COMUNICATO ROY PACI & THE ARETUSKA

22/apr/2005 17.28.09 Deposito Giordani Contatta l'autore

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Deposito Giordani
VIA PRASECCO, 13 - PORDENONE



presenta


VENERDI' 21 MAGGIO 2005
ROY PACI & ARETUSKA in concerto

Un appuntamento unico per ascoltare dal vivo i pezzi del terzo album di roy paci & aretuska: "Parola d'onore",dove lo ska, dancehall, il reggae, lo scratch, la trance, il big beat, l'afro-funky e tanto altro si fondono e creano uno stile impressionista e immediatamente comprensibile a tutti gli ascoltatori.


INIZIO CONCERTO ORE 22:00
INGRESSO € 10,00



Roy Paci


Trombettista-compositore-arrangiatore nasce ad Augusta in Sicilia nel 1969.
Dopo il primo approccio con la musica al pianoforte si accosta alla tromba all’età di dieci anni, entrando nella banda comunale di Augusta (SR), sua città d’origine.
A tredici anni è già prima tromba ed entra a far parte delle big bands siciliane di jazz tradizionale Hot Jazz Orchestra di Augusta e New Royal Big Band di Catania.  
Dopo pochi anni  iniziano i primi tour nei più famosi Jazz Club italiani (tra i quali Capolinea di Milano, Alexanderplaatz di Roma, Cantine Bentivoglio di Bologna), con quartetti e quintetti capitanati da musicisti jazz sempre siciliani, quali Claudio Giglio e Gianni Cavallaro.
Nell’86 l’incontro col compositore/sassofonista Stefano Maltese, che lo introduce verso direzioni musicali non convenzionali; col settetto "As Sikilli" (con tra gli altri Gioconda Cilio e Antonio Moncada) partecipa ad importanti festival nazionali ed internazionali quali: Verona Jazz, Bolzano Jazz, Mulhouse, Talos, ecc..
Nel 1990 si trasferisce in Sudamerica, suona con la Big Band di Stato Argentina e con gruppi di cumbia e con musica popolar do Brasil, esibendosi al fianco di Selma Reis. Forma il "T-Rio Blanco" con Jorge Accaraz ed Angel Varela a Montevideo. Rientra in Italia non prima di aver sostato tra le Isole Canarie ed il Senegal suonando con la formazione di makossa di Papa Matelot Sabow.
Riprende l’attività musicale con Stefano Maltese e contemporaneamente  si introduce nel mondo del pop alternativo suonando per alcuni anni con la formazione ska  dei Persiana Jones, con cui incide tre album.
Nel ’94 guida il suo progetto sperimentale “Rosariosa acme project” e lo presenta al 19° Festival Jazz Junior a Cracovia, unico gruppo italiano, piazzandosi al 4° posto.
Con alcuni musicisti (ancora siciliani) forma i Qbeta con i quali vince sempre nel ‘94 il Rockontest (Firenze); con questo progetto effettua in un solo tour italiano più di 100 date, al termine del quale vengono insigniti del premio "Il Paladino" settore musica, in Sicilia.
Nello stesso anno incontra i Mau Mau ed intraprende con loro un lungo cammino, che lo porta a calcare le scene dei più importanti festival etnici europei quali BAM (Spagna), Paleo festival (Svizzera), Midem (Francia), Womad di Peter Gabriel (Canarie). Con i Mau Mau registra 4 album.
Il forte interesse verso la musica improvvisata lo spinge a costituire organici sia di ricerca sperimentale di estrazione jazz che etnica, e con il contrabbassista Fred Casadei (con lui poi anche negli Aretuska) forma il duo “Hajjaj”, di sola improvvisazione, con il quale sonorizza dal vivo film muti e B-movie (tra gli altri “Tetsuo” del giapponese Shinya Tsukamoto). Nello stesso periodo, col suo quartetto Taranta, riesce a contaminare l’avanguardia jazz con le matrici balcanico-kletzmer.
Partecipa in qualità di solista al progetto Hereo di G. Occhipinti, al fianco di Evan Parker e Barre Philips.
Per quanto riguarda la ricerca sperimentale nel campo etnico assieme ai Mau Mau  realizza l’evento “Radio Trance” che vede coinvolti gli Ohmega Tribe di Bologna (elettronica), il tablista indiano Indar “Goldfinger” Matharu membro dei Fundamental e i Gnawa  Sidi Mimoun di Casablanca.
Le registrazioni in studio nel frattempo si moltiplicano. Chiamato in qualità di trombettista e arrangiatore, mette a disposizione il proprio talento per numerose produzioni di genere vario quali ad esempio Africa Unite (reggae), Fratelli di Soledad (ska), Lou Dalfin (etno), Il Parto delle Nuvole Pesanti (rock-folk) ecc..
Dal ’96 ad oggi viene coinvolto in innumerevoli progetti musicali  tra i più importanti ricordiamo: Orchestra Spaziale di Giorgio Casadei, Cristina Zavalloni Open Quartet con Michel Godard, Francesco Branciamore Trio, ecc..
Il movimento improvvisatori italiano A BAO A QU lo annovera tra i suoi membri ed in occasione del festival Controindicazioni di Mario Schiano si esibisce in quartetto  con Ekkerard Jost.
Iniziano anche le collaborazioni della scena teatrale "off" allestendo lo spettacolo/performance con Paola Pace “Poesia e Andalusia” che verrà messo in scena nei maggiori festival di teatro d’avanguardia (Gibellina, Volterra, Radicondoli ecc.).
Il suo rapporto col teatro  e la musica sperimentale improvvisata sfociano nel progetto di Ivano Fossati “Scambi pressoché telepatici”, con l’attrice Elisabetta Pozzi, presentato in prima assoluta al Salone della Musica di Torino edizione 1998 tradotto in seguito in un libro+cd edito dalla Einaudi.

Con l’amico Fabio Barovero (Mau Mau) sempre nel ’98 realizza, dopo una accurata ricerca, il  progetto Banda Ionica che come primo progetto raccoglie le più importanti marce funebri del sud d’Italia, il primo lavoro al mondo nel suo genere.
“Passione”, titolo del progetto, riscuote forti consensi sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico; due brani del disco entrano a far parte della colonna sonora del film d’autore “La ragazza sul ponte” del francese Patric Laconte.
Sempre nel ‘98 conosce tre membri della band romana Gronge con i quali fonda il quartetto ZU, arrivando presto alla pubblicazione del loro primo lavoro “Bromio”, che ottiene grande consenso tra gli addetti ai lavori nel versante dell’avanguardia jazz-core. Un anno dopo gli stessi Zu pubblicheranno il secondo lavoro di improvvisazione nato dall’incontro con il chitarrista americano Eugene Chadbourne dal titolo “The dark side of the Chadbourne”. Nel frattempo gli Zu girano l’Europa toccando Croazia, Slovenia, Olanda, Francia, Svizzera, Belgio, facendo da support band a The EX, Half Japanese, No Means No, Ken Vandemark, Ruins, Plasticman.
La sua passione per la musica lo porta a fondare alla fine del ’99  l’etichetta discografica Etnagigante, sotto l’egida della quale nasceranno progetti come “Conjura” (F.Casadei, N.Morgia, F.Cusa, R.Paci) e "On-Ice" dell’area sperimentale e la produzione di gruppi siciliani ska-reggae come Cheech Skaos e Kebana.
Costituisce nel frattempo l’Hajjaj Collective, ovvero un ensemble a numero variabile di improvvisatori siciliani per una serie di registrazioni incrociate con gruppi stranieri.
Sempre nel ’99 avviene l’incontro con Manu Chao, col quale suonerà dal vivo (anche nella trasmissione RAI di Celentano) e registrerà “Proxima estacion… esperanza”, secondo fortunato lavoro da solista di Chao.
Con altri spagnoli, i Macaco di Dani El Mono Loco, registra il loro secondo lavoro “Rumbo Submarino”
Intanto le collaborazioni si moltiplicano e nel giugno 2000 partecipa al progetto olandese “The Ex Orkestra”, accompagnandosi ad affermati talenti quali Jaap Blonk,  Michael Moore, Gert Jan Bloom.
Con Gianni Gebbia e Francesco Cusa forma il trio “Trionacria” (che pubblica anche un album su Etnagigante) partecipando a festival internazionali in Olanda, Germania, Belgio, Svizzera, Francia.
Nel 2001 esce il secondo lavoro della Banda Ionica “Matri Mia” che raggiunge la top ten dei migliori dischi di world music europea, con ospiti di riguardo come Vinicio Capossela, Arthur H, Joe dei La Crus.
Contemporaneamente sviluppa "Roy Paci & Aretuska", il suo primo progetto da solista, con tutti giovani musicisti siciliani.
Sempre il 2001 lo trascorre interamente al seguito della carovana Radio Bemba di Manu Chao, in un tour di un centinaio di concerti in tutto il mondo, compresa la marcia per la pace a Genova durante il G8.
Al termine del tour esce il primo lavoro discografico di Roy Paci & Aretuska “Baciamo le mani” (Viceversa/ExtraLabels), una  potente fusione di rock'n'steady, ska, soul, funk e melodie mediterranee: canzoni coinvolgenti, trascinanti, emozionanti, impreziosite dalle voci di Bunna degli Africa Unite, Dani dei Macaco, e l'inconfondibile Meg dei 99 Posse….
Nel 2002 con la band effettua un tour italiano ed europeo di più di cento concerti, partecipa a trasmissioni televisive come “Stasera pago io” di Fiorello, produce un nuovo singolo ("Cantu siciliano") e due video che vanno in heavy-rotation su MTV e Rete All Music.
Nel 2003 arriva “Tuttapposto”, il secondo lavoro a firma Roy Paci & Aretuska, prodotto da Etnagigante e distribuito da V2. L’album, il cui sound spazia fra calypso, rock steady, swing e sonorità caraibiche, vede Roy Paci alle prese tanto con brani propri che con nuovi arrangiamenti di brani della tradizione siciliana. Fra i vari guest dell’album vanno citati Grazia Negro, Cristina Cavalloni e il grande Tony Scott, nonché il sax di Chicco Montefiori. Poi arrivano altri concerti italiani e un tour europeo in cui Roy e gli Aretuska suonano in paesi come Francia, Danimarca, Olanda, Belgio, Germania, Svizzera, Austria e Macedonia… Nell’estate dello stesso anno arriva la partecipazione al FestivalBar, seguita dalla consegna a Roy del rinomato Premio Carosone e una collaborazione con il cinema: Roy e gli Aretuska riarrangiano per il film “Il paradiso all’improvviso” di Leonarxdo Pieraccioni lo storico brano “Besame mucho”, in una versione assolutamente trascinante. Ma Roy Paci non ha nessuna intenzione di fermarsi qui: nel 2004 nasce il progetto “Corleone” (www.cor-leone.com) che inaugura la “terza dimensione” musicale di Roy, un’avventura in nuovi excursus musicali, sempre accompagnati dalla voglia di riscoprire una tradizione fortemente siciliana. Il sound di Corleone affonda le sue radici musicali in un calderone di sonorità non necessariamente jazz, ma che sembrano vivere in un mondo parallelo, privo di contatti con la pesantezza del mainstream quotidiano. In questo appassionante viaggio musicale, Roy ha al suo fianco musicisti eccentrici di indiscutibile valore e di altissima apertura, nonché grandi improvvisatori come Carlo Actis Dato, Mirko Sabatini, Maurizio Martusciello, Giorgio Giovannini, Sebastiano Bell’Arte, Giovanni Lullo Mosso. E’ con loro che nell’ottobre del 2004 inizia le registrazioni di “Wei-Wu-Wei”, il primo album della formazione, seguito, a poche settimane di distanza, dall’inizio delle registrazioni del terzo album di Aretuska, “Parola d’onore”. Parallelamente, dalla fine del 2004, Roy è stato per un intero ciclo di trasmissioni ospite (gradito) del programma di Piero Chiambretti “Markette”, in onda su La7.   

Nella sua incredibile carriera, che ha da poco festeggiato i 25 anni (!!!), Roy ha arrangiato, scritto e suonato anche per Samuele Bersani, Piero Pelu’, Luca Barbarossa, Vinicio Capossela. Ha collaborato dal vivo tra gli altri con: Teresa De Sio, Manu Chao, Giorgio Conte, 99 Posse, Mau Mau,  Eric Mingus, Carlo Actis Dato, Enrico Rava, Vinicio Capossela, Sean Bergin, Ned Rothemberg, John Edwards, Nicola Arigliano, Amy Denio, Cesare Basile, Han Bennink, Walter Weibous, Flying Luttembachers, Blue Beaters, New York Ska Jazz Ensemble, Zap Mama, Trilok Gurtu, Tony Levin, Macaco, Subsonica, e tanti altri. Calcola lui stesso di aver partecipato all’incirca a 300 diversi progetti discografici, della più svariata natura.



Roy Paci & Aretuska
“Parola d’Onore”



Si dice spesso che fare dischi sia come crescere figli: il primo assorbe tutta l’attenzione. Il secondo cresce un po’ in scia al primo e si giova di tutti gli errori già fatti. Il terzo - per chi lo fa - rimette di nuovo tutto in gioco.
Ecco, in questo senso Parola d’onore di Roy Paci & Aretuska è, come molti terzogeniti, un “figlio” che ha poco a che spartire con i suoi due fratelli maggiori, pur facendo parte della loro stessa famiglia. Anzitutto è un album che parla una lingua più internazionale, sviluppata nei quattro anni vissuti dalla band costantemente in giro tra Italia ed Europa, macinando circa seicento concerti di fronte a pubblici sempre diversi e sempre più entusiasti.
Parola d’onore è un disco nato avendo ancora negli occhi tutte le cose viste in questi quattro anni di “neverending tour”, le facce stupite del pubblico e le immense autostrade del Nord Europa, le città eleganti e i quartieri malfamati. E nelle orecchie tutta la musica suonata ogni sera, quella ascoltata dalle centinaia di amici musicisti incontrati sulla strada, le tante lingue, i dialetti che si avvicendavano sul cammino e che segnavano come un contachilometri il percorso della distanza.
E così spiazzerà forse qualcuno l’ascoltare Roy Paci & Aretuska alle prese con una musica - e una lingua - che non sono più pure in quanto a generi di riferimento, ma al contrario sono diventate un “lingo” fatto di differenti influenze e idiomi: c’è ancora lo ska, naturalmente, ma Parola d’onore dimostra di apprezzare anche il dancehall, il reggae, lo scratch, la trance, il big beat, l’afro-funky e tanto altro.   
Lo stesso succede nell’idioma utilizzato per le canzoni: siciliano, italiano, spagnolo, broccolino, tedesco, tutto si mescola per creare una lingua impressionista e immediatamente comprensibile a tutte le lingue, una sorta di esperanto che declinato in musica permette a chiunque di essere al centro di quanto si dice, e di poterlo a sua volta “sentire” e capire, tanto che si canti del parente americano (“What you see is what you get”) che dell’amore più passionale e appassionato (“Boca dulza”).
C’è un altro punto molto importante che gioca a favore di Parola d’onore e lo distingue dai suoi pur illustri e fortunati predecessori: l’essere un album pensato e scritto per essere suonato dal vivo: Roy ha detto di averlo costruito pensandosi direttamente sul palco, privilegiando cioè tutti quei brani la cui struttura potesse essere potentemente resa dal vivo, tagliando ogni momento di virtuosismo sterile e fisiologici cali di tensione. Anche qui, avere ancora negli occhi le facce felici del pubblico di tutta Europa deve aver giocato un
ruolo importante nella composizione e nella scelta del materiale: il risultato è un album esplosivo, un concentrato di pura energia.  
E per quanto riguarda il repertorio, oltre alla potenza tutta da scoprire delle singole composizioni, Parola d’onore contiene, seppure a diverso titolo, tre importanti omaggi: “Malarazza” è un tradizionale siciliano di inizi ‘900, reinciso da Domenico Modugno in una versione edulcorata che mitiga le asprezze del testo originale e da lui - aggiunge maliziosamente Roy - ridepositato in Siae nel miglior Bregovic-style. Un tributo quindi alla tradizione siciliana e alla sua musica a volte così ispida e dura nei testi. “Anna” è invece un brano dal contenuto molto personale dedicato ad Anna Magno, discografica di Roy e da lui considerata una sorella maggiore, scomparsa prematuramente; mentre la conclusiva “Fela Kuti Aye!” regala un momento di grande emozione dedicato al padre dell’afrobeat, a tutt’oggi fonte di ispirazione inestinguibile per chi senta bruciare dentro di sé il “sacro fuoco” della musica.    

Ma non sono solo questi i motivi di grande differenza tra Parola d’onore e le passate prove di Roy Paci & Aretuska: in questo album c’è anche da fare i conti con il cantante-Roy, che accanto al suo eccellente lavoro come bandleader e trombettista ha deciso di cimentarsi seriamente con il canto, sfoderando grinta e una capacità di dare sfumature sempre diverse alle proprie interpretazioni. Non è un caso che le canzoni dell’album rimandino a una gamma vocale espressiva davvero straordinaria, tale da farle apparire una”galleria” di interpretazioni perfettamente in tono con le necessità di ognuna di esse.

Registrato dal fido Josh Sanfelici all’Orange Room di Collegno (Torino) e al Sant’Andrea Studio Recording di Faenza (Ravenna), tra la fine del 2004 e l’inizio del nuovo anno, Parola d’onore si avvale anche di una cerchia di collaboratori di tutto rispetto, scelti espressamente da Roy sulla base delle esigenze artistiche manifestate da ogni brano: a partire da uno dei migliori autori radio e tv del nostro presente, Diego Cugia (inventore di Jack Folla e Alcatraz, da qualche tempo consigliere che sta dietro il successo di Adriano Celentano), che con Roy firma i testi di due brani, “Viva la vida” e “Shock politik”.

Il resto viene da sé: così di Eased Seeed aka Frank Dellé è la voce che introduce all’ascolto dell’intero album, di Taher Fasal è il contributo vocale su “Boca dulza”, e di Zuli aka Marco Zuliani quello che impreziosisce “Malarazza”.         
Ancora, vanno ricordate le backing vocals di Vincenzo Vasi, Bobby Soul aka Alberto De Benedetti, Robertina Magnetti e Rosetta “swing” Rizzitelli; gli archi di Davide Rossi, il sax baritono e il flauto di Chicco Montefiori, l’accordeon di Vinagro aka Salvatore Chillemi, il sax alto e il clarinetto di Guglielmo Pagnozzi, le percussioni del gruppo Timbales di Alba e, ultimo ma non ultimo, lo scratch di Dj Tsura aka Massimo Contino.
La lista di ospiti, e soprattutto la loro strumentazione, ribadisce l’ampio spettro di variabili che la musica di Parola d’onore contiene. E che conterrà dal vivo, visto che nella prima metà di aprile è prevista la partenza di un nuovo tour europeo di Roy Paci & Aretuska, ambasciatori di una musica e di un messaggio capaci ancora una volta di incantare le platee d’Europa. Parola d’onore.   





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