Al Gore rilancia: "Sul global warming c'è l'unanimità scientifica"

05/mar/2010 11.36.53 Blog Network Contatta l'autore

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Al Gore al World Economic Forum

Al Gore al World Economic Forum

Al Gore respinge le accuse piovute addosso all’Ipcc, il panel di scienziati che hanno studiato per l’Onu i cambiamenti climatici. “Due errori – ha detto Gore – su migliaia di pagine di documenti non inficiano il lavoro di anni dei migliori scienziati del mondo. Sul riscaldamento globale – ha continuato il premio Nobel – c’è l’unanimità della comunità scientifica”.

Gore è intervenuto nel dibattito dopo che nelle ultime settimane l’Ipcc era stato chiuso nell’angolo, dopo che erano stati scoperti due errori nell’Assessment 2007, il documento che spiegava la relazione tra l’inquinamento prodotto dai gas serra e il riscaldamento globale. “E’ vero, – ha scritto Gore in un articolo pubblicato sul New York Times e tradotto da Repubblica – l’Ipcc ha pubblicato un dato sovrastimato sulla velocità di scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya e che ha utilizzato delle informazioni sui Paesi Bassi fornitegli dal governo e rivelatesi, in un secondo tempo, parzialmente inesatte. Inoltre – continua Gore – le e-mail rubate all’università dell’East-Anglia hanno dimostrato che alcuni scienziati assediati da un’offensiva di richieste ostili da parte degli scettici del clima potrebbero non aver seguito nel modo appropriato i criteri stabiliti dalla legge britannica sulla libertà di informazione. Ma le attività scientifiche non saranno mai esenti da errori. Ciò che importa è che la schiacciante unanimità sul riscaldamento globale resti invariata“.

Tuttavia, la parte più importante dell’articolo di Gore è quella nella quale l’ex Vice-Presidente degli Stati Uniti spiega il fallimento della Conferenza di Copenhagen: secondo Gore, tutto è stato compromesso dallo stallo della legge di riforma ambientalista americana, voluta da Obama, approvata dalla Camera e bloccata, invece, proprio alla vigilia del vertice internazionale, al Senato. L’essersi presentato senza una legge propria di riduzione delle emissioni ha posto Obama nella condizione di non poter fare pressioni sull’altro colosso: la Cina. Secondo Al Gore, Pechino avrebbe informato per tempo gli Stati Uniti che, qualora fossero riusciti a far passare la legge, si sarebbe impegnata a raggiungere un accordo soddisfacente a Copenhagen. Insomma, le sorti dell’intero Pianeta, secondo Gore, sarebbero in mano a lobby di potere che riescono a bloccare a piacimento l’attività legislativa del Senato di Washington.

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