Quasi 100 professionisti al convegno degli ingegneri sugli appalti di lavori pubblici

15/giu/2010 17.34.11 Blu Wom Contatta l'autore

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Presso la sede di Confindustria di Udine, si è tenuto il Convegno “Appalti di servizi e lavori pubblici” organizzato dalla Commissione per la Tutela dell’esercizio professionale e coordinata dall’Ing. Federico Fant dell’Ordine degli Ingegneri di Udine. Alla presenza di quasi 100 partecipanti tra professionisti ingegneri ed architetti, imprenditori e direttori di opere pubbliche sono stati affrontati gli aspetti critici del processo realizzativo delle opere pubbliche con interventi di notevole spessore, che hanno portato importanti contributi alla discussione ed al confronto tra i vari attori del settore.

Il Convegno organizzato dalla Commissione per la Tutela dell’esercizio professionale, sotto il coordinamento dall’Ing. Federico Fant dell’Ordine degli Ingegneri di Udine, è nato con lo scopo di approfondire lo stato dell’arte del mercato dei lavori pubblici e quello delle prestazioni di architettura e ingegneria, a quattro anni dall’introduzione del nuovo Codice dei contratti (Decreto Lgs 163/2006) e dopo il varo del Decreto Bersani (D.L. 223/2006) sulla liberalizzazione dei servizi professionali.

Alla presenza di quasi 100 professionisti tra ingegneri, architetti, direttori di opere pubbliche e protagonisti della scena politica regionale, come il Consigliere Alessandro Colautti, ad aprire gli interventi è stato l’Ing. Federico Fant che ha tracciato un quadro riassuntivo della situazione, dove i vari soggetti - amministrazioni pubbliche, professionisti e imprese - operano in un contesto che continua a subire profonde modifiche normative. Si è soffermato, in particolare, sul D.Lgs. 153/2006 - cosiddetto decreto “Bersani” - che eliminando di fatto ogni riferimento tariffario, ha fatto strada a un regime privo di tutela nel quale si riscontrano spesso affidamenti di incarichi a condizioni certamente penalizzanti e non corrispondenti all’impegno e alle responsabilità insite nella prestazione. Fant ha infine fatto cenno alle trasformazioni culturali subite dalla professione di ingegnere e di architetto, per cui gli incarichi non vengono più affidati su base esclusivamente fiduciaria, ma devono seguire le procedure concorsuali tipiche dell’appalto di servizi.

A seguire l’ing. Romeo La Pietra, presidente del Centro studi del Consiglio Nazionale Ingegneri ha riportato i risultati delle indagini svolte dall’Istituto che presiede circa l’andamento sui bandi di progettazione, sottolineando come le commesse di maggior peso siano affidate con il sistema dell’appalto integrato - ossia di progettazione e di esecuzione - per cui la gran parte degli affidamenti è appannaggio del mondo imprenditoriale, con una sempre più accentuata marginalizzazione dei liberi professionisti. A questo proposito ha messo l’accento sulla necessità che le strutture professionali si rafforzino mirando a costituire raggruppamenti multidisciplinari in grado di competere con le analoghe realtà europee. L’ing. La Pietra ha anche illustrato i dati relativi alla nostra Regione dove nel corso del 2009 sono stati monitorati n. 134 bandi, il cui andamento peraltro non si discosta in maniera significativa da quello nazionale; in chiusura ha posto l’accento su alcune patologie del sistema: accanto a ribassi che mediamente si collocano al 40% rispetto ai valori tariffari, si registrano in alcuni casi offerte del tutto anomale che superano l’80%. “In un caso - ha affermato - abbiamo avuto notizia di un incarico affidato con il 100% di ribasso”.

L’ing. Parmegiani ha sviluppato il suo intervento criticando la pur necessaria Legge 109/94, abrogata dal codice contratti (2006/83), ma nella sostanza in esso trasfusa. Si è soffermato in particolare sull’invenzione dei raggruppamenti temporanei di professionisti che danno vita ad un esercizio “congiunto” dell’attività professionale, che è cosa ben diversa dall’esercizio in comune che ha per presupposto un’attività integrata in funzione dell’unitarietà del risultato cui essa tende. Ha messo in luce le distorsioni che tali raggruppamenti producono nelle gare per l’affidamento dei servizi, soprattutto quando esso avviene al massimo ribasso, senza alcun riferimento a una base di appalto determinata sulla scorta della tariffa, come suggerito dal Consiglio di Stato, ancorché questa non costituisca più un minimo inderogabile in sede di offerta.

L’intervento dell’arch. Donato Riccesi, Presidente regionale dell’ANCE, ha portato il punto di vista degli imprenditori edili. Accanto ad alcuni fenomeni che accomunano l’appalto di lavori a quello dei servizi - ci si riferisce in particolare a quello dei ribassi anomali o eccessivi – Riccesi ha sottolineato come si stia affermando con sempre maggior frequenza il criterio di gara basato sulla valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Criterio senz’altro apprezzabile in quanto scoraggia comportamenti scorretti o avventati, ma che comunque non è immune da vizi. In particolare - ha affermato “quando si introducono in maniera artificiosa elementi di valutazione non del tutto coerenti con le obiettive esigenze del committente oppure comportamenti censurabili dal nostro punto di vista quale l’abnorme dilazione dei pagamenti”. Per quanto attiene alla qualificazione delle imprese, l’arch. Riccesi ha segnalato che l’attuale sistema imperniato sulle SOA non ha eliminato i principali difetti insiti nella vecchia classificazione dell’albo nazionale dei costruttori in vigore per tutti gli anni novanta.

Il punto di vista delle stazioni appaltanti è stato esposto dall’ing. Stefano Fantuz, Direttore della struttura operativa “Tecnologia e Investimenti” dell’ASS. n° 6 Friuli Occidentale. L’ingegnere si è soffermato sulle funzioni svolte dal RUP ossia di Responsabile Unico del Procedimento, il soggetto su cui si impernia l’iter attuativo di un’opera pubblica. “Anche noi ci troviamo molte volte in difficoltà – ha dichiarato – nell’applicare norme che provengono da un quadro legislativo complesso e articolato su più livelli, dove non è sempre agevole identificare la norma di riferimento. Sono soprattutto le pubbliche amministrazioni a patire la complessità dell’iter burocratico, il moltiplicarsi dei controlli, la frammentazione dei livelli di responsabilità. Per cui chiediamo al legislatore, e in primis alla Regione – ha concluso - a intervenire a dettare chiari indirizzi.”

A chiudere gli interventi l’ing. Roberto Della Torre, Direttore centrale ambiente e lavori pubblici della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha voluto ricordare come a tutt'oggi la legge regionale 31 maggio 2002, n.14 ed i relativi regolamenti di attuazione (DPReg 0165/2003 e DPReg 0374/2004), sebbene unitamente alle disposizioni del "codice contratti" per gli  aspetti di competenza esclusiva statale, risulta costituire un riferimento normativo per gli addetti del settore che operano nel territorio regionale. Nelle sue conclusioni, Della Torre si è soffermato sulle inadeguatezze dei vari attori del sistema. “L'evoluzione globale del concetto di mercato - soprattutto alla luce dei dettami della Comunità europea -impone anche ad imprese e professionisti di ripensare alla propria struttura in un'ottica di crescita e confronto competitivo di portata giù ampia – ha sottolineato Della Torre - Parimenti si ritiene che tali criticità possano riferirsi anche alle nostre stazioni appaltanti che, salvo le debite eccezioni, non sempre appaiono sufficientemente strutturate e adeguate alla corretta gestione degli appalti che nel quadro giuridico normativo attuale appaiono particolarmente complessi e richiedono anche una competenza tecnico gestionale altamente specializzata.”

 

Nel corso del dibattito, nel quale si sono avuti, fra gli altri, gli interventi della dott.ssa Magda Uliana - direttrice dell’ERDISU di Udine, dell’ing. Erika Livon – presidente regionale dell’INARSIND, Sindacato ingegneri architetti e liberi professionisti, e dell’arch. Giuseppe Del Zotto, ha preso la parola il dott. Alessandro Colautti – presidente della IV Commissione consiliare ambiente, territorio e LLPP della Regione. Ha illustrato le proposte di legge discusse in Consiglio regionale, volte a snellire e a facilitare le attività di spesa, “comprimendo” la filiera che intercorre tra il legislatore e il soggetto attuatore. Ha espresso l’auspicio che su di esse si trovino ampie condivisioni, attesa l’importanza che il settore dei lavori pubblici assume nella nostra realtà economica. Ha accennato a talune innovazioni che mirano a facilitare l’affidamento degli incarichi e lavori pubblici, innalzando le attuali soglie previste per l’accesso alla cosiddetta procedura negoziata. Infine, ha posto l’accento sul fatto che le modifiche normative intervenute a livello comunitario e nazionale hanno in parte messo in crisi la specialità della nostra Regione, che un tempo poteva vantare competenza primaria nella disciplina del settore.

“Credo necessario puntare l’attenzione al tema della validazione progettuale che, se opportunamente compreso e applicato, potrà costituire occasione per il rilancio della centralità del progetto – ha concluso il Presidente dell’Ordine ing. Elena Moro – concetto, questo, introdotto dalla cd legge Merloni e poi appannatosi nella evoluzione legislativa, ma che si ritiene fondante per salvaguardare la qualità delle opere pubbliche in termini di funzionalità, economia e sicurezza.”

 

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