Teatro Herberia: Letture apocalittiche "Soluzione finale" regia Franco Brambilla

24/gen/2003 19.12.00 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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La Corte Ospitale

produzione, promozione, formazione, ricerca per il teatro

 

L'Ospitale 2002-2003

 

Letture apocalittiche

in occasione della Giornata della Memoria

 

 

 

domenica 26 gennaio 2002, ore 16.30

Teatro Herberia, piazza Gramsci 1/b Rubiera (RE)

 

 

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anteprima

venerdì 24 gennaio 2002, ore 11.00

Museo Cervi, Via F.lli Cervi, 9 Gattatico (RE)

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Soluzione finale

da In quelle tenebre di Gitta Sereny
regia Franco Brambilla
consulenza drammaturgica Giovanna Guaitoli
con Roberta Biagiarelli, Filippo Plancher
direzione tecnica Giovanni Garbo
Compagnia Locus Solus produzione La Corte Ospitale

 

 

 

    Con questo evento che inaugura un ciclo di letture sceniche attorno a temi ed eventi che per la loro intrinseca forza drammatica e la loro valenza tragica ben meritano il titolo di Letture apocalittiche, la compagnia Locus solus de La Corte Ospitale intende dare il proprio contributo alle celebrazioni della "Giornata della memoria", perché nessuno possa mai più dire "non sapevo", affinché il ricordo e la conoscenza siano monito per la costruzione del nostro presente e del nostro futuro, in tempi come questi sferzati da inquietanti venti di guerra. Anche per questo quanti vorranno intervenire all'inaugurazione domenica 26 gennaio alle ore 16.30 al Teatro Herberia di Rubiera (RE) sono invitati a portare con sè un segno tangibile che testimoni la propria personale tensione alla Pace: il colorato vessillo pacifista o lo straccio bianco già testimone di molte iniziative di Emergency. I

    Il nuovo progetto artistico de La Corte Ospitale Letture apocalittiche inaugura con Soluzione finalemessa in scena dell’intervista di Gitta Sereny a Franz Stangl, sovrintendente di polizia dell’istituto di eutanasia dal 1940 al 1942, tratta dal volume In quelle tenebre della stessa autrice, con la regia di Franco Brambilla e l’interpretazione di Roberta Biagiarelli e Tony Contartese, consulenza drammaturgica Giovanna Guaitoli.

    Franz Stangl fu comandante di Treblinka nel 1942-43. Nei mesi di aprile e giugno del 1971 acconsentì a farsi intervistare da Gitta Sereny per conto del Daily Telegraph magazine nel carcere giudiziario di Dusseldorf dove era in attesa della sentenza di appello contro la condanna all’ergastolo. Sessantatre anni, alto, ben piantato, rilassato e controllato insieme, in prigione da quattro anni, trascorsi per quasi tutto il tempo in isolamento, poiché il Direttore del carcere temeva ritorsioni degli altri prigionieri nei suoi confronti. Era stato arrestato in Brasile dove viveva tranquillamente con la sua famiglia.

"La prima volta che incontrai Franz Stangl fu la mattina del venerdì 2 aprile 1971. Era stato condannato il 22 dicembre 1970 dal tribunale di Dusseldorf alla prigione a vita per complicità nell’uccisione di novecentomila persone durante il suo servizio come comandante di Treblinka ".

    Così inizia il lungo racconto In quelle tenebre che raccoglie integralmente l’intervista condotta dalla giornalista di origine viennese all’uomo di cui Simon Wiesenthal, il "cacciatore dei nazisti" diceva: "se non avessi fatto altro nella mia vita che quello di catturare quest’uomo malvagio, non sarei vissuto invano" Da questa drammatica testimonianza il regista Franco Brambilla ha tratto un dialogo denso e serrato, su una scena volutamente essenziale, che ricostruisce l’intera vicenda di Franz Stangl e dei tragici avvenimenti di cui fu artefice e protagonista, eventi e fatti circostanziati che rivivono nelle domande incalzanti di Gitta Sereny e nelle sue dolenti riflessioni tra le quali almeno una vogliamo riportare. Ricostruendo uno dei primi episodi di sopraffazione di cui si era reso complice, Stangl si lascia andare ad una passionale esclamazione : "Li odio…odio i Tedeschi..Sono loro che mi hanno spinto..Avrei dovuto suicidarmi nel 1938..Fu allora che cominciò tutto per me. Devo riconoscere la mia colpa" e, puntuale, Gitta Sereny annota: "..Il secondo giorno delle nostre conversazioni, fin quasi alla fine di esse, fu l’unica volta in cui Stangl riconobbe le sue colpe in modo diretto…Quando pronunciò spontaneamente questo riconoscimento di colpa per le sue relativamente innocue mancanze a questo punto della sua vita fu perché voleva e aveva bisogno di dire -sono colpevole-, ma non riuscì a pronunciare queste parole quando parlò dell’assassinio di quattrocentomila, seicentomila, novecentomila o un milione e duecentomila persone…Solo un mostro, nessun uomo che abbia effettivamente partecipato a questi eventi (anziché averli semplicemente organizzati di lontano) può riconoscersi colpevole, come aveva detto un giovane funzionario della prigione di Dusserdolf, consentire a rimanere vivo". Stangl, giunto al termine dell’intervista in tono pacato aveva affermato: "Per quello che ho fatto la mia coscienza è pulita. (pausa). Io non ho mai fatto del male a nessuno, intenzionalmente. (Lunga pausa, si afferra al tavolo con entrambe le mani, poi, secco, rassegnato, stanco). Ma ero lì. E perciò, sì….in realtà, condivido la colpa…perché la mia colpa….la mia colpa… solo adesso, in queste conversazioni…ora che ho parlato…..ora che per la prima volta ho detto tutto…..(pausa, voce atona) la mia colpa è di essere ancora qui. Quella è la mia colpa. Comunque basta così. Porterò a termine questa conversazione con lei e poi…che sia finita. Che sia finita".

    Franz Stangl morì per un attacco di cuore diciannove ore dopo la fine dell’intervista.

    Posto unico 5,00€; ridotto 4,00€ (possessori Card, fino a 25 anni, oltre 60 anni, studenti Università di Reggio Emilia e Modena). Sconto di 1,00€ ai possessori di Ring Card.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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