Guard rail pericolosi? Responsabile l'ente proprietario

04/apr/2011 10.47.35 stemas Contatta l'autore

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Con la sentenza n. 6537/2011 del 22 marzo 2011 la Terza civile della Corte di cassazione torna ad occuparsi della responsabilità da custodia di cui all’art. 2051 c.c. dell’ente proprietario della strada (ANAS) nel caso di incidenti stradali, affermando che l'ente proprietario della strada è responsabile dei danni provocati dal guard rail se questo, per la sua inadeguatezza, rappresenta una situazione di “pericolo immanente”.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso degli eredi di un automobilista morto trafitto dal guard rail mal posizionato, ha seguito quell’orientamento giurisprudenziale inaugurato dalla sentenza 20427/2008 statuendo che la responsabilità da “cosa in custodia” presuppone che l'ente proprietario della strada debba essere in grado di esplicare sulla stessa un “potere di sorveglianza, modificarne lo stato e di escludere che altri vi apportino modifiche” e, quindi, che la responsabilità scatta una volta che si accerti che il fatto dannoso è dovuto a un'anomalia della strada o degli “strumenti di protezione della stessa”. 

In sintesi, a giudizio della Terza sezione, la responsabilità da custodia si applica in linea generale “agli enti pubblici proprietari di strade aperte al pubblico transito, in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione”.

La funzione del guard rail “è quella di impedire al conducente di uscire fuori strada e tale funzione ovviamente è correlata a tutte quelle condotte di guida la cui conseguenza sarebbe quella per l'autovettura di uscire fuori dalla carreggiata”, e quindi, è quella  di “ontologicamente” evitare che qualsiasi condotta di guida non regolare possa far uscire l'auto di strada. Il guard rail non deve diventare una lama mortale che squarcia l'abitacolo.

Tale pronuncia costituisce un arresto importante anche per l’incidente occorso al pilota di Formula 1 Robert KUBICA, vittima pochi mesi fa di un terribile incidente durante un rally. 

Infatti dalla dinamica del sinistro secondo la ricostruzione degli inquirenti e dello stesso navigatore Jacub GERBER, visti e analizzati anche i danni al veicolo causati dall’impatto dell’auto contro il guardrail, sembrerebbe che la barriera di acciaio, invece di impedire alla macchina di volare sulla strada sottostante, è entrata nell’abitacolo trapassandolo da parte a parte, e questo perché in quel puntola protezione era costituita da due segmenti diversi di guard rail, sovrapposti per alcune decine di centimetri l’uno sull’altro, senza alcuna giuntura meccanica. Sfondando il primo tratto, l’auto si è trovata con la parte destra nel vuoto e la sinistra sul bordo della carreggiata, finendo per urtare la seconda sezione del guard rail in modo frontale.  

La Procura della Repubblica di Savona ha aperto un fascicolo per “lesioni colpose”, e le indagini dovranno accertare se questo tipo di protezione, con due barriere una di seguito all’altra su una curva, sia regolare.

Tra l’altro in questo caso potrebbero nascere questioni interessanti in punto del soggetto eventualmente responsabile, considerato che oltre all’ente proprietario della strada, nel caso di competizione sportiva, la messa in sicurezza del percorso compete all’ente organizzatore il rally.

Avv. Andrea Serravallo Studio legale avvocato penalista Milano 

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