A Firenze la simulazione dell’alluvione del 1966

A Firenze la simulazione dell'alluvione del 1966 Alcune date restano impresse nel DNA di una città.

06/nov/2010 20.20.46 Sara Borsari Contatta l'autore

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Alcune date restano impresse nel DNA di una città. Accade ad esempio per Bologna, che ogni anno rinnova il ricordo tragico della strage del 2 agosto, oppure per il 12 dicembre di piazza Fontana a Milano. Ma a volte il ricordo, per quanto negativo, può generare nella cittadinanza una reazione. Nelle piazze, nelle strade, nelle opere d’arte, nelle case Firenze porta impressa la data del 4 novembre 1966, giorno in cui uno tra i più terribili alluvioni, provocato dall’esondazione dell’Arno, ha causato forti danni al capoluogo e a diversi centri toscani.

Ed è da trent’anni dopo il tragico evento che a Firenze ha luogo una simulazione che ha lo scopo di verificare sistemi e procedure di emergenza, nel caso di una nuova esondazione dell’Arno. In particolare, l’esercitazione di questo 4 novembre, denominata ArtinOnda, si è preposta l’obiettivo di verificare le misure di tutela e salvaguardia dei beni culturali in caso di alluvione. Una esercitazione che ha avuto luogo a partire dalle dieci del mattino e che ha coinvolto diverse istituzioni culturali: la Biblioteca nazionale, il museo del Bargello, le chiese di Santa Trinità e dei Santissimi Apostoli, il museo di Casa Siviero, la Sinagoga.

Tra i beni culturali coinvolti, centinaia di migliaia di volumi conservati nella Biblioteca nazionale, oltre che preziosissimi codici, pergamene e carteggi di inestimabile valore. A ricordo della data si è tenuta anche una celebrazione in memoria delle 35 vittime e della generosità degli “angeli del fango”, simbolo di una mobilitazione spontanea giovanile che si è attivata per la salvaguardia delle testimonianze del passato.

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