DEPRESSIONE, COLPITO UN ITALIANO SU QUATTRO.

24/set/2010 11.08.56 Francy Antonioli Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Cagliari, 24 settembre - In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita è interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne più degli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la malattia rappresenterà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache. Un problema serio che coinvolge famiglie e mondo del lavoro e non di facile soluzione: una persona depressa su 3 lo è ancora dopo un anno, una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la metà avrà una ricaduta nell'arco della sua esistenza. La concomitanza di altre malattie croniche, come ipertensione, diabete e cancro, peggiora la qualità di vita. “Le terapie finora a disposizione – spiega il professor Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuro-psicofarmacologia (SINPF) e del presidente del Congresso di Cagliari – non alleviano immediatamente i sintomi depressivi: il malato può avvertire prima gli effetti collaterali dei farmaci, come quelli gastrointestinali e sul sonno, ma anche disturbi della sfera sessuale e aumento di peso che spesso portano all’interruzione del trattamento”. Per questo la ricerca è orientata su approcci terapeutici innovativi, che offrano una risposta più rapida e più ampia. “I bisogni di questi pazienti sono ancora lontani dall’essere soddisfatti – spiega il professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano. - Basti pensare che i giorni lavorativi persi da un depresso sono 7 volte superiori rispetto a chi non lo è. Inoltre, una recente indagine condotta dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) ha messo in evidenza la scarsa fiducia delle donne verso i trattamenti della depressione: ben il 54% ritiene che la depressione sia addirittura più difficilmente curabile del tumore al seno”. “Tra le novità dal Congresso di Cagliari - puntualizza il prof. Biggio - la disponibilità anche nel nostro paese di una molecola, agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi”. “La battaglia per combattere la depressione deve continuare – conclude il professor Eugenio Aguglia, presidente eletto della Società italiana di Psichiatria (SIP) – la disponibilità anche in Italia di una nuova molecola è positiva e importante per il clinico, anche se attualmente non rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. Crediamo che vada fatto ogni sforzo comune perché tutti i pazienti depressi abbiano uguale possibilità di accesso alle cure migliori”. L’aumento della depressione, insieme ad altri disturbi come gli attacchi di panico e le psicosi, costituiscono uno dei problemi con cui gli esperti si confrontano ogni giorno. Tra i principali argomenti al congresso di Neuropsicofarmacologia l’interazione gene-ambiente: oggi le acquisizioni scientifiche consentono di affermare che la patologia mentale può essere determinata già nella vita intrauterina. “Sappiamo con certezza – spiega il prof. Biggio – che se una donna durante la gravidanza abusa di alcol o di sostanze, viene maltrattata o subisce forti stress, il feto riceve segnali che modificano i geni coinvolti nello sviluppo del cervello: per questo nel nostro congresso parliamo di ‘fenomeni epigenetici’, cioè come i geni dell’individuo vengano modificati non nella struttura ma nella funzione da input ambientali. Oggi finalmente abbiamo prove biologiche che l’ambiente esterno è in grado di modificare i geni”. E i comportamenti e le abitudini dei giovani, in particolare la facilità con cui si consumano droghe e alcol, suscitano allarme tra gli esperti, perché aumentano la vulnerabilità per i disturbi mentali”. Tra questi la depressione in continuo aumento. “Secondo i dati delle prescrizioni mediche, sono circa 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica – avverte il prof. Aguglia - ma di questi solo il 40% ottiene remissione dei sintomi, cioè benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti – continua il prof. Aguglia - è il ritardo dell'efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure.” I farmaci antidepressivi tradizionali infatti, agiscono aumentando la disponibilità di monoamine (noradrenalina e serotonina) nel cervello. Le classi di farmaci oggi più frequentemente prescritte sono gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e gli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina). “Caratteristica comune ai depressi è anche un’alterazione dei ritmi circadiani, controllati da un ‘orologio biologico’ che ogni persona ha dentro di sé, e che regola nell’arco della giornata l’umore, l’appetito e il sonno, la temperatura corporea e la produzione degli ormoni - spiega ancora il prof. Biggio. - “I farmaci finora utilizzati non offrono un beneficio immediato dei sintomi depressivi e non agiscono sui ritmi circadiani”. Recentemente i ricercatori sono arrivati allo sviluppo di una nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati e che inducono anche una re-sincronizzazione di questi ritmi. “Capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici è l'agomelatina, che ha un meccanismo d’azione completamente diverso dai farmaci tradizionali – spiega il prof. Biggio - Agomelatina agisce infatti stimolando i recettori della melatonina (MT1 e MT2) ed inibendo un tipo di recettore della serotonina (5-HT2C)”. I vantaggi sono osservabili su tutti i limiti delle attuali cure antidepressive: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl