Rapporto Ecomafia 2010: crescono ancora i reati ambientali

Rapporto Ecomafia 2010: crescono ancora i reati ambientali By zen Non conosce crisi l'ecomafia italiana, secondo quanto rivelato dal Rapporto Ecomafia 2010, realizzato da Legambiente.

04/giu/2010 17.31.46 Blog Network Contatta l'autore

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Non conosce crisi l’ecomafia italiana, secondo quanto rivelato dal Rapporto Ecomafia 2010, realizzato da Legambiente. “Ecomafia” è un termine coniato proprio dall’associazione ambientalista italiana per definire l’insieme delle attività illecite realizzate dalla criminalità organizzata in barba alle leggi che tutelano l’ambiente. Due i principali settori ambientali sui quali mafia, camorra e ‘ndrangheta lucrano: il ciclo del cemento e il ciclo di smaltimento dei rifiuti.

Per redigere il rapporto Ecomafia, ogni anno Legambiente si basa sui dati forniti da tutte le forze dell’ordine: denunce, arresti, sequestri e violazioni varie accertate delle norme ambientali. I dati del 2010 sono sconfortanti: ammonta a circa 20,5 miliardi di euro il giro di affari ecomafiosi portati alla luce. Si assiste, rispetto al  2009, all’impennata delle infrazioni nel settore dei rifiuti, da 3.911 a 5.217 (+33,4%). In leggero calo i reati accertati legati al ciclo del cemento, da 7.499 a 7.463, mentre cresce il numero di reati contro la fauna (+58%) e quelli contro l’ambiente marino.

Come negli anni precedentei, la regione al top dell’illegalità ambientale rimane la Campania con 4.874 infrazioni, pari al 17% del totale. Al secondo posto c’è il Lazio, soprattutto con l’area del sud Pontino a causa delle infiltrazioni di clan (Latina è la terza provincia per il ciclo del cemento).

Il Rapporto – ha scritto in un messaggio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – rappresenta anche quest’anno un importante contributo per la conoscenza dei comportamenti criminali che compromettono il nostro patrimonio naturale e per un’approfondita riflessione sugli interventi più idonei a far fronte alle conseguenti emergenze ambientali”.

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