A Roma il primato degli sfratti

A Roma il primato degli sfratti Il diritto alla casa, tema della "Giornata mondiale dell'habitat" istituita dall'Onu per il 4 ottobre, è riconosciuto dalla costituzione di molte nazioni (Belgio, Spagna, Grecia, Portogallo, Finlandia, Olanda, Svezia), ma viene violato sempre più spesso: in Europa 70 milioni di persone sono in difficoltà in relazione all'abitazione.

21/ott/2010 15.16.18 Sara Borsari Contatta l'autore

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Il diritto alla casa, tema della “Giornata mondiale dell’habitat” istituita dall’Onu per il 4 ottobre, è riconosciuto dalla costituzione di molte nazioni (Belgio, Spagna, Grecia, Portogallo, Finlandia, Olanda, Svezia), ma viene violato sempre più spesso: in Europa 70 milioni di persone sono in difficoltà in relazione all’abitazione.

La situazione degli affitti di Roma è la più colpita dagli sfratti: nel 2009 sono stati 8.729, il 78% dei quali per morosità. “Le attuali offerte del mercato privato – affermano i sindacati degli inquilini di Roma e Lazio – sono incompatibili con le condizioni di reddito delle famiglie, soprattutto nei grandi centri dove più del 75% di queste percepisce un reddito inferiore a 20mila euro. Esiste un’area di disagio rappresentata da famiglie che hanno i requisiti per un alloggio pubblico, ma alle quali l’esiguità del comparto non riesce a dare risposta, né il fondo sociale le può sostenere; altre famiglie non hanno tali requisiti, ma per loro non c’è compatibilità con gli attuali canoni del mercato privato”.

Angelo Fascetti, che sostiene i Comitati degli inquilini, in un intervento a Radio Città Aperta ha detto che: “(...) una moratoria è sempre più necessaria a garantire il diritto alla casa per chi lo sta perdendo, in quanto non in grado di sopportare il caro affitti e impossibilitato ad opzionare l'appartamento dove risiede od onorare le rate di mutui divenute insostenibili”.

Diverse manifestazioni sono state organizzate a Roma per ribadire il diritto alla casa e per protestare contro il cosiddetto “social housing”, voluto dal governo, che utilizza finanziamenti privati ed aree pubbliche per – sostengono i manifestanti – continuare a cementificare avvalendosi strumentalmente dell’emergenza abitativa, invece di incrementare l’edilizia popolare.

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