TUMORE AL SENO: VA AL NORD-EST IL RECORD DI CASI IN ITALIA.

Una "strategia di attacco" che dal seno si sta estendendo ad altre neoplasie, in primo luogo quella dello stomaco.

22/ott/2010 11.05.35 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il tumore del seno colpisce di più nel ricco nord-est, terra di tanti primati, compreso il record per questa neoplasia. Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige condividono un tasso (standardizzato) di 131 casi ogni 100.000 abitanti, contro la media italiana di 93. Sono però in linea con il resto del Paese rispetto alle possibilità di guarire: in Italia oggi 8 pazienti su 10 superano il tumore, anche quando è particolarmente aggressivo, di tipo HER2-positivo, una forma che 10 anni fa non dava molte speranze. Merito della diagnosi precoce e dei farmaci biologici mirati sul bersaglio. Una “strategia di attacco” che dal seno si sta estendendo ad altre neoplasie, in primo luogo quella dello stomaco. In questo caso, la distribuzione geografica è completamente diversa, con le regioni del centro in testa alla classifica di dove ci si ammala di più. La “mappa” del rischio emerge dal convegno nazionale “Breast and Gastric cancer: dai bersagli molecolari alle applicazioni cliniche” che si svolge oggi e domani a Bardolino, Verona, con alcuni tra i maggiori esperti italiani. “Le cause della più alta incidenza del carcinoma della mammella in queste regioni sono in gran parte ignote – spiega il prof. Marco Venturini direttore dell’oncologia medica dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar, Verona, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e chairman del convegno -, ma la tendenza ad avere figli in età avanzata, più spiccata al settentrione, è uno dei fattori più sospetti, così come stili di vita scorretti: poco movimento, abitudine al fumo, errata alimentazione, eccessivo consumo di alcol. Oggi però le donne possono contare su cure più efficaci e sicure, in particolare sul trastuzumab, uno dei primi farmaci biologici “intelligenti” messi a punto contro il cancro. Una molecola dai risultati rivoluzionari - continua Venturini - che in un solo decennio di pratica clinica ha cambiato in maniera radicale la storia naturale della neoplasia. Le donne colpite da tumore HER2-positivo sono circa il 20%: un tempo la loro prognosi era nettamente peggiore, oggi invece la speranza di vita è uguale per tutte le pazienti e l’80% sconfigge la malattia. Inoltre sono stati da poco resi noti i risultati preliminari di una formulazione chiamata T-DM1 che combina il trastuzumab con un potente agente citotossico: indirizzando entrambi i farmaci soltanto contro il tumore, abbassa di molto ogni effetto collaterale”. Per il tumore del seno, “esistono in particolare due tipi di trattamento ‘mirato’ – spiega il prof. Giuseppe Viale, ordinario di Anatomia Patologica all’Università di Milano e direttore dell’Anatomia Patologica dell’IEO di Milano - la terapia indotta con farmaci ad attività antiestrogenica e quella con trastuzumab. Le indicazioni per l’una o per l’altra derivano dal rispettivo bersaglio molecolare, il recettore per estrogeni o quello HER2. Se noi patologi sbagliamo nel qualificare l’espressione dei marcatori tumorali, l’oncologo viene indirizzato verso cure non adeguate. Il rischio di errore è molto elevato: nel mondo e in Italia, è stimato tra il 20 e il 40%. Per ridurlo abbiamo deciso di instaurare una collaborazione strutturata con gli oncologi, una partnership che ha caratteristiche uniche perché è ampiamente condivisa, partita dalla base con una prima riunione tra circa 100 patologi”. “Il test per determinare se il tumore è HER2-positivo - spiega il prof. Venturini - viene ormai praticato di routine dalle anatomie patologiche dei principali ospedali italiani. L’AIOM è stata impegnata nella recente promulgazione delle linee guida assieme alla Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia diagnostica (SIAPEC) per controlli di qualità da eseguire perché questo esame sia attendibile.” Com’è stato evidenziato dagli esperti al convegno di Bardolino, sarà ora importante applicare lo stesso percorso anche al tumore gastrico, che iper-esprime il recettore HER2 nel 16% circa dei casi. Anche per questa neoplasia, trastuzumab, nel vasto studio internazionale recentemente condotto, ha dimostrato una notevole efficacia nel prolungare la sopravvivenza nei pazienti metastatici HER2-positivi, e per questo ha ricevuto l’approvazione dall’Agenzia europea del farmaco (EMA), in combinazione con la chemioterapia, per tale tipo di tumore. Al convegno si discute ampiamente anche del futuro delle terapie per i tumori HER2-positivi. “Tra i vantaggi indiscutibili della nuova formulazione T-DM1 – conclude Venturini - vi è la riduzione ulteriore degli effetti collaterali come perdita di capelli, nausea e stanchezza che rendono così pesante da sopportare la chemioterapia. E già col solo trastuzumab queste problematiche sono ridotte a un decimo”. Il Veneto – è stato inoltre sottolineato al convegno - conta alcuni centri di assoluta eccellenza nazionale per la cura dei tumori e si colloca ai vertici italiani per la cura e l’assistenza ai pazienti e ai loro familiari.
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