Per Umberto Eco il Web sta distruggendo la memoria

Per Umberto Eco il Web sta distruggendo la memoria Il web è idiota e sta distruggendo la memoria, parola di Umberto Eco Definisce il Web "idiota" in un certo senso, perché non è in grado di fare una selezione delle informazioni, rischiando così di farci perdere quelle informazioni condivise che fanno parte dell'enciclopedia comune.

23/mag/2010 20.15.51 Blog Network Contatta l'autore

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Il web è idiota e sta distruggendo la memoria, parola di Umberto Eco

Definisce il Web “idiota” in un certo senso, perché non è in grado di fare una selezione delle informazioni, rischiando così di farci perdere quelle informazioni condivise che fanno parte dell’enciclopedia comune.

Nel corso dell’intervento, chiamato “L’avvenire della memoria” e introdotto dalla semiologa Patrizia Violi, Umberto Eco ha proposto un’equivalenza tra anima, cultura e memoria.

L’anima è fondamentalmente memoria. Senza memoria, non si può andare né all’Inferno, perché la dannazione consiste nel rivivere costantemente i propri peccati, né in Paradiso, perché se ci arrivassimo senza memoria la beatitudine non sarebbe che un’ipnosi senza senso.

Il Web, secondo Eco, è un dispositivo idiota perché trattiene ogni cosa e il suo contrario, senza avere la capacità di filtrare le informazioni. Inoltre, non mette niente in latenza e si basa sull’eccesso di informazione sempre presente e disponibile.

Allo stesso tempo, non esiste la certezza che i nostri supporti elettronici durino a lungo. Ad esempio, i floppy disk sono quasi del tutto scomparsi e la stessa cosa potrebbe accadere ai CD e DVD. Nessuno ci dice che i computer del futuro saranno in grado di leggerli.

Il rischio è di perdere di vista l’enciclopedia comune, ovvero l’insieme delle conoscenze relative al mondo che possiede ognuno di noi e della quale ogni volta attiva una versione parziale secondo le esigenze. Infatti, secondo Eco, il rischio è di trovarsi di fronte a sei miliardi di enciclopedie individuali, una diversa dall’altra, in cui le nozioni condivise sono perdute.

Nel mirino c’è quindi la conoscenza condivisa tipica di Wikipedia, dove l’utente può modificare le voci a suo piacimento e in cui le fonti si fanno vaghe. Ma Umberto Eco conserva la speranza che nel lungo periodo ci possa essere una comunità motivata, allargata e non scientifica a correggere continuamente gli errori.

Per carità, quando scrive qualcosa Umberto Eco, il nostro più grande semiologo morente, occorre leggere con attenzione le cose che dice. Faccio però sommessamente notare, a lui che sa scartabellare vecchi libri in vecchie biblioteche, ma pure a voi che non approfondite mai una mazza e passate alla velocità dei surfisti su tutto ciò che si scrive nel Web, senza approfondire, senza riflettere, senza andare a vedere, che esistono papiri scritti in demotico egizio dove si metteva in guardia dal diffondere la scrittura perchè avrebbe debilitato la memoria (e pure i pitagorici, se non erro, erano contrari allo scrivere per lo stesso motivo). Solo per dire che è materia antichissima, che parte da lì e arriva fino a mia nonna che temeva che il telefono facesse venire il cancro al cervello. Insomma, è indubbio che ogni nuova tecnologia modifica noi, il nostro comportamento e l’ambiente in cui viviamo, ed è indubbio che queste nuove forme di progresso avranno bisogno di filosofi che usando la maieutica ce ne insegnino l’uso ed i nuovi significati. Ma fare terrorismo ideologico non serve a nulla, se non a confondere la gente.

http://aldoelestorietese.dilucide.com

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