Treu interviene a Firenze: "L'articolo 18 dello stat uto dei lavoratori è un freno alla competitività d'impresa"

Treu interviene a Firenze: "L'articolo 18 dello stat uto dei lavoratori è un freno alla competitività d'impresa" «L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un freno alla competitività d'impresa» Al convegno dei consulenti del lavoro della Toscana si parla di Firenze, l'ex ministro Tiziano Treu sostiene una riforma che tenga conto delle nuove professioni «L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un freno alla competitività del sistema imprenditoriale.

12/giu/2010 15.46.29 etaoin media & comunicazione Contatta l'autore

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«L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un freno alla competitività d’impresa»

Al convegno dei consulenti del lavoro della Toscana si parla di Firenze, l’ex ministro Tiziano Treu sostiene una riforma che tenga conto delle nuove professioni

 

«L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un freno alla competitività del sistema imprenditoriale. Ma siccome è diventato un punto di principio irrinunciabile che porta solo a conflittualità nessuno l’ha mai toccato». Cosi il vice presidente della commissione lavoro del Senato, Tiziano Treu, durante il convegno organizzato oggi pomeriggio a Firenze dai Consulenti del lavoro della Toscana. «Credo sia arrivato il momento di passare dallo statuto dei lavoratori - ha aggiunto l’ex ministro del centrosinistra - allo statuto dei lavori. Personalmente avevo iniziato a riscrivere la cosa insieme a Marco Biagi. Ora la situazione è sempre più caotica. Le situazioni oggettive rispetto al clima che ha portato allo statuto dei lavoratori sono cambiate. Ci sarebbe dunque la necessità di portare delle innovazioni a questo strumento che  in alcune parti è largamente insufficiente. Oggi però, e il collegato lavoro all’esame delle camere ne è un esempio, abbiamo una normativa che è troppo oppressiva per poter fare un buon lavoro. Un’ossessione legislativa che non porta a norme basate essenziamente sui principi rese attuali da circolari attuative da tenere al passo coi tempi».

Critico del provvedimento all’esame delle Camere, Giuliano Cazzola Pdl, che ne è stato anche relatore: «Lo statuto dei lavoratori era legato a una particolare epoca sociale. Ma non credo che solo l'articolo 18 sia il tappo alla competitività. Basti pensare ai permessi sindacali, o alle norme sul controlli Per il collegato lavoro spero che questo passaggio sia quello giusto, nell’ultima lettura sono state aggiunte molte norme disomogenee, che hanno snaturato un po’ il provvedimento».

Il convegno organizzato dai Consulenti del lavoro della Toscana aveva il titolo «Dallo statuto dei lavoratori al collegato lavoro, novità alla prova».

Il «Collegato Lavoro», è stato rinviato alle Camere nell’aprile scorso dal Presidente della Repubblica Napolitano, che aveva rilevato delle incongruenze nell’art. 31, la dibattuta norma che ridisegna la sezione del codice di procedura civile recante le disposizioni generali in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro. I consulenti del lavoro in Italia sono circa 23.000, hanno 65.000 dipendenti, amministrano 900.000 aziende con 7 milioni di addetti; gestiscono personale dipendente per un monte retribuzioni di circa 30.000 miliardi all'anno, redigono 1.200.000 dichiarazione fiscali e, nelle conciliazioni, esercitano funzioni di consulenza di parte o di consulenza tecnica del giudice in oltre 100.000 vertenze di lavoro all'anno.

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