La Via della Felicità di L. Ron Hubbard

La Via della Felicità di L. Ron Hubbard La Via della Felicità di L. Ron Hubbard Le culture di tutte le epoche hanno sempre avuto un proprio codice morale che stabiliva a grandi linee un modo di comportarsi che tendesse all'accordo comune e alla sopravvivenza.

22/lug/2010 10.00.06 Chiesa di Scientology di Milano Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

La Via della Felicità di L. Ron Hubbard

Le culture di tutte le epoche hanno sempre avuto un proprio codice morale che stabiliva a grandi linee un modo di comportarsi che tendesse all’accordo comune e alla sopravvivenza. Benché la maggior parte dei codici morali del passato possano non sembrare particolarmente adatti alla fine del ventesimo secolo, questi si addicevano perfettamente alla realtà del tempo in cui erano stati stilati. In quell’epoca contribuivano a garantire la perpetuazione della famiglia, del gruppo e della nazione, fungendo da baluardo per i principi fondamentali di onestà e di fiducia reciproca. In breve, il codice morale costituiva l’insieme dei principi dominanti in base ai quali gli uomini potevano vivere in pace, in prosperità e in armonia con i loro simili. Tuttavia, agli inizi degli anni Ottanta, per usare le schiette parole di L. Ron Hubbard, il mondo era diventato una vera e propria giungla. I segni erano ovunque. “La cupidigia è l’unico dio” fu un aforisma popolare di un’epoca nella quale si accumulavano indecenti fortune ricorrendo alla frode e alla manipolazione del mercato azionario. Se l’arte e lo spettacolo potevano essere stati un ritratto di quel momento, allora gli anni Ottanta segnavano l’inizio di un’era davvero spaventosa di fredda brutalità. Chi, poi, può dimenticare la violenza nei ghetti metropolitani che ha macchiato quel decennio, quando ragazzini di dodici, tredici anni si ammazzavano fra loro senza provare assolutamente alcun rimorso. Ed è sempre da quel periodo che è giunto l’eco agghiacciante della “violenza gratuita”. E fu proprio in considerazione di questo scenario privo d’ogni senso morale che L. Ron Hubbard presentò la sua opera, La via della felicità, nel 1981. E come ogni altro suo approccio ai problemi che ci affligono, anche questo presentava ampie connotazioni storiche e culturali. Stando alle sue parole, proprio come tutte le antiche culture necessitavano d’un codice morale che contribuisse a mantenere viva la loro struttura, anche la nostra non poteva farne a meno. I vecchi valori erano andati in frantumi ma non erano stati sostituiti da nuovi; mentre gli antichi codici di natura religiosa pretendevano una fede che molti non riuscivano più a trovare dentro di sé. Non avevano più credito, concluse, nemmeno le teorie che sostenevano che i bambini assumessero spontaneamente un atteggia-mento morale. Fu così che scrisse La via della felicità. L’opera si distingue come l’unico codice morale indirizzato a una società pragmatica, altamente tecnologica e profondamente cinica. Prima nel suo genere, si basa unicamente sul buon senso, e la sua natura è del tutto laica. Non si appella ad altro se non al buonsenso del lettore e il suo intento è di aiutarlo effettivamente a mettere in pratica i ventun precetti nella vita quotidiana. A prescindere dalle innumerevoli differenze di nazionalità, di credo politico, di razza, di religione e di qualsiasi altro aspetto, ciascuno di noi, in quanto individuo, deve percorrere la propria strada nella vita. La via della felicità insegna che tale strada può essere meglio lastricata conoscendo e seguendo i suoi precetti.
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl