Risparmiare nella spesa con i modelli di acquisto tradizionali

Siano verdure acquistate al mercato della piazza, funghi presi dai contadini ai confini con i boschi o dolci prima colazione non più avvolti in carta stridente negli scaffali ma ottenuti dal fornaio di tutta la vita.

21/giu/2011 16.34.14 Alba - Prima posizione Srl Contatta l'autore

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Non c’è dubbio che la crisi economica sperimentata dalla maggioranza di paesi ha avuto delle conseguenze che hanno modificato in molti casi la struttura dei mercati fino al momento esistenti.

In molti casi, l’impatto di questa retrazione ha derivato in un ritorno a pratiche del passato, alla ripresa di modelli di acquisto e consumo più tradizionali e sicuramente più sostenibili, come quelli che usavano le nostre nonne ai loro tempi.

Un esempio chiaro di questi comportamenti sono gli acquisti di cibo direttamente dal produttore e quindi non attraverso supermercati o rivenditori ma proprio dalle persone che lo traggono della natura per metterlo a nostra disposizione. Siano verdure acquistate al mercato della piazza, funghi presi dai contadini ai confini con i boschi o dolci prima colazione non più avvolti in carta stridente negli scaffali ma ottenuti dal fornaio di tutta la vita.

Il fenomeno che risulta di questa pratica è il chiamato Acquisto Km 0. Questo nome per fare riferimento al fatto di comprare il più vicino possibile ai luoghi di “raccolta” del cibo, siano essi gli orti che i porti di pescatori. Infatti, questo cibo fresco non passerà trattamenti di congelazione, trasporto e conservazione, per cui in più di essere meno costoso, sarà anche una alternativa più naturale sicuramente positiva per la nostra salute.

Un’altra pratica che si è stesa con la volontà di risparmiare il più possibile è l’acquisto all’ingrosso di cibi ma anche di tanti altri articoli essenziali per la casa. Centri che fin’ora avevano tra la loro clientela esclusivamente proprietari di bar, ristoranti e alberghi si sono trovati da un giorno all’altro con grandi famiglie nei loro stabilimenti con l’intenzione di fare la spesa dei mesi seguenti e risparmiare considerevolmente rispetto all’abituale spesa di supermercato alla quale ci siamo abituati.

Questo nuovo mercato che si è aperto a produttori, commercializzazione pane surgelato e tanti altri gli ha portati in molti casi a togliere una delle barriere che avevano limitato l’accesso di consumatori privati nei loro negozi: la necessità di essere in possesso di una partita iva.

Molte cooperative hanno visto in questo cambio di mentalità che da priorità alla relazione qualità-prezzo e non alla praticità di comprare brioches surgelate, peperoni e sapone tutto velocemente in un solo posto, un’opportunità per farsi conoscere e crescere nelle loro proprie comunità. Infatti, molte in questo periodo hanno degli spacci aperti al pubblico con prezzi all’ingrosso e vendita al dettaglio.

Altri mestieri non relazionati con le cooperative e la commercializzazione pane surgelato hanno anche registrato un aumento della loro attività in questo periodo. Officine, gommisti, calzolai e altri rivenditori specializzati nella vendita di oggetti usati e nella riparazione di articoli vari hanno visto come il modello “usa e getta” che si era imposto negli ultimi anni (anche motivato dai bassi prezzi di alcuni prodotti provenienti dall’estero) è mutato in una preoccupazione ogni giorno più grande per mantenere in uso le cose che possono ancora servire se sistemate con un piccolo intervento, per evitare il dover acquistarne di nuove.

Modelli, questi imposti dalla crisi, dai quali dobbiamo imparare a servirci e che dovremmo mantenere anche quando questo difficile periodo economico sarà finito.


Articolo a cura di Alba Lorente

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