Rimangono aperti un po' di problemi di tipo teologico-sacramentale-giuridico e pastorale sull-ordinazione di ex anglicani

16/gen/2011 13.26.18 Ass. Sacerdoti Lavoratori Sposati Contatta l'autore

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comunicato stampa 16 gennaio 2010

L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://sacerdotisposati.splinder.com) ha diffuso una nota dopo la riordinazione a sacerdoti cattolici di 3 vescovi sposati anglicani, avvenuta a Londra il 15 Gennaio 2011, costatando che rimangono aperti un po' di problemi di tipo teologico-sacramentale-giuridico e pastorale.

Il primo: la riordinazione dei preti e vescovi ripartendo dal diaconato. E' un errore teologico-sacramentale e un poco anche giuridico. Teologico-sacramentale perchè la chiesa anglicana ordina validamente preti e vescovi: si staccò da Roma per quanto riguarda problemi dottrinali, ma i vescovi e i preti allora ordinati validamente continuarono ad ordinare validamente a seguire. Di più: sia la teologia cattolica che quella anglicana riconoscono la validità del "carattere" a tre sacramenti che non sono più repetibili nella vita: Battesimo, Confermazione, Ordine. Ma l'errore è anche giuridico: il prete già ordinato prete, si ritrova disciplinarmente un'altra ordinazione presbiterale. Il secondo problema è quello del matrimonio: è semplicemente vergognoso che i due vescovi sposati non possano entrare nella piena comunione cattolica finchè la loro sposa rimarrà in vita. Stupisce che i vescovi anglicani abbiano accettato questa condizione umiliante per loro e la loro moglie, e stupisce ancor di più che sia stata imposta dai cattolici. Il terzo problema riguarda i beni delle comunità: anche qui qualche problema giuridico ci sarà. Ci saranno parrocchie che nasceranno ex novo oppure saranno smembrate da quelle esistenti? Come si sistemerà la questione economica? Il quarto problema è pastorale: se un prete anglicano decide di farsi cattolico e rimane nella sua parrocchia trovando qualcho o molti seguaci, che succederà? Chi vorrà rimanere anglicano dovrà rivolgersi altrove per la sacramentalizzazione? (v. E. Miragoli)

Con la tesi di Leonardo Boff, l'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati si chiede perché "la chiesa cattolica romana non fa un passo verso l’abolizione della legge del celibato? Perché è in contrasto con la sua struttura. E’ una istituzione totalitaria, autoritaria, patriarcale, fortemente gerarchica, uno degli ultimi bastioni del conservatorismo mondiale. Sovrasta una persona dalla sua nascita alla sua morte. Secondo un minimo di consapevolezza pubblica, il potere conferito al papa è pura tirannia. Il canone 331 è chiaro: si tratta di un potere “ordinario, supremo, pieno, immediato ed universale”. Se togliamo la parola “papa” e la sostituiamo con “Dio”, funziona lo stesso. Per questo si usava dire: “Il papa è il dio minore sulla terra”, come hanno affermato anche molti canonisti. Una chiesa che mette il potere al suo centro, chiude porte e finestre all’amore, alla tenerezza e alla compassione. La persona celibe è funzionale a questo tipo di chiesa, poiché questa nega al celibe quello che esiste di più profondamente umano, amore, tenerezza, incontro affettivo con le persone, maggiormente favorito se i preti fossero sposati. Essi diventano completamente disponibili per l’istituzione, che può mandarli a Parigi o in Corea del Sud. Il celibato implica cooptare il prete interamente non al servizio dell’umanità, ma a questo tipo di chiesa. Dovrà amare solo la chiesa. Quando scopre che questa non è solo “la santa madre chiesa” ma che può essere una matrigna che usa i suoi ministri per la logica del potere, si disaffeziona, lascia il ministero col suo celibato obbligatorio e si sposa. Finché perdura questa logica di potere assolutista e centralizzatore, non aspettiamoci che la legge del celibato venga abolita, per quanti scandali possano esserci. Il celibato è troppo comodo e utile per l’istituzione ecclesiastica. Ma dov’è allora il sogno di Gesù di una comunità fraterna e egualitaria? Beh, questo è un altro problema, forse il principale. Con questo presupposto si porrebbe diversamente la questione del celibato e dello stile di chiesa che sarebbe più adeguato al messaggio liberatore di Gesù". "Tale decisione da parte di Roma rappresenta una ingiustizia se non sara' accompagnata dalla riammissione dei preti cattolici sposati che lo desiderino, laddove più di 100.000 di essi sono stati privati dell’esercizio del loro ministero. Riteniamo che il fatto di considerare questi ultimi come traditori e il fatto di incoraggiare i preti anglicani a rompere la comunione con la propria chiesa, riveli una grande ipocrisia e genererà una grande confusione nelle comunità. E’ difficile ed arbitrario ammetterlo: quel che sembrava chiaro, è che questo nuovo clero sposato al quale si aprono le porte della chiesa cattolica romana, è caratterizzato da idee integraliste e conservatrici, e più precisamente dalla sua opposizione all’ordinazione femminile e degli omosessuali nella comunione anglicana, decisione che è stata adottata da questa a maggioranza. Pensiamo che il tipo di preti su cui il Vaticano ha intenzione di fare affidamento non è fedele all’apertura evangelica né alla lettura dei segni che lo Spirito Santo ci invia. Ci sembra che questo gesto sia nocivo per l’ecumenismo poiché nega il dialogo intrapreso da tanti anni, in favore di un ritorno al cattolicesimo. Piuttosto che tener conto dei progressi realizzati dal Vaticano II e dalle discussioni dell’ARCIC sull’eucaristia, sui ministeri e sull’autorità nella chiesa, il Vaticano recluta in modo disonesto, permettendo a dei cristiani di bypassare una decisione della loro chiesa. Tutto ciò semina ancor più divisione in una chiesa che ha già tanta difficoltà a risolvere i suoi propri conflitti interni, improntati soprattutto su questioni morali di una certa rilevanza. Se il pluralismo consiste nell’accettare che gli anglicani possano organizzarsi e celebrare alla loro maniera, facendo comunque parte della chiesa cattolica romana, perché non permettere la stessa cosa in America Latina e in Africa? Sarebbe un buon modo per rispettare le differenze di cultura e di riconoscere la priorità delle comunità, nonché il legame tra queste e i loro ministri. Per creare un clima di autentico pluralismo, bisogna consentire a ciascuna comunità di scegliere la persona che desidera eserciti il ministero, uomo o donna che sia, celibe o meno, e dibattere sui differenti modi di interpretare il ministero. E fare in modo che il pluralismo dei ministeri non sia un pretesto per una discriminazione tra preti sposati e preti celibi (Federazione Europea Preti Cattolici Sposati)".

per maggiori info: sacerdotisposati@alice.it

http://sacerdotisposati.splinder.com

cell. 3451171552

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