Molecola salvavita riduce battiti

"I dati sono davvero eccezionali - afferma Roberto Ferrari, presidente dell'ESC - soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida.

29/ago/2010 11.54.21 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre 1 milione 200mila pazienti del nostro Paese una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri. La lotta allo scompenso cardiaco acquista oggi una nuova, potentissima, arma. È l’ivabradina, una molecola innovativa, frutto della ricerca italiana, che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore e cambierà radicalmente la storia di questa malattia. I risultati dello studio SHIFT, sono stati presentati stamattina in sessione plenaria al Congresso Europeo di Cardiologia (ESC) di Stoccolma, suscitando lo straordinario interesse dei circa 30.000 esperti presenti. “I dati sono davvero eccezionali – afferma Roberto Ferrari, presidente dell’ESC – soprattutto perché chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida. Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto ad uno sforzo. A partire da questo Congresso, l’ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”. “Dopo 20 anni dall’avvento degli ACE-inibitori e 10 dai beta-bloccanti, abbiamo oggi un nuovo farmaco salvavita – conferma il prof. Michel Komajda, coordinatore dello SHIFT. Questa patologia è estremamente diffusa, impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente. Fra le principali cause, l’infarto, ma anche un’ipertensione trascurata. Sempre più frequenti i malati in età lavorativa, nel 30% dei casi colpisce ultra 65enni. In Italia la spesa totale per lo scompenso assorbe l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Dal 2003 rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nel nostro Paese (dopo il parto naturale), con 200.000 ricoveri all’anno, in costante aumento (per il 2010 ne sono stimati oltre 230.000). “Ma purtroppo l’8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi – spiega Ferrari –, con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un’importanza determinante, riconosciuta dall’intera comunità scientifica”. Lo SHIFT (Systolic Heart Failure Treatment with If inhibitor Ivabradine Trial), pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Lancet, è il più ampio studio al mondo mai condotto sullo scompenso, ha coinvolto 6.500 persone in 37 paesi, Italia compresa. Tutte soffrivano di questa patologia in grado moderato o severo e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata il valore soglia. L’ESC, per la prima volta presieduta da un italiano è la più grande società scientifica al mondo, rappresenta 56 nazioni e collabora direttamente con le Istituzioni europee per diminuire l’incidenza e il prezzo delle malattie cardiovascolari nel continente. Le cifre sono impressionanti: nel 2006 circa 192 miliardi di euro, dovuti per il 57% (circa 110) ai costi sanitari, per il 21% alla produttività persa e per il 22% all’assistenza (82 miliardi). Le spese dirette ammontano a circa 223 euro all’anno pro capite: sono le patologie che hanno oneri economici, oltre che umani, più elevati d’Europa. Anche il nostro Paese non fa eccezione: per il solo scompenso, il costo di ricovero medio è di 3.236 €, e un paziente può richiedere fino a 3 ospedalizzazioni l’anno, per una media di 9 giorni per volta. Altra malattia estremamente dispendiosa è l’ictus, terza causa di morte nel nostro Paese, responsabile del 10%-12% del totale dei decessi e principale motivo d’invalidità. Qui lo sforzo dei cardiologi è concentrato sulla lotta alla fibrillazione atriale, che porta allo stroke in gran parte dei casi. A questo è dedicato il programma “One mission, One million”, presentato oggi al Congresso, che si propone di prevenire un milione di casi attraverso la sensibilizzazione e l’informazione a medici e pazienti. “Si tratta di un vero e proprio bando per individuare campagne di prevenzione innovative – spiega il presidente ESC -, rivolto a professionisti della salute, associazioni ed enti. Abbiamo a disposizione un milione di euro per finanziare le proposte più idonee ed efficaci. L’obiettivo è educare la popolazione a modificare i propri stili di vita e a sottoporsi precocemente ai controlli e i medici all’utilizzo della miglior terapia”. In questa 4 giorni di congresso, che si chiuderà il primo settembre, la prevenzione resta il tema centrale e, ancora una volta, la dieta mediterranea viene indicata dagli esperti come la chiave per evitare la gran parte dei disturbi cardiovascolari. “Tutti ne parlano ma pochi la mettono in pratica fino in fondo – conclude Ferrari – e i risultati si vedono nei nostri ambulatori. Vanno scelti con cura gli ingredienti (olio d’oliva, cereali, pesce azzurro, frutta e verdura, ecc.) ma vanno controllate attentamente anche le quantità e le modalità di cottura, limitando al massimo ad esempio i fritti. Per evitare il paradosso tutto italiano per cui sono proprio le regioni bagnate dal “mare nostrum” a mostrare i più alti tassi di obesità infantile: il record va alla Campania con un tasso pari al 21%, seguono Sicilia e Calabria, con una media del 12%. Per fornire un aiuto concreto l’ESC presenta a Stoccolma il primo libro di cucina realizzato dalla società scientifica”.
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