Un tatuaggio come espressione di sé

24/ott/2010 10.12.42 Sara Borsari Contatta l'autore

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Farsi un tatuaggio può essere un semplice decorarsi la pelle per una ragione estetica o qualcosa che rappresenta per chi lo fa un significato può profondo. È possibile che semplicemente abbiamo visto delle disegni per tatuaggi che ci sono piaciute e tra quelle ne abbiamo scelta una che vogliamo portarci sulla pelle oppure capita che, in seguito ad un periodo inaspettatamente felice o particolarmente difficile, sentiamo l’esigenza di fare qualcosa che fermi una determinata esperienza in modo definitivo. I tatuaggi, anche quello che portano con sé un significato profondo e personalissimo, non devono per forza rappresentare esplicitamente la loro natura. C’è chi semplicemente, ad ogni evento che vorrebbe ricordare, decide di fare un tatuaggio e lo sceglie a seconda del gusto del momento. Magari c’è chi nel quotidiano raccoglie spesso disegni per tattoo per poi avere a disposizione un archivio da cui trarre ispirazione.

Il tatuaggio in fondo è una tradizione che va anche supera le mode e che, al di là della consapevolezza, ha un significato simbolico in ogni caso. È dall’antichità che le diverse popolazioni sentono l’esigenza di marchiarsi a monito della propria appartenenza o per rivendicare una propria fede o una propria idea. Che sia un tatuaggio tribale che rappresenta un’idea particolare, il simbolo dell’infinito o il ritratto di Marylin Monroe o Maradona, il tatuaggio serve prima di tutto a chi lo fa per rafforzare il proprio io, poi solo in seguito diventa anche un ornamento da sfoggiare in società. 

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