sul nucleare, ma non sa dove mettere le scorie

19/feb/2010 12.34.53 Blog Network Contatta l'autore

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By Fragments of Eternity

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“Abbiamo bisogno di una nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite“: è quanto ha affermato Obama durante il discorso sullo stato dell’Unione di fine gennaio. Il Presidente dunque conferma una scelta, quella del nucleare, che per gli Stati Uniti sembra ormai irreversibile.

Del resto le sue parole hanno suscitato il plauso bipartisan del Congresso: applaudivano più forte i repubblicani, mentre tra i democratici qualche antinuclearista ingoiava amaro. Tuttavia, anche gli ambientalisti “puri” hanno considerato la concessione sul nucleare necessaria ai fini di racimolare, tra i democratici, i voti necessari a far passare la riforma ambientalista, che nelle intenzioni di Obama dovrebbe introdurre incentivi per le energie alternative e soprattutto un tetto alle emissioni di carbonio, seppur molto blando.

Obama si è però dovuto scontrare con due grossi problemi, non a caso gli stessi che pongono un enorme punto interrogativo sulla costruzione di centrali nucleari anche in Italia. In primo luogo: dove prendere i soldi per costruire nuove centrali? Difatti, i costi esorbitanti scoraggiano dall’ingresso nell’iniziativa i colossi dell’energia, memori di ciò che avvenne negli anni ‘80, quando molte centrali furono lasciate incompiute a metà strada. Probabilmente la soluzione sarà affidarsi a Stati stranieri (Francia e Giappone) che forniranno le componenti del reattore, in cambio di fondi ingenti (come avvenuto in Italia grazie al patto tra Sarkozy e Berlusconi).

In secondo luogo, gli Stati Uniti si interrogano su dove mettere a decantare per qualche millennio le scorie nucleari. L’unico posto adatto sembra essere lo Yucca Mountain, un massiccio nel mezzo del deserto del Nevada. Il governo ha comunque creato una commissione per ricercare il sito più adatto, anche se sembra che non ce ne sia alcun altro. Anche qui potremmo fare un parallelo con l’Italia: noi, che non abbiamo deserti, che non riusciamo ad aprire una discarica normale senza farla in testa a migliaia di persone, non abbiamo ancora cominciato a parlare di scorie. Forse è giunto il momento.

Fonti: New York Times.

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