A ciascuno la sua mastoplastica

E allora, per conquistare ciò che non si è mai avuto o semplicemente per rendere perfetto ciò che si ha c'è la mastoplastica additiva.

12/apr/2011 10.22.50 Bioscultura Contatta l'autore

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Tra tradizione e innovazione, ecco i modi per ottenere un seno a regola d’arte

Sempre in testa alla classifica degli interventi più richiesti, il “ritocco” al seno non conosce battute d’arresto neanche in tempi di crisi. Specialmente quando i primi caldi risvegliano nel gentil sesso il piacere delle scollature che valorizzano il decolleté.

D’altra parte si sa, il garbo e la generosità di madre natura non sono gli stessi per tutte. E allora, per conquistare ciò che non si è mai avuto o semplicemente per rendere perfetto ciò che si ha c’è la mastoplastica additiva.

Ma quale? Sì, perché di modi per avere un seno più generoso ce n’è più d’uno, a partire dai cosiddetti ritocchini soft, i famosi filler di acido ialuronico dai quali però non ci si può attendere un vero e proprio incantesimo e che, soprattutto, non si sottraggono a quello che potremmo definire l’”effetto Cenerentola”…

Chi cerca cambiamenti importanti e risultati stabili nel tempo, insomma, non può sfuggire al bisturi. Ma la buona notizia è che si tratta ormai di un intervento “agile”, con decorso post-operatorio piuttosto breve, mediamente poco più di una settimana, e ritorno rapido alle normali attività quotidiane.

Mastoplastica, però, è un termine piuttosto generico. Il dott. Pierluigi Amata, direttore del Centro di Medicina e Chirurgia estetica Bioscultura di Roma, ci spiega perché: “Premesso che la mastoplastica additiva consiste nell’inserimento di una protesi, e che questa può essere alloggiata sotto il muscolo pettorale o sotto la ghiandola mammaria, è proprio la scelta della loggia, ovvero dove viene posizionata, a determinare il tipo di mastoplastica”.

A tale proposito, le più esperte hanno sicuramente sentito parlare di mastoplastica sottoghiandolare e sottomuscolare. La differenza tra l’una e l’altra la spiega ancora il dott. Amata: “Non tutti i seni sono uguali. Semplificando, se si interviene in presenza di un già discreto spessore del tessuto mammario è possibile optare per la mastoplastica sottoghiandolare che consente un controllo ottimale della forma della mammella. Per intenderci, se la protesi venisse posizionata a questo livello su un seno piccolo, si correrebbe il rischio di percepirla sia attraverso il tatto che attraverso la vista. In questi casi la soluzione sottomuscolare riesce invece a garantire un effetto naturale, evitando che si avvertano i margini della protesi”.

Il volume più o meno ridotto in partenza non è però l’unico fattore che un buon chirurgo tiene in considerazione prima di modificare questa importante parte del corpo femminile: “altrettanto importanti – continua il dott. Amata – sono lo spessore del pannicolo adiposo, la consistenza della ghiandola, nonché la fisionomia della persona. Per un risultato armonioso ed esteticamente gradevole non si può prescindere dall’altezza della paziente, dalla larghezza delle spalle e, estremamente importante, dal profilo psicologico”.

Ecco perché oltre alla mano esperta è fondamentale cercare nel chirurgo un professionista capace di individuare l’obiettivo più adatto ad ogni singola paziente.

Sull’eccellenza del risultato garantisce ancora lui, il professionista, soprattutto quando si parla di tecniche all’avanguardia che per mantenere le migliori promesse necessitano di una grande dimestichezza con la tecnica stessa. Come nel caso della Mastoplastica Dual Plain che unisce i vantaggi delle due modalità tradizionali “sopra non si avverte lo scalino creato dalla protesi – spiega il chirurgo, pioniere di questa tecnica in Italia – sotto viene preservata la massima libertà di movimento. Tecnicamente la Dual Plain consente di inserire il polo superiore della protesi sotto il muscolo pettorale e il polo inferiore sotto la ghiandola mammaria. Dal punto di vista dei risultati a fare la differenza è soprattutto la naturalezza del decolleté”.

Ma la tempistica per ottenere un seno perfetto qual è? Un giorno di ricovero e poi a casa. Un mese e mezzo per riprendere l’attività sportiva e trenta giorni di attesa prima di potersi esporre al sole. Facendo un rapido calcolo, siamo ancora in tempo per sfoggiare un bikini a regola d’arte. 

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