Clima: negoziati in stallo, i “Piccoli” rifiutano Copenhagen

Dopo il risultato deludente della Conferenza di Copenhagen, la strada si è fatta quanto mai in salita.

09/giu/2010 10.30.39 Blog Network Contatta l'autore

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By ЕленАндреа

I negoziati sul clima sono ripartiti a Bonn, sede di uno dei numerosi appuntamenti di avvicinamento alla Conferenza di Cancun in programma a fine anno, che dovrà produrre un nuovo accordo vincolante sul limite alle emissioni di gas serra. Dopo il risultato deludente della Conferenza di Copenhagen, la strada si è fatta quanto mai in salita. Quello che doveva essere il summit decisivo per trovare un accordo globale per contrastare i cambiamenti climatici si è rivelato invece un punto di svolta in negativo.

L’eredità del vertice danese, infatti, pesa come un macigno sull’avanzamento dei negoziati. A Bonn, in questi giorni, un piccolo ma rappresentativo gruppo di Stati ha minacciato di lasciare il tavolo della trattativa se prima non fosse definitivamente abbandonato l’accordo di base raggiunto a Copenhagen. Il problema è che questo accordo non ha assolutamente nulla di globale: è infatti stato scritto soltanto da una “Conferenza ristretta”, cui hanno partecipato Usa, Brasile, Sud Africa, Cina e India. Il resto dell’Assemblea si è limitato a prenderne atto, senza però ratificarlo e farlo proprio.

Da questo colpo di mano degli Stati più sviluppati (e più inquinanti) nasce l’ostruzionismo di questi giorni, portato avanti con fierezza soprattutto dagli Stati socialisti dell’America Latina, Bolivia, Venezuela e Cuba in testa. Questo gruppetto, denominato “ALBA“, sostiene che il testo di Copenhagen, oltre a non contenere alcun riferimento preciso alla riduzione delle emissioni, sia stato scritto per le esigenze degli Stati sviluppati ed emergenti, a discapito degli altri Paesi.

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