Prestiti per gli studenti universitari: che onore!

Ottobre fino a poco più di quarant'anni fa era il mese dei "remigini", cioé i bambini che iniziavano la prima elementare il giorno di San Remigio che cade il 1° ottobre e che una volta segnava il termine ultimo delle vacanze estive e l'inizio della scuola.

13/ott/2010 16.44.32 Supermoney Contatta l'autore

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Ottobre fino a poco più di quarant’anni fa era il mese dei “remigini”, cioé i bambini che iniziavano la prima elementare il giorno di San Remigio che cade il 1° ottobre e che una volta segnava il termine ultimo delle vacanze estive e l’inizio della scuola. Oggi non è più così: la scuola dell’obbligo inizia nelle prime settimane di settembre e ad ottobre è ormai a pieno regime.

Chi invece sta per tornare sui banchi, se non è già tornato, ed è pronto a districarsi tra piani di studio, quarti d’ora accademici, giornate passate in biblioteca o in laboratorio, sono gli studenti universitari. Ottobre è infatti diventato ben presto il mese dell’università. Periodo della conquistata autonomia, in cui il tempo è tutto nelle mani dello studente, ma anche momento in cui la famiglia deve farsi qualche conto in tasca (specie se il figlio è fuori sede) per sostenere le spese di tasse universitarie, libri, mezzi di trasporto, affitti, extra.

Ma come ci si può sobbarcare questi costi senza far soccombere il bilancio familiare? Una soluzione potrebbe essere quella del prestito d’onore. Una pratica molto diffusa nei Paesi anglosassoni ma da noi ancora poco presa in considerazione. In realtà qualcosa di simile è contemplato in uno dei punti della riforma universitaria Gelmini, in questi giorni all’esame della Camera, e riguarda il cosiddetto Fondo per il merito. Questo consiste nella possibilità che studenti meritevoli ma poco abbienti si vedano offrire dall’università “buoni studio” da restituire dopo il conseguimento del titolo.

Il sistema è davvero virtuoso o nasconde qualche inghippo? A giudicare dai risvolti pratici qualche problema lo causa la rigidità relativa delle clausole di ammortamento perché è chiaro che la possibilità concreta di rimborsare varia a seconda dello status economico e sociale della persona indebitata.

Alcuni esperimenti di “prestiti fiduciari” sono stati avviati dalle università italiane a partire dal 2003, ma sono rimasti in parte inutilizzati a causa della clausola che obbligava lo studente debitore a rimborsare il prestito già all’indomani del conseguimento del titolo. La riforma Gelmini rimedierebbe solo in parte al problema prevedendo la restituzione del debito «secondo tempi parametrati al reddito percepito». È ovvio che pagare un debito da neolaureati non è la stessa cosa che farlo da professionisti avviati, specie in un Paese come l’Italia in cui il precariato degli ultratrentenni, quindi in media laureati già da diversi anni, è una piaga sociale tuttora difficile da estirpare.

La riforma potrebbe apportare qualche cambiamento, ma non modifica la situazione. Servirebbe che questo dialogo tra studente e università, in cui sporadicamente si inserisce anche la politica, fosse esteso agli istituti di credito, soggetto interessato all’argomento dei prestiti. Nell’attesa che qualcosa di più venga fatto per gli studenti universitari, è però possibile organizzarsi da sé consultando un sito di comparazione dei prezzi come Supermoney per visionare le offerte di finanziamento presenti sul mercato.

Richiedere un prestito personale per motivi di studio costringe inoltre le famiglie a ripensare agli investimenti: non più solo sul mattone o sull’auto ma su qualcosa di immateriale e difficilmente quantificabile, la cultura.

 

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