MAMME A 50 ANNI: “NON È ETICO INVESTIRE RISORSE

Milano, 17/06/2011 - In merito alla delibera della regione Veneto del 16 giugno 2011 che consentirebbe alla donne fino all'età di 50 anni di accedere alle procedure di PMA con il sostegno del Sistema Sanitario Regionale, il presidente della Società Italiana Ospedaliera Sterilità, dott.

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17/giu/2011 16.53.14 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Milano, 17/06/2011 - In merito alla delibera  della regione Veneto del 16 giugno 2011 che consentirebbe alla donne fino all'età di 50 anni di accedere alle procedure di PMA con il sostegno del Sistema Sanitario Regionale, il presidente della Società Italiana Ospedaliera Sterilità,  dott. Cristofaro De Stefano, dichiara:

 

Ø  La capacità riproduttiva della specie umana è fortissimamente condizionata dall'età femminile e tutti i dati pubblicati sulla stampa in queste ultime ore sono riferiti a concepimenti ottenuti non oltre i 45 anni (non 50 anni!). Oltre tale età infatti non esistono dati, se non quelli riferiti alle procedure di donazione ovocitaria, che sono le uniche universalmente ritenute efficaci per la maternità in età biologica avanzata e che in Italia sono proibite dalla legislazione vigente.

Ø  La legge 40  non pone un limite di età per i trattamenti, se non quello della menopausa e quindi non vi è alcun "diritto leso" da sanare, quanto piuttosto la considerazione dell'eticità dell'utilizzo di risorse pubbliche per sostenere le spese di trattamenti di dimostrata inefficacia.

Ø  La somministrazione delle gonadotropine, necessarie per i trattamenti, è regolamentata dalla Nota 74 dell'AIFA che prevede un limite alla prescrizione a carico del SSR  per un'età femminile superiore ai  45 anni e pertanto non si comprende chi dovrebbe farsi carico delle spese di tali farmaci.

Ø  Infine ed è questa la considerazione determinante, non esiste alcun tipo di trattamento che possa aumentare la probabilità di concepire e meno che mai di avere un figlio quando la causa di infertilità è solo l'età biologica femminile avanzata. Bisogna dire con chiarezza che  affrontare un trattamento avendo come indicazione "unica" la età riproduttiva femminile avanzata o la Ridotta riserva ovarica non consente di migliorare neppure di una frazione percentuale minima la probabilità di concepire.

 

Ci pare davvero singolare, come nel momento nel quale si chiede al mondo medico, alle Amministrazioni pubbliche ed alle Istituzioni pubbliche e private uno sforzo congiunto di analisi e proposta, per evitare che il "rinvio" dei concepimenti continui ad aggravare la flessione demografica della popolazione italiana, si eluda il vero problema con proposte in campo sanitario prive del fondamentale elemento che è costituito per i trattamenti terapeutici, dalla dimostrata efficacia nella risoluzione della condizione patologica.

 

Si ritiene necessario pertanto, che ogni sforzo sia compiuto, ad ogni livello, per adempiere ai doveri che operatori sanitari, Istituzioni e Società scientifiche hanno, nell'ambito delle normative vigenti, che è quello di informare le donne e le coppie che la capacità riproduttiva è un patrimonio che si esaurisce nel tempo,  formulare proposte che in campo sanitario siano orientate alla identificazione precoce delle/dei pazienti a rischio di una perdita della capacità riproduttiva e valutare  strategie di conservazione della fertilità, fino ad oggi definite con superficiale disattenzione "social freezing", formulare proposte in campo sociale ed economico che mettano le coppie  in condizione di cercare di avere un figlio.

 A tale proposito la SIOS ha programmato per il prossimo mese di Dicembre una giornata di studio ed informazione sul tema della "Denatalità in Italia: scelta di libertà della coppia o privazione del diritto alla genitorialità"

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