La depressione cresce del 15% in Italia, la prima causa è la crisi economica

04/mar/2011 10.51.44 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Sono ormai circa 15 milioni gli italiani depressi, uno su quattro: non contano età ed estrazione sociale, ‘l’umor nero’ sembra essere il denominatore comune in un contesto dominato dalla mancanza di prospettive future, dall’incertezza economica, da rapporti interpersonali sempre più virtuali e fugaci. “Nella pratica clinica è molto frequente trovare una correlazione tra il ruolo di questi fattori e la comparsa della patologia depressiva – dichiara il prof. Eugenio Aguglia, presidente della Società Italiana di Psichiatria –. L’ambiente esterno gioca quindi un ruolo fondamentale, che va a sommarsi agli aspetti biologici e psicopatologici della persona. Pochi punti di riferimento, scarsa sicurezza personale e prospettive di realizzazione lavorativa sempre più incerte inducono in molti casi la comparsa della problematica depressiva”. Una situazione che tocca solo le fasce più deboli? “Assolutamente no, la maggiore vulnerabilità alla depressione – aggiunge il prof. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, A.O. Fatebenefratelli-Oftalmico-Melloni di Milano – riguarda ormai tutti. La realtà di oggi richiede una capacità adattativa e una flessibilità a cui spesso non siamo in grado di rispondere. Tutte le fasce d’età sono quindi coinvolte: quelle giovanili, perché vedono il loro futuro incerto e limitato, l’età adulta, perché conosce nuove instabilità, e la terza età, perché soffre la difficile gestione di una vita in cui crescono i bisogni a fronte di possibilità economiche spesso molto limitate”. E il numero delle persone che conoscono il disagio mentale e chiedono aiuto allo psichiatra è destinato a salire: “Ho notato un incremento di oltre il 15% degli episodi depressivi nel 2010 – continua il prof. Mencacci -, un dato molto significativo perché coinvolge persone che prima ricavavano soddisfazioni dall’area professionale e relazionale-emotiva, ora in crisi. I pilastri dell’esistenza, quindi, rischiano di andare in frantumi”. Anche in Italia, quindi, si registra l’aumento di un fenomeno che colpisce sempre di più i Paesi occidentali. In questo contesto la disponibilità di una nuova opportunità terapeutica può contribuire a migliorare l’esito delle cure, considerato che per molti pazienti la depressione è una malattia cronica e ricorrente. “Si tratta dell’agomelatina – dichiara il prof. Aguglia –, una molecola di prima scelta che può essere usata nel trattamento della patologia indipendentemente dalla gravità del fenomeno. Il farmaco agisce in alcune aree di efficacia che prima non erano coperte: mantiene inalterata la capacità cognitiva e soprattutto gioca un ruolo importante nella riduzione di effetti collaterali nell’area del desiderio sessuale o in quella dell’incremento di peso. Questo per il clinico è un elemento molto importante, perché porta vantaggi concreti a una terapia integrata, che sia quindi non solo psicofarmacologica ma anche psicoterapeutica”. Una molecola che può essere proposta anche in sostituzione di altri farmaci antidepressivi: “Il passaggio, però, non deve mai essere brusco – sottolinea il prof. Mencacci – ma sempre molto graduale. Non bisogna, in questo caso, essere amici della fretta e pretendere che il farmaco agisca immediatamente”. L’agomelatina, per il momento, è stata inserita in fascia C (a carico del paziente), anche se le Società Scientifiche auspicano un inserimento in fascia A. “Nella considerazione dei costi di una terapia antidepressiva – dichiara il prof. Aguglia – bisogna valutare non solo i costi diretti dell’acquisto del farmaco (accettabili comunque se consideriamo i costi delle sigarette o di altri beni voluttuari), ma anche quelli indiretti, che intervengono quando si verifica la sospensione precoce di un farmaco per insufficiente risposta o effetti collaterali difficilmente accettabili per il paziente. La sospensione precoce, infatti, presuppone un aumento dei costi indiretti in termini di giorni di lavoro persi e di peggioramento della qualità di vita per le ricadute della malattia depressiva, costi che hanno un impatto non solo per il paziente depresso, ma anche per i suoi familiari. In questo senso, agomelatina si pone come un farmaco che ha un migliore profilo di accettabilità e che può quindi garantire che il paziente mantenga il trattamento long term. Questo è sicuramente un elemento differenziale e aggiuntivo rispetto agli attuali antidepressivi SSRI”.
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