Dario Fo

Si inizia con Dario Fo, Enzo Gragnaniello e Nacchere Rosse

29/set/2005 20.31.46 rai trade Contatta l'autore

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 “Indie, la musica indipendente"

Il 23 settembre l'esordio del mensile musicale firmato Rai Trade

Si inizia con Dario Fo, Enzo Gragnaniello e Nacchere Rosse



La musica, quella autentica e spontanea, libera da schemi precostituiti e da mode, indipendente per scelta o perché distaccata dalle formule del successo commerciale, ha i suoi autori, i suoi artisti, i suoi estimatori.

Così Rai Trade ed Helikonia hanno deciso di contribuire dare vita ad “INDIE”, una testata che ne agevoli la comunicazione capace di sviluppare un percorso musicale alternativo.

Indie, la musica indipendente, prova ad essere una nuova risposta alle difficoltà distributive e promozionali per artisti e gruppi che si autoproducono, per quelli che hanno notorietà e consenso per la qualità delle loro proposte musicali.

Indie, la musica indipendente, è un mensile che proporrà notizie e informazioni sul mondo dei produttori indipendenti e un CD inedito o una compilation storica integrata dalle ultime novità di artisti e gruppi noti, di musicisti di grande qualità nel genere etnico, rock, pop e nella musica d’autore.

Per Rai Trade ed Helikonia, lo stimolo comune è stato quello di continuare a produrre la musica e gli artisti italiani, nelle loro tradizionali esperienze artistiche ricostruendo un percorso distributivo originale che tocchi oltre al tradizionale, i più diffusi canali di vendita, come edicola e grande distribuzione.

La rivista (7,90 € al pubblico) sarà particolarmente mirata, darà spazio e comunicazioni su festival, rassegne e artisti, interviste a personaggi, notizie dalle associazioni di categoria e da organizzazioni di produttori indipendenti. Proverà ad essere un contributo e un pungolo per sollecitare quanto più possibile l’attenzione verso la musica di qualità, d’autore e indipendente.

Note su “SciàScià”, il cd in edicola il 23 settembre

(Dario Fo, Enzo Gragnaniello e Nuove Nacchere Rosse)

È l’estate del 1975. Nello stabilimento dell’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco il fermento politico si alterna alle feste popolari al ritmo delle tammurriate. Ben presto attorno alla figura di Salvatore Alfuso, detto Sciascià, si organizza un collettivo formato da compagni di fabbrica, studenti e disoccupati: l’idea è riscrivere, al ritmo di nacchere e tammorre, canzoni che parlano di lavoro e della voglia di cambiare il mondo. Dopo tante riunioni attorno al focolare e con i bicchieri di vino sempre pieni, il collettivo sceglie il nome “Nacchere Rosse”. Il gruppo interviene nelle fabbriche, nelle scuole e nelle piazze assumendo posizioni forti

contro il potere, con spettacoli fatti di canzoni e teatro satirico. Nel 1981, per una malattia, Sciascià esce per sempre dal gruppo lasciando un vuoto incolmabile.

Nel trentennale delle Nacchere Rosse, ecco “SciaScià”, un CD interamente autoprodotto e autofinanziato. “Ci siamo rincontrati con la voglia di riprenderci la storia, ritornando ad esprimerci con le nostre canzoni, mettendo da parte la nostalgia e confrontandoci con la realtà, oggi luogo di grande confusione spesso generata da falsi profeti della politica, della cultura e dell’arte”.

Punto di forza di questo progetto la partecipazione sentita e spontanea di Dario Fo. Il Premio Nobel ha offerto il suo enorme contributo artistico cantando, per la prima volta dopo oltre 20 anni, in un lavoro discografico dove antichi brani medievali s’incontrano con i canti a distesa, con le dolci nenie di una dimensione perduta, con le percussioni metalliche dei bidoni che rievocano

l’assordante frastuono della fabbrica. Qui la “musica militante” delle Nacchere Rosse si interseca con la voce ieratica di Dario Fo.

Il CD, in vendita al pubblico a 7,90 €, comprende 13 brani, di cui sette canzoni ispirate a laudi e canti della tradizione popolare italiana medievale, interpretate da Fo con il suo formidabile grammelot e sorrette da un elegante tappeto sonoro realizzato dalle Nacchere Rosse.








Brani che si alternano ai canti, ai ritmi, alle sonorità urbane e di provenienza contadina realizzati dalle Nacchere Rosse negli anni Settanta per raccontare storie di rabbia e di ingiustizie con testi ispirati principalmente da SciaScià. Canzoni adesso riproposte in chiave moderna, come Tammorra a sonagliera, magistralmente interpretata da Enzo Gragnaniello, un testo di bruciante attualità per i temi affrontati: “pe’ nun gghì dint’ ‘a camorra, m’accattaie chesta tammorra” (per non andare nella camorra mi comprai questa tammorra). Ancora una rivisitazione per l’intenso brano interpretato da Nello Daniele, ’O lavoro, scritto durante gli “anni di piombo”, e poi Vien’ viento, una bellissima melodia affidata alla voce di Tina Pelella.

Non poteva mancare la voce autentica di SciaScià in La ballata dei mestieri, una rievocazione di antichi lavori introdotta dall’inconfondibile ‘voce a fronna’ di Marcello Colasurdo. E poi ‘A Flobert, una delle canzoni-simbolo della musica popolare che ha sempre interessato Dario Fo “per la sua freschezza compositiva”. Il brano, presentato in una nuova versione, affronta il tragico tema delle “morti bianche”.

L’11 aprile del ‘75 a Santa Anastasia, un evento drammatico sconvolse tutta la provincia. In una fabbrica “Flobert” 12 operai furono dilaniati da uno scoppio di petardi in costruzione. “Ci è sembrato doveroso dedicare questo brano a tutti coloro che non possono e non vogliono dimenticare, utilizzando parte dei proventi della canzone per iniziative dedicate alle vittime della Flobert”. Per Dario Fo il brano, in sintonia con quanto avveniva nel teatro greco, è “come una cronaca in grado di raccontare meglio di un qualsiasi articolo di giornale la tragica vicenda”. Ed ecco allora il suo disperato controcanto (“currite, currite… seppellite e perdunate…”) puntellare il racconto affidato alla voce viscerale di un cantautore autentico come Enzo Gragnaniello. È un lavoro nato in maniera quasi “artigianale”, che ha il valore di testimonianza culturale oltre a coinvolgere l’ascoltatore in un originale percorso sonoro. E a proposito di Testimonianza, la copertina del Cd nel tratto grafico sembra rievocare la storica locandina di “Ci ragiono e canto”, affresco indimenticabile della musica e la rappresentazione popolare degli anni Sessanta e Settanta. “Solo che quando ho disegnato la copertina non pensavo affatto a quel disegno”, dice Dario Fo,“È venuto fuori da solo, per forza propria, come qualcosa che viene a galleggiare sull’acqua, come l’olio che torna sempre a galla”.

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