Teatro Casalmaggiore "Misura per misura" Progetto U.R.T.

19/dic/2002 04.15.23 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Teatro Comunale di Casalmaggiore
Stagione di Musica, Prosa, Danza 2002 2003
 
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domenica 22 dicembre 2002, ore 21
 
Progetto U.R.T. - Teatro Stabile di Genova
Misura per misura
di William Shakespeare traduzione Cesare Garboli
scenografia e regia Jurij Ferrini
costumi Micaela Tentarelli
luci Sandro Sussi, Piero Niego
interpreti:
Jurij Ferrini Duca, Pompeo
Alberto Giusta Claudio, Escalo
Wilma Sciutto Isabella,
Antonio Zavatteri Angelo, Abhorson
Stefania Maschio Mariana, Madama Strafatta
Aldo Ottobrino Lucio, Schiuma
Pierpaolo Pavan Gomito, Frate Pietro, Bernardino, il gentiluomo
Marco Zanutto Bargello
 
 

 

Dell'attualità dell’opera. Dalle note di regia di Jurij Ferrini

Mala tempora currunt. Oggi non basta avere la necessità di raccontare una storia al pubblico, bisogna accompagnare questa necessità con qualche motivazione sociale, occorre suffragare il proprio estro con la razionalità culturale e l’impegno umanistico volto a migliorare l’esistenza dei concittadini. Così accade che un regista, molto spesso, sia chiamato a rispondere dell’attualità dell’opera che vuol mettere in scena, come a dire: perché questa e non un’altra? Cosa ce ne dovrebbe importare a noi del 2002 di questa storia di quattrocento anni fa, se non c’è un richiamo ai problemi di oggi? E i più "spigliati" aggiungono: ma come, ancora Shakespeare?

Misura per misura è una commedia sulla giustizia e la libertà, valori su cui si dovrebbe fondare ogni tipo di convivenza sociale. L’attualità del tema mi pare così fuori discussione.

Mi è capitato di leggere un brevissimo scritto di Stig Dagerman, un giovane autore svedese morto nel 1954 a soli 31 anni, e mi ha colpito in particolare una riflessione sconcertante: "Posso vedere la libertà incarnata in un animale che attraversa veloce una radura e sentire una voce che sussurra: vivi semplicemente, prendi ciò che desideri e non temere le leggi […] Posso infine scoprire che questa terra è una fossa comune in cui Salomone, Ofelia e Himmler riposano fianco a fianco. Posso trarne l’insegnamento che il crudele e l’infelice muoiono la stessa morte del saggio […]".

Questa riflessione mi lascia un senso di vuoto. Quale libertà e quale giustizia si può ancora cercare in un mondo nel quale - ancora oggi - convivono realtà così inconciliabili? E d’altra parte quale convivenza può fare a meno della giustizia e della libertà? una "libertà duratura" non può essere contro qualcuno. E nessuna guerra può essere "santa". La realtà è più complessa delle regole che la governano e ogni religione diventa una forma primitiva di pensiero se limita la libertà e l’inviolabilità dell’uomo.

Il titolo della commedia significa all’incirca occhio per occhio, dente per dente: ad una azione corrisponde una reazione uguale e contraria o in senso più giuridico che la pena sia commisurata al reato commesso. Ma è chiaro che il grande concetto di Giustizia mal sopporta di essere confinato in una regola così semplice.

La mia fantasia poi - giocando con le parole - mi porta a vedere in quest’opera un enunciato geometrico, quasi si cercasse un’area precisa nella quale inscrivere la vita umana e allora il popolo, i personaggi umili, Pompeo, Gomito, Schiuma, Madama Strafatta seguono i loro bisogni bassi, sono la base mentre il Duca, Angelo, Escalo, Isabella si elevano con le loro riflessioni, le loro argomentazioni dialettiche e con slanci filosofici e poetici raggiungono l’altezza. In questa area precisa ci sono le misure esatte, le regole che debbono essere seguite e rispettate per l’armonia dello stato. Ma la vita non è un rettangolo, né tantomeno un quadrato. Così accade che essa sfugge agli assi cartesiani per disperdersi nell’infinito delle passioni, delle paure e di tutte le debolezze umane. Dice il Duca: "…La giustizia è menata per il naso, il poppante sevizia la sua balia, tutto va alla deriva…". Quanta amara consapevolezza e lucida visione di come sarebbero poi finite le cose quattrocento anni dopo, ai giorni nostri.

Come una iperbole è tangente all’inifinito, la nostra vita si avvicina sempre di più all’armonia, alla concordia, alla felicità, alla perfezione, ma non la raggiunge mai. Più si invecchia più tutto sembra certo, ma la verità non si raggiunge. E poi cosa c’è oltre l’infinito? Oltre l’ignoto? Esiste davvero un punto all’infinito in cui l’iperbole coincide con l’asse? In cui la matematica è perfetta ed ogni approssimazione scompare? In cui una regola è certa e leggibile in un solo modo?

Il sistema di regole più complesso e onesto che io conosca è l’ordinamento giuridico, quell’insieme di patti che ci permette di vivere con i nostri contemporanei senza colpirci sulla testa con un bastone ogni volta che ci incontriamo. Eppure in questo ordinamento si annida e prolifera la ruffianeria: ogni cittadino, ogni venditore, ogni società d’impresa produce prima di tutto ruffianeria per muoversi nelle leggi senza restare imbrigliato. Un norma diventa così un ostacolo da aggirare con correttezza pubblica. Nella migliore delle ipotesi. Ma la colpa non è nel sistema.

Un amico mi ha raccontato che un giorno, quando era piccolo, trovandosi in una farmacia volle pesarsi per gioco; la mamma gli diede una monetina e lui la introdusse, salì sulla bilancia e quando fu soddisfatto prima di scendere suggerì piano piano all’orecchio della mamma di salire anche lei prima che lui fosse sceso così avrebbero potuto pesarsi in due con una sola monetina; la mamma restò in silenzio per qualche istante poi gli diede uno schiaffo. Quella mamma credeva di poter stroncare la ruffianeria sul nascere. Ma questo amico non è certo oggi un bandito.

Ho riletto più volte l’opera e credo che infine Shakespeare volesse tessere l’elogio della approssimazione, quell’imperfezione che rende incerta ogni regola, che ci lascia almeno un dubbio, quell’elemento necessario a spiegare l’universo, la scienza, la chimica, al matematica, la fisica, la medicina. L’approssimazione è forse il punto di vista stesso? E’ l’occhio umano che è imperfetto? E’ il suo guardare che è reso vulnerabile dalla paura dell’ignoto, dalla paura di vedere ciò che cerca. La paura della morte. Una paura che ci accompagna fin dalla nascita. I nostri genitori ci danno una vita e una morte. Chissà se è per questo motore inconscio che il poppante sevizia la sua balia? Ogni inizio contiene una fine e prima o poi tutto scompare in quel buio, in quel nulla, in quell’ignoto finale di ogni esistenza. Tutto ciò che noi facciamo esprime il nostro alito vitale, il nostro bisogno di misurare il cosmo, di capirlo e dominarlo, di sfuggire disperatamente ad una morte certa. Ma nessun calcolo torna perfettamente e restiamo soli a maledire quella approssimazione che invece andrebbe abbracciata e conservata come un tesoro infinito che ci accompagnerà fino all’ultimo istante.

Non a caso in questa storia dopo essere giunti alla scena in cui il Duca, travestito da frate aiuta Claudio, il condannato, a prepararsi a morire, la paura stessa della morte sembra superata, la vicenda vira decisamente verso la commedia. Si immagina subito un lieto fine. Un perdono generale. Una profonda comprensione reciproca. Unico balsamo in grado di lenire il dolore nel mondo. 


Progetto U.R.T. Nel giugno 1996 Antonio Zavatteri e Alberto Giusta per la regia di Jurij Ferrini portano in scena al Teatro Garage di Genova Il Calapranzidi H. Pinter. Dal successo di questo spettacolo nasce l'idea di fondare un gruppo teatrale indipendente e giovane ed ha così inizio l'attività di una formazione che, con l'aggiunta di Wilma Sciutto diviene il Progetto U.R.T. Nel 1997 la compagnia realizza Cymbeline, King of Britaindi W. Shakespeare con 12 attori e la straordinaria partecipazione di Camillo Milli; dopo il debutto ufficiale al Teatro della Corte di Genova lo spettacolo prosegue la tournée estiva partecipando - tra l'altro - al circuito inter-provinciale "Insieme in Liguria" ed ai festival "Estate vivi la tua città" di Bergamo e "Sipario Ducale" di Pesaro e Urbino; segue Aspettando Godotdi S. Beckett che partecipa -tra l'altro- alle rassegne "Altri Percorsi" della Regione Lombardia e "Maggio cercando i teatri" dell'E.T.I., ed inoltre viene inserito nei circuiti E.T.I. in collaborazione con Teatro Stabile dell’Umbria, con Arteven, nei cartelloni del Teatro Stabile di Genova, del Teatro Litta di Milano; Racconto d'invernodi W.Shakespeare che nell'estate '99 partecipa tra l‘altro a: "Firenze Fringe Festival" di Firenze, "Tutti i colori dell'estate" di Inverigo (CO), "Bassano Opera Festival" di Bassano del Grappa (VI), "Sipario Ducale" di Pesaro e Urbino, "Senza sipario" di Perugia e al circuito inter-provinciale "Insieme in Liguria"; Mandragoladi N.Machiavelli, spettacolo che viene inserito -fra l’altro - nei cartelloni del Teatro Stabile di Genova , del Teatro Stabile di Torino oltre che nei circuiti dell‘E.T.I. in collaborazione con il Teatro Stabile dell‘Umbria, l‘Ente Teatrale del Friuli Venezia Giulia, l‘Associazione Marchigiana Attività Teatrali, il Teatro Litta di Milano, l’Arteven; con Mandragola la compagnia nell'estate 2000 partecipa,tra l'altro, per il terzo anno al circuito inter-provinciale "Insieme in Liguria". Il Progetto U.R.T. , accanto alla sua attività di produzione e circuitazione di prosa, nel 2001 si occupa anche di ospitalità assumendo la gestione della prima stagione teatrale del Teatro Ilva di Novi Ligure. Nel 2001, superate le oltre 100 repliche di Mandragola e di Aspettando Godot, il Progetto U.R.T. allestisce Schweyk nella seconda guerra mondiale di B.Brecht (in coproduzione con il Teatro Stabile di Genova), inserito nel 2002 tra l’altro nel circuito del Teatro Stabile di Torino e nel cartellone del Teatro Carcano di Milano, La collezione di H.Pinter, inserito nel cartellone del Teatro Stabile di Genova, oltre che nei circuiti E.T.I. in collaborazione, nel 2002, con Teatro Stabile dell’Umbria, con Teatro Stabile di Torino, con Arteven, con Coop.Nuova Ipotesi della Calabria, con ATCL del Lazio, con ABS della Basilicata. Nel 2002 oltre alle novità Schweyk e La collezione vengono ripresi a grande richiesta "Aspettando Godot", inserito anche nel cartellone dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, nel circuito di Fondazione Toscana Spettacolo e ABS della Basilicata, Mandragola che supera le 150 repliche essendo inserita tra l’altro nel circuito dell’Associazione Teatrale Abruzzo e Molise; debutta in una tournée di rodaggio un nuovo nucleo artistico diretto da Alberto Giusta in Otello di W.Shakespeare. Il Progetto U.R.T. tra dicembre 2001 e marzo 2002 porta in scena i suoi spettacoli in ben 17 regioni italiane.


COME RAGGIUNGERE CASALMAGGIORE

In treno:
lungo la linea Parma - Brescia collegamenti diretti con Casalmaggiore con treni regionali; da Brescia, Milano, Cremona, Mantova, Pavia, Bergamo collegamenti con Casalmaggiore con treni regionali e cambio a Cremona o a Piacdena.
In automobile:
da Parma: in seguito alla chiusura a tempo indeterminato del ponte sul Po lungo la SS 343, Casalmaggiore è raggiungibile facilmente lungo il percorso alternativo attraverso la SS 62, direzione Mantova, via Sorbolo - Viadana; da Roccabianca, attraverso il Ponte di San Daniele lungo la SS "Giuseppina" 343;
da Milano-Crema-Cremona via autostrada A1 con uscita a Parma, proseguendo poi lungo la SS 62 direzione Mantova, via Sorbolo - Viadana; oppure seguendo la SS "Paullese" 415
da Bergamo e Brescia via autostrada A4 e A21 con uscita a Cremona, proseguire poi lungo la SS 343 Giuseppina per Casalmaggiore;
da Reggio Emilia seguendo la SS 358 via Castelnuovo-Poviglio-Boretto;da Mantova: seguendo la SS 420 Sabbionetana in direzione Parma.
 
SERVIZIO LUDOTECA
Nelle serate di spettacolo i genitori potranno lasciare i loro bambini (dai 3 agli 8 anni) in custodia presso la Ludoteca "A. E. Mortara", via Azzo Porzio 9, a Casalmaggiore. Durante il servizio sono garantite la sorveglianza ed attività di animazione da parte di personale qualificato. Il servizio sarà attivo dalle ore 20,30 fino a mezz’ora dopo la fine della rappresentazione, è gratuito e riservato ai soli possessori di abbonamento o biglietto d’ingresso.
 
BIGLIETTERIA
I biglietti si acquistano presso la biglietteria del Teatro tutti i giorni di spettacolo dalle ore 19 alle ore 21 (tel. 0375 200434). È anche possibile acquistare i biglietti dei singoli spettacoli presso l’Ufficio Economato del Comune (P. zza Garibaldi, tel. 0375 42030) a partire da circa 10 gg. prima d’ogni Spettacolo. I biglietti possono essere pagati in contanti o con assegno circolare non trasferibile.
Platea e Palchi euro 16,00 Loggione euro 9,00 Ridotti euro 13,00
 
PRENOTAZIONI TELEFONICHE
All’Ufficio Economato del Comune di Casalmaggiore è possibile effettuare la prenotazione telefonica dei biglietti contattando lo 0375 42030, inviando successivamente l’importo del biglietto maggiorato del 10%, come diritto di prenotazione, tramite vaglia telegrafico. Il vaglia deve indicare il numero e l’ordine dei posti e la data dello spettacolo.
 
 
 
 

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Teatro Comunale di Casalmaggiore
Stagione di Musica, Prosa, Danza 2002 2003
 
Via Cairoli 53, Casalmaggiore CR tel. 0375 42030 fax 0375 200251
biglietteria (nei giorni di spettacolo dalle ore 19 alle ore 21) tel. 0375 200434
teatro@comune.casalmaggiore.cr.it
 www.teatrocasalmaggiore.it
 
Direttore artistico Giuseppe Romanetti
Comunicazione e stampa Paolo Maier tel. 347 5276460 paolomaier@libero.it
 
 
 
 

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