FW: comunicato morgan

17/giu/2005 16.18.31 Virus Concerti Contatta l'autore

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Associazione  PROSESTO

In collaborazione con:
COMUNE DI SESTO
REGIONE FVG
PROVINCIA PN
ABBAZIA SANTA MARIA
FONDAZIONE CRUP

E in colalborazione con
VIRUS CONCERTI
COOPERATIVA NUOVE TECNICHE

Presentano

Nella splendida cornice della Piazza Castello dell¹abbazia di Sesto al Reghena, uno degli eventi piu' attesi della stagione: MORGAN IN CONCERTO.
Marco  Castoldi ovvero Morgan, dedicherà al pubblico un concerto davvero emozionante, presentando in versione live il suo ultimo lavoro ³Non al denaro, non all¹amore, né al cielo², basato sull¹omonimo album di Fabrizio De André. Morgan sarà accompagnato da Daniele Dopuis (basso elettrico, hammond, mellotron, sintetizzatore, theremin), Marco Carusino (chitarra classica e acustica) e Enrico Gabrielli (clarinetto, flauto, armonica a bocca, ocarina).

SABATO 16 LUGLIO 2005
SESTO AL REGHENA
MORGAN IN CONCERTO
Unica data nel triveneto

Ingresso 15,00 euro
Inizio concerto ore 21:15
per  informazioni: 0434-699701
http://digilander.libero.it/pro.sesto/index1.htm



Morgan: ŒNon al denaro non all¹amore né al cielo¹

                                   
Dopo l¹esordio con ³Le canzoni dell¹appartamento² (Sony Columbia, 2003), la colonna sonora
³Il suono della vanitಠ(Mescal/Sony 2004),
il 6 Maggio 2005 esce il terzo disco solista di Marco Castoldi, in arte Morgan (Milano, 23/12/1972).
Registrato in ³presa diretta² nell¹inverno 2004
Miscelato digitalmente nell¹appartamento, alle porte della primavera 2005

Non un disco di cover ma la cover di un disco
(Non un disco ma una dis-cover)

Un¹ operazione unica nel suo genere: il primo re-make discografico della musica italiana.

Quasi-fedelmente basato sull' omonimo album di Fabrizio De Andrè, a sua volta liberamente tratto dall' Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Masters
Ri-arrangiato e Ri-prodotto da Morgan.

Canta :

Il cantante ³morgan²

Suonano :

il gruppo ³le sagome²

         
³Non al denaro non all¹amore né al cielo²
fu pubblicato per la prima volta nel 1971 e subito definito  ³concept album² sia perché i testi provenivano tutti da un¹unica fonte, sia perché il corpo musicale era un tutt¹uno finito e  autosufficiente, costruito ³come una colonna sonora².. Le musiche, firmate Fabrizio De Andrè / Nicola Piovani, componevano una sequenza di piccole storie musicali connesse tra loro, alcune delle quali strutturate a mo¹ di suite, non si trattava quindi d¹una qualunque raccolta di canzoni ma di un¹opera con i temi ricorrenti, armonie e melodie condivise, continui rimandi, citazioni barocche, passaggi psichedelici.
Gli arrangiamenti erano di Nicola Piovani (allora ventiduenne) e affidati al suono di una grande orchestra classica supportata qua e là da un organico Œleggero¹, pop.
I testi, scritti da De Andrè con Giuseppe Bentivoglio, erano l¹adattamento di nove dei 244 epitaffi che compongono l¹intera Antologia di Spoon River. Poesie che diventano canzoni, ciascuna delle quali rappresenta un personaggio che ci racconta la sua vita, in forma di ballata o di mini-suite.

La mia versione di quest¹opera si attiene Œquasi-fedelmente¹ all¹originale, cioè non è una libera e personalissima rivisitazione Œalla moda sonora contemporanea¹, tantomeno una trasformazione-deformazione che avrebbe condotto ad un totale stravolgimento. Ho agito nel rispetto, mosso da curiosità e desiderio analitico verso la cosa per ciò-che-è e non per ciò-che-potrebbe-essere e, come posto di fronte ad un¹opera classica (nessuno si sognerebbe mai di Œliberamente alterare¹ le partiture del Don Giovanni di Mozart nel serio e serioso universo della musica colta), ma alleggerito dal trovarmi a lavorare una materia Œpop¹, ho operato una sorta di ricostruzione filologica, soltanto filtrata inevitabilmente dai miei gusti, mezzi e possibilità.

I lavori da me affrontati sinora mi hanno visto impegnato quale autore, arrangiatore, produttore e, anche se talvolta nei dischi inserivo Œcovers¹, quelle erano degli episodi isolati, mai più d¹una occupava lo spazio d¹un album.. Considero invece questo lavoro come la mia prima prova da interprete, e non solo vocalmente, poichè qui ad essere reinterpretati sono proprio gli arrangiamenti, la produzione musicale e il suono, il disco nella sua totalità.

Una breve personale introduzione:
³Dormono sulla collina², la canzone che apre il racconto, è uno sguardo generale, una panoramica sul luogo in cui ci troviamo ( i titoli di testa dell¹immaginaria colonna sonora).
Seguono otto episodi, autobiografie post-mortem cantate in prima persona da anime vissute, ormai trapassate.  Incontriamo lo scemo del villaggio (che assomiglia ad un intellettuale), un blasfemo (che sembra un non-violento), un giudice nano e rancoroso, un malato di cuore innamorato, uno scienziato appassionato di scienza ma indifferente all¹amore, un medico buono e truffato dai colleghi invidiosi, un ottico visionario (che sembra uno sciamano o un maestro psichedelico), e infine, un suonatore che pare l¹unico in pace con se stesso e col mondo, e , forse per questo, di tutti il più longevo.
Essi parlano proprio come persone vive, nei toni e nei sentimenti, ci dicono in quale modo hanno concluso la loro vita e per quale ragione ora si ritrovano ad ³abitare² sulla Collina.  Non siamo in un aldilà dove le colpe sono espiate, non c¹è pentimento, saggezza, omniscienza in queste voci, ma i nudi fatti e una sincerità cinica, comprensibile, condivisibile.
In questo luogo ultraterreno e non ameno (ma neppure inquietante o Œdark¹) l¹erba è uno spettacolo dolce, fiorito dalle ossa dei corpi, i ciliegi sono talmente rossi di frutti che sembrano feriti, la terra a volte genera vortici di polvere che hanno un suono di gonne di ragazze che ballano. È qui che ascoltiamo le appassionanti vicende di uomini (nessuna donna fu scelta da De Andrè) cui destini, tra fortune e sfortune, sembrano descrivere la realtà odierna piuttosto che un passato remoto, superato, seppellito. Nel mondo di Spoon River c¹è qualcosa d¹universale che ancora consente di identifincarci, forse perché disegna i tratti di persone comuni, normali, il cui valore, però, è reso eccezionale dal poeta che ascolta, ricorda, scrive, riporta, tramanda.
E.L. Masters fa il primo gesto, dopodichè ha inizio una lunga, cangiante e imprevedibile traghettazione che da tempo si perpetua, ad oggi non ha sosta, e sogno, spero, possa ancora continuare, attraversando spazio e forme d¹espressione, mutando sempre forma o rappresentazione.

La ³traghettazione²:

- 1915 - Il poeta E.L.Masters raccoglie dalla collina le voci delle anime e compone un¹antologia di epitaffi.
Poesia.

-1941 - Prima versione italiana di Fernanda Pivano (su iniziativa di Cesare Pavese).
Stessa forma, diversa lingua, salto d¹epoca.
Traduzione.

- 1971 De Andrè / Piovani.  Da un¹opera di poesia americana ad un album di canzoni italiane.  Salto di sistema formale.
Adattamento.

   -    Oggi, 2005 ­ Morgan, reinterpretazione / restauro.  
Stessa forma, salto d¹epoca.
Re-make musicale.


Possibili  declinazioni future

-Spettacolo di teatro musicale: Morgan e ³le sagome² estate 2005.

-Riconduzione alla lingua d¹origine, nella forma canzone, ripartendo dall¹italiana versione.

La prima cosa che ho pensato quando nel 1999 è morto Fabrizio De Andrè è stato:
³ora dorme sulla collina².

Fabrizio incise Non al denaro quando io avevo ³meno un anno², poi dal vivo non lo eseguì mai, e fatta eccezione per ³un giudice², nessuna altra canzone fu da lui più inserita nel suo repertorio live. Sembrava seppellitoŠ
Nel settembre scorso Dori Ghezzi mi propose di inaugurare il centro studi intitolato a De Andrè, istituito dalla facoltà di lettere e filosofia dell¹Università di Siena con la Fondazione De Andrè, proponendomi un¹esecuzione dell¹album di Spoon River, programmata al teatro De¹Rozzi per il 13 Dicembre 2004.
Accettai l¹incarico visto che avevo sempre apprezzato quel disco considerandolo uno dei capolavori della musica italiana (Œleggera¹ diranno alcuni/ Œpesante¹ potrebbero dire altri).
Nonostante mi fosse stata data totale libertà d¹azione io volevo invece rispettarne  la scrittura musicale, il timbro e il suono. Avevo il vantaggio di trovarmi in un¹epoca più evoluta tecnologicamente rispetto agli anni Œ70 nei metodi di registrazione, montaggio, nella quantità e qualità degli effetti, ma c¹era un grande handicap: non possedevo le partiture originali, andate smarrite. Incominciai così a trascrivere/ ri-scrivere, smontando e ricostruendo.
Era quasi un ³restauro² in cui mi trovavo a decifrare zone buie o più sbiadite di altre invece perfette, nitide. Come usando un microscopio acustico cercavo di attenermi all¹originale però nella ricostruzione mi accorgevo di ripetere, raddoppiare, allargare, allungare, mai tagliare, talvolta amplificare elementi nascosti, svelare, smascherare le citazioni, inserirne di mie. Ho sentito la necessità di rallentare la velocità di tutti i brani, come mosso da un piacere nel soffermarmi su alcune sensazioni, dilatando più che potevo.
Per non lasciare che tutto il lavoro fosse finalizzato al solo concerto, ho voluto registrare quella musica non mia ma ormai quasi-mia, quell¹opera di pop-sinfonico, affrescata 34 anni prima, ispirata allo stile barocco, il mio disco-modello, apparentemente ³datato² eppure così attuale in quella sua totale diversità  dagli stili e dagli schemi oggi imperanti.


Le differenze:

                                     De Andrè                                       Morgan  

durata complessiva                   31¹: 15                                       43¹: 22²
numero brani                                   9                                              17 (Nelle canzoni-suite c¹è un ID all¹inizio di ogni sezione)

Alcuni interventi
[di seguito elencati gli elementi di novità ­aggiuntivi rispetto agli arrangiamenti originali]

-     inizio: tema de Œil suonatore Jones¹ eseguito da clavicembalo, organo e quintetto d¹archi       

Dormono sulla collina: pianoforte, sintetizzatore Moog, coda finale e collegamento al brano successivo

Un matto: struttura inizio, ripetizione temi (riff), clarinetto, arrangiamento cori polifonici su quarta strofa, bisbiglio delle Œvoci in sordina¹

Un giudice: (arrangiamento ampiamente rivisitato), batteria e Rhodes Piano Bass, ocarina solista sostituita con flauto a coulisse, tema eseguito ogni volta con diverso strumento e nel finale dalla somma di tutti, ripetizione temi e ripresa finale con coda

Un blasfemo:  tempo allargato, tema strumentale duplicato con variazioni armoniche,  verso conclusivo 3volte reiterato invece di 2 , nuovo finale

Un malato di cuore:  tempo molto allargato, sostituzione della voce soprano con theremin, variazioni armoniche nel ponte e nella sezione strumentale
arrangiamento libero  su  un tema tratto dall¹inverno di Vivaldi, in origine accennato con chitarra

Un medico: pianoforte, clarinetto basso, sintetizzatori, mellotron, voci processate con effetti nel ponte, nella terza strofa il clavicembalo espone il tema regio dell¹Arte della Fuga di J.S.Bach.

Un chimico: tempo allargato; piano elettrico, contrabbasso, chitarra elettrica; dopo la terza strofa inserto di sedici misure del celebre Canone di Pachelbel eseguite dal quintetto d¹archi (O.S.), dopo un¹improvvisazione strumentale la tonalità modula alzandosi di un tono e mezzo.

Un ottico: (suite composta di cinque sezioni denominate Œclienti¹) pianoforte e clarinetto, voce con megafono nella seconda strofa e nel finale, riff di ottoni riassegnato a moog+clarino+archi, rielaborazione delle voci dei clienti, improvvisazione Œfree-funk¹ del gruppo Œle sagome¹ che si conclude con cluster politonale psichedelico

Il suonatore Jones: il flauto è sostituito dal violino (cfr E.L.Masters, ŒFiddler Jones¹),  pianoforte, batteria e basso dalla terza strofa, voce soprano nel finale sostituita dal Theremin, il  finale  è ripetuto una volta in un crescendo con variazioni armoniche.
  Concludono  quattro note dal tema di ŒDormono sulla collina¹, nel segno della  circolarità.
                                                                              

Mi sono chiesto (supponendo fantasiosamente di esserne in grado): Œse avessi scritto io oggi questo disco, come avrebbe reagito il mondo moderno?¹
Difficilmente qualcuno me l¹avrebbe permesso, credo. Comunque avrei incontrato mille ostacoli per pubblicarlo, perchè mi avrebbero detto: ³non è commerciale², ³è intellettualoide², ³non arriva alla gente², ³è difficile², ³non ci sono i Œsingoli¹², ³non è radiofonico²Š
Eppure, forse per merito della grande forza comunicativa che da sempre conservano le canzoni di De Andrè, apprezzate trasversalmente dal pubblico, ho avuto il privilegio di affrontare e portare a termine questo progetto stravagante e paradossalmente inedito; la ri-costruzione di un disco già edito, un album veramente unico e speciale, un vero classico che, proprio perché non mio, potrei quasi considerare il migliore che ho fatto, oops, ri-fatto, volevo dire.


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