Il piduista Rizzoli vuole una commissione d’inchiesta

02/giu/2010 11.35.26 Blog Network Contatta l'autore

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Angelo Rizzoli e gli amici della P2…

Non riesco a crederci. Un governo che sta mettendo in atto il programma Gelli vuole pure una commissione d’inchiesta su fatti privati…

Cosa vuole angelo rizzoli, altro piduista d’antan (tessera 1977)? Non gli basta di essere stato scagionato non perchè innocente – ma quando mai? Rubò e si mise in tasca illecitamente soldi dell’azienda, reato estinto grazie ad una legge dei nuovi piduisti al governo con cui hanno abolito la bancarotta patrimoniale – ma vuole pure che ufficialmente gli si dica che ha perso la RIZZOLI EDITORE e il Corriere della Sera PERCHE’ ERA ED E’ UN CRETINO?

(Mi scuso per lo sfogo, da quando sono sul Web (1997) rarissimamente ho insultato qualcuno. Ma qui è diverso, perchè io non dimentico di aver perso il lavoro alla Rizzoli per colpa di questo demente, lui e suo padre…)

Eppure, in questo Belpaese di smemorati, qualcuno che la racconti la storia, ci vuole. Perchè il tempo passa e poi quando saremo in grado di raccontare la Verità non ce la ricorderemo più… (non è mia, è di Longanesi). Allora ve la racconto, io. Almeno dal mio punto di vista che si sa non è la Verità rivelata, però è vista dall’interno dell’azienda. Sono certo che aiuterà la memoria di qualcuno che metterà qui di seguito le sue impressioni, i suoi ricordi. Così lasceremo una traccia, a futura memoria. Perchè il Web alcune volte nasconde, ma non cancella…

Dunque, eravamo un gruppo di “creativi” (il termine venne coniato dopo, e noi non sapevamo di esserlo) che veniva dalla Mondadori dove nei magazzini stavano ammuffendo tonnellate di una vecchia enciclopedia dei ragazzi e l’Editore (scusate se lo scrivo maiuscolo, ma allora se lo meritavano) voleva stamparne una nuova. Noi prendemmo i personaggi di Topolino e stampammo un invito da distribuire fuori dalle scuole per partecipare ad una gara canora inventata da Tony Martucci che si chiamava Ambrogino d’Oro (poi glielo scipparono, ma questa è un’altra storia…). Non entro nei dettagli ma l’operazione portata sul piano nazionale ebbe un enorme successo. Non solo vendemmo tutti gli avanzi di magazzino ma avemmo centinaia di migliaia di prenotazioni per l’encicloperdia nuova. Alla Mondadori – luogo dove sapevano fare i conti – capirono quanto pericolosa fosse questa operazione, e (gentilmente) ci cacciarono.

Anche qui ci vogliono due parole di spiegazione altrimenti non riuscite a seguirmi. I Fratelli Fabbri avevano inventato un nuovo modo per vendere enciclopedie porta a porta: bussavano a tutte le case, fingevano un’intervista sugli orientamenti letterari della popolazione (tutta carta buttata via perchè non c’erano i computer. Pensa che spreco di dati) e vendevano il CONOSCERE un’enciclopedia per bambini. Dicevano che la vendevano a rate ma non era così: i sottoscrittori pagavano duemila lire e il venditore gli lasciava UN volume. Pagato quello, gli arrivava in casa il secondo e così via.

Arrivati in Rizzoli invece trovammo il Bengodi: L’Enciclopedia Rizzoli Larousse, 15 volumi, il cliente pagava 3.000 lire e riceveva i primi quattro volumi e poi nel tempo gli altri.

L’Agente di Bologna aveva inventato una curiosa iniziativa: invitava i bambini a cantare allo Zecchino d’Oro e noi prendemmo quella iniziativa e la trasferimmo in campo nazionale. Un successo! Pensate che il settore RATE fatturò 12,5 miliardi su 25 che era tutto il bilancio Rizzoli.

Se qualcuno avesse saputo fare i conti, ci avrebbero cacciato pure da lì, perchè l’azienda incassando tremila lire pagava il 25% di provvigioni su 150.000 prezzo dell’opera, e usciva col prodotto industriale di altre 60.000 lire. Invece davano i contratti alle banche come garanzia e si facevano dare prestiti.

Io tenevo corsi di formazione del personale e per la mia pubblicazione ad uso interno ebbi accesso ad alcuni dati economici dell’azienda.

Noi avevamo una partecipazione in una importante banca privata, la cartiera di Marzabotto (carta esentasse) l’Assicurazione Toro di Torino, quasi tutta Lacco Ameno d’Ischia, e una flotta di pescherecci nel Mare del Nord che pescavano il merluzzo, lo vendevano in Svezia contro pioppi che portavamo in Italia per fare la carta. La Cineritz produzione e distribuzione, e altri ammennicoli.

Se passavate per via Civitavecchia (si chiamava così la strada dove c’era la Rizzoli) sul palazzo leggevate: OGGI IL QUOTIDIANO DI DOMANI, era stato un sogno del grande Angelo, e il figlio Andrea (fino allora specializzato in Casinò e roulette) s’imbarcò nell’avventura del Corriere della Sera per mostrare a sè stesso e al mondo di saper fare qualcosa più di suo padre. Ma non sapeva fare i conti.

Infatti, per fare cassa, vendette agli Agnelli l’Assicurazione Toro e la partecipazione alla banca e altre quisquillie perdendo il cash flou.

Angelo (il cretino, non quello vero) intanto si era impelagato con Lucherini che gli aveva fatto conoscere Jenny Tamburi che era un’innocente. Un po’ meno si rivelò invece Eleonora Giorgi, che quando afferrò la presa non la mollò più.

In questo quadro, oltre alle vicende che conoscete tutti, fu gioco facile per gli squali della finanza, al primo scossone, spingere le banche a chiedere il rientro delle immense cifre di debito accumulate. E fu così che angelo Rizzoli, dopo aver nascosto un po’ di capitali cedette l’azienda per non farla fallire.

Ora gli amici della P2 vogliono una commissione d’inchiesta per aitarlo a chiedere 600 milioni di risarcimento. Perchè, dice lui, innocente.

Invece è solo cretino.

ALDO VINCENT
www.giornalismi.info/aldovincent

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