L’Arbitro bancario finanziario spegne la prima candelina

20/ott/2010 17.37.05 Supermoney Contatta l'autore

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Lo sportello bancario sembra essere il luogo a più alto tasso di litigiosità: lo rivela il grande numero delle controversie sottoposte all’attenzione dell’Arbitro bancario finanziario nel suo primo anno di attività. L’organismo, fortemente voluto da Bankitalia e previsto dal Testo unico bancario, è infatti un ente indipendente che offre una valida alternativa stragiudiziale per dirimere le controversie tra banche, intermediari e clientela su tutto ciò che riguarda operazioni e servizi bancari e finanziari come conti correnti, carte bancomat, carte di credito e mutui.

Una strada utile e più economica (basta pagare un contributo di 20 euro) del ricorso al giudice, che spesso comporta invece procedure complesse e molto lunghe. L’ABF decide con imparzialità e in pochi mesi chi ha torto e chi ha ragione nella controversia, le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice ma se l’intermediario non le rispetta il suo inadempimento viene reso pubblico. Il cliente però può rivolgersi all’Arbitro solo dopo aver tentato di risolvere il problema con la banca o con l’intermediario presentando ad essi un reclamo (valido entro 30 giorni dall’invio) e se non è soddisfatto della decisione dell’Arbitro può comunque rivolgersi al giudice ordinario.

In questo anno di vita (è attivo dal 15 ottobre del 2009) sono stati oltre 2.600 i ricorsi giunti nei tre collegi di Milano, Roma e Napoli, dei quali più di 1.200 hanno avuto già una soluzione. Il rapporto ufficiale sul primo anno di attività dell’ABF dovrebbe essere pubblicato in occasione della Giornata del risparmio, il 28 ottobre, e in attesa del resoconto si può citare la relazione datata marzo 2010 che vedeva il 44% dei ricorsi concentati al Nord, seguito dal Centro Italia con il 34%, mentre il Sud contribuisce per circa un quinto (22%).

La principale funzione dell’arbitrato è in realtà quella di fare pressione sugli istituti bancari affinchè risolvano la questione direttamente col cliente. In un terzo dei casi infatti il ricorso del cliente all’arbitrato ha condotto i due contendenti a un accordo prima che l’organismo prendesse una decisione. Un terzo delle decisioni arriva per cessazione della materia del contendere, un terzo per accoglimento delle ragioni del cliente e solo il restante terzo è costitutito dai “non accoglimenti” per non competenze o non ricevibilità.

L’Arbitro può intervenire solo su operazioni successive al 1° gennaio 2007, al di sotto dei 100mila euro se il cliente chiede una somma di denaro, mentre per accertare diritti, obblighi e facoltà non sono previsti limiti. Va precisato poi che l’ABF non si deve confondere con l’arbitrato e la conciliazione, che hanno origine da un accordo tra le parti in cui il primo ha valore vincolante mentre la seconda aiuta le parti stesse a elaborare la loro personale soluzione.

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