31/10 Karl Bartos dei Kraftwerk (dj set) @ Bolgia (Bergamo) per la Demolition Night

07/ott/2005 16.07.34 Lorenzo Tiezzi Comunicazione Contatta l'autore

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31/10 Karl Bartos dei Kraftwerk (dj set) @ Bolgia (Bergamo) per la
Demolition Night
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FOTO IN ALTA RISOLUZIONE dell'artista SU www.karlbartos.com
FOTO IN ALTA RISOLUZIONE del Bolgia SU: www.lorenzotiezzi.it

Il 31/10 Karl Bartos dei Kraftwerk sarà per la prima volta alla
consolle di un club italiano. Al Bolgia di Dalmine (Bg). L'evento
coincide con la Demolition Night, in cui lo staff del club e poi i
ragazzi distruggono una Porsche in pista. Musica elettronica
d'avanguardia e un evento super-trash in pista? Un contrasto tra due
opposti o tra due stereotipi che abbiamo in testa? Il bello del Bolgia
è che propone, da sempre, tutti i colori della musica che fa ballare.
La soul house di Tony Humphries, quella 'fashion' di Joe T Vannelli,
l'elettronica di Intrallazzi, quella lounge di Dimitri from Paris. E
che propone eventi che piacciono ai teen ager o ai 25enni, siano essi
performance artistiche molto erotiche, oppure 'trash' come la
Demolition Night. Le contrapposizioni e gli stereotipi, forse, sono
solo nella testa di chi a ballare non ci va. Ma parla (e scrive), di
discoteche, solo in occasioni delle solite, immancabili, stragi del
sabato sera. Al Bolgia, invece, ogni sabato notte, si balla.

CHI SONO I KRAFTWERK
Mito assoluto della musica elettronica, i Kraftwerk hanno sempre
anticipato i tempi. La loro proposta musicale, partita dalla Düsseldorf
degli anni Settanta, ha definito i canoni lungo i quali si muovono
ancora oggi esperienze come Chemical Brothers, Aphex Twin e Prodigy.
Wolfang Flür ricostruisce dall'interno le vicende di un gruppo geniale,
capace di mantenere per anni un difficile equilibrio tra
sperimentazione e attitudine pop. Una rivoluzione artistica destinata a
ridefinire in modo permanente il suono e l'immaginario tecnologico...
(Da Shake.it). Serialità, trance, identificazione uomo-macchina: tre
tratti della carriera dei Kraftwerk sono delineati nella recensione di
Autobahn scritta da Lester Bangs nel 1975. Più sinistra è la
premonizione del packaging commerciale della musica intuita da Adorno
già negli anni '30 e portata alle estreme conseguenze proprio nel culto
dell'elettronica del gruppo tedesco. Ottimismo di un nirvana
tecnologico, consapevolezza di una totale alienazione: sono due termini
opposti che emergono dal recente concerto dei Kraftwerk al Krizanke di
Ljubliana. Duemilaquattro: il quartetto di Düsseldorf ritorna in
pubblico dopo decenni dall'ultima apparizione (e dalla pubblicazione di
un disco) con un tour mondiale a ricordare che gli inventori del
technopop sono loro. Non sono nuovi brani ad attendere il pubblico ma
la carrellata di filastrocche elettroniche che hanno abitato
l'inconscio collettivo in tempi in cui l'amore per il computer non era
sospetto: Computer World, Numbers, Pocket Calculator, Man Machine,
Radioactivity, Trans-Europe Express, Model, Robots, Tour de France,
Computer Love e via discorrendo, tutte accompagnate da un
impressionante show multimediale. Il ritorno dei Kraftwerk con il loro
antievoluzionismo, lo sbattere in faccia al pubblico un'immagine della
tecnologia quasi dimenticata, consente di misurare a colpo d'occhio il
cambiamento avvenuto nel rapporto uomo-macchina negli ultimi vent'anni
con la diffusione della cultura digitale. Rivelazioni come questa non
accadono spesso in un contemporaneo votato al continuo consumo di
messaggi sostituibili. I Kraftwerk invece riaffermano e già questo
suona fuori dalle righe. Conviene forse esplorare questo fenomeno di
massa già obsoleto. Come diceva Walter Benjamin, nelle manifestazioni
banali del passato prossimo si cela l'anima del presente... (Da
architettura.supereva.it)

MINI BIO DI KARL BARTOS
(da www.sonymusic.it)
Quando Karl Bartos si mette a fare musica, passa ore a riempire di dati
il suo vecchio computer così che, attraverso il sistema di sintesi del
discorso, la macchina possa poi parlargli, magari prima di guardare
“Sesame Street” alla tv senza sonoro. Poi Karl ci infila dentro delle
riflessioni del critico Neil Postman o qualche massima di Bret Easton
Ellis, così che il sistema di sintesi del discorso, abbia “qualcosa” da
dire. “Lasciate che io ricrei il mondo per voi”. “Communication”, il
primo album solista di Karl Bartos dai tempi del progetto Electric
Music ("Esperanto", "Electric Music"), funziona basandosi su un
principio simile ad una camera oscura: la luce del mondo esterno
penetra in una stanza buia attraverso un piccolo buco e proietta
un’immagine sul muro. L’immagine è al contrario, ma la si può vedere
chiaramente. Album concept è un brutto termine. “Communication”,
potrebbe essere consideraa un’entità temarica, ma non è in alcun modo
un’ermetica riflessione su quell’assurdo e surreale mondo dei media nel
quale non si distingue più la guerra dal videogioco, la notizia dalla
stupidaggine. Un mondo nel quale B.B.King fa rima con qualsiasi cosa e
nel quale ci si diverte fino allo sfinimento. Karl Bartos, ottimo
percussionista prima dell’avvento degli strumenti MIDI, è un acuto
osservatore. Ex mente dei Kraftwerk, Bartos era scappato via dai mostri
che aveva inavvertitamente creato per andare in Inghilterra dove rimase
due anni a lavorare con Bernard Sumner (New Order) e Johnny Marr (ex
chitarrista degli Smith). Nel 2000 ha pubblicato un solo singolo, “15
Minutes of Fame”. Adesso è tornato. “Le stelle non sono più quelle di
una volta”. “Communication”, eseguito per la prima volta dal vivo
all’ICA (Istituto d’Arte Contemporanea) di Londra, è un disco che
richiede tutti i sensi tattili. E’ musica intesa come esperienza
emozionale. Bartos sa mettere le mani su qualunque tipo di attrezzo
digitale. Ma non gli interessa utilizzare le macchine solo per fare
colpi ad effetto. Infatti il lavoro è stato lungo e complesso, tanto
che, nell’arco di due anni, le canzoni da 16 sono diventate 10.E che
canzoni! Karl Bartos conosce la propria storia ed ha la capacità di
aggiornarla con le metodologie contemporanee. Panorami sonori anni
ottanta con loop e ritmi moderni. Melodie orecchiabili lavorate con
perizia da chi di armonia se ne intende. Che la si chiami elettronica,
musica alla B.B. King, o qualunque altra cosa, gira tutta attorno a un
concetto principale concetto: la canzone. Il sound di Karl Bartos
unisce e trascende le generazioni. Il singolo “I’m the Message”,
canzone della quale Bartos ha ideato anche il video in stile pop-art,
con le animazioni al computer, è stato prodotto da Bartos assieme a
Weissraum ad Amburgo e remixato da Orbital e Felix Da Housecat. Il
lavoro di Karl Bartos ci ricorda cosa voglia dire rimanere
piacevolmente stupiti. E’ difficile dire dove finisca il mondo e
cominci “Communications”. La musica attrae senza sforzo il mondo dentro
di sé, dando espressione ad un mondo interiore. Infatti, è una cosa
naturale che questo disco diventi parte di noi. Basta schiacciare il
tasto play, e tutto succede. Voi diventate la musica e la musica
diventa voi.

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