La nuova prostituzione indoor a Torino

La nuova prostituzione indoor a Torino Le case di Torino come luogo di lavoro e reclusione per le prostitute.

06/ott/2010 10.21.54 Sara Borsari Contatta l'autore

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Le case di Torino come luogo di lavoro e reclusione per le prostitute. Antonino Runci, sostituto commissario della Squadra mobile della Questura del capoluogo piemontese, spiega che, mentre una volta le forze dell’ordine potevano avere un’idea dell’ordine di grandezza del fenomeno prostituzione, ora non hanno più modo di monitorare la situazione.
Il motivo sta nel fatto che la prostituzione sta scomparendo dalle strade per ritirarsi progressivamente negli appartamenti, negli stanzini nascosti dei locali notturni, nei centri estetici fasulli.
Purtroppo ciò non significa una maggior tutela per le ragazze, come era – in qualche modo – per le case di tolleranza originali, ma, al contrario, rendendole invisibili, le espone ancor di più ad un bieco sfruttamento senza scrupoli.
Le ragazze più giovani - le “bamboline”, come vengono pubblicizzate dai loro protettori -, non hanno più neanche la speranza che qualche comune cittadino, vedendole per strada, nell’età in cui dovrebbero frequentare la scuola media, indignato chiami la polizia.
Le organizzazioni criminali, fiutato l’affare, hanno allargato i loro traffici, tradizionalmente rivolti ad armi e droghe, alla gestione degli immigrati e in particolare alla tratta delle extracomunitarie. Queste ragazze, molto spesso minorenni, provenienti da famiglie povere, vengono reclutate nei loro paesi d’origine con la promessa di lavoro o di matrimonio. Arrivate in Italia, vengono piegate a suon di botte e minacce ai voleri delle varie bande, che se le scambiano e se le vendono come se si trattasse di una qualsiasi merce.

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