SMI LAZIO: CHIEDIAMO ALL'INPS IL PAGAMENTO DEI COMPENSI PROFESSIONALI PER LA COMPILAZIONE E L'INVIO DEI CERT IFICATI MEDICI ON LINE

27/giu/2011 10.46.23 Smi Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

 

SMI LAZIO: CHIEDIAMO ALL’INPS IL PAGAMENTO  DEI COMPENSI PROFESSIONALI PER LA COMPILAZIONE E L’INVIO DEI CERTIFICATI MEDICI ON LINE

 

 

(Roma, 27 giugno) - Nessun compenso per la pratica di invio dei certificati medici online, ma solo spese extra per il corretto funzionamento di supporti tecnologici ed informatici. I medici di medicina generale, infatti, inoltrano regolarmente all’Inps la documentazione telematica tramite il Sistema di Accoglienza Centrale (Sac). Attività che non prevede alcuna remunerazione e che, come se non bastasse, costringe i camici bianchi a sostenere costi aggiuntivi relativi ai mezzi informatici. Il tutto eseguito con un rilevante impiego di tempo e di energie a scapito dell’assistenza sanitaria dei pazienti. Per questi motivi il Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi), ha dato mandato, ai propri legali, di richiedere all’Inps il pagamento dei compensi professionali per la compilazione e l’invio dei certificati di malattia ondine. «Secondo il Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione - dichiara Pina Onotri, segretario organizzativo regionale Smi-Lazio e responsabile nazionale del servizio di Continuità Assistenziale - grazie alla digitalizzazione, sono stati risparmiati dall’Inps (per un totale annuo di 25 milioni di certificati), circa  590 milioni di euro. Il processo di data-entry dei certificati di malattia ondine è stato completamente azzerato con il licenziamento di centinaia di precari della pubblica amministrazione - ha sottolineato infine la sindacalista -e il lavoro svolto da questi ultimi  è stato completamente scaricato completamente   sui medici ». Aggiunge Cristina Patrizi, responsabile area convenzionata Smi-Lazio: «Chiediamo il riconoscimento di un giusto indennizzo per mansioni burocratche che ci sono state unilateralmente ed arbitrariamente imposte, perché il risparmio della pubblica amministrazione non si traduca in un danno totale per i medici di medicina generale. Fermo restando che saremmo disposti a rinunciare agli eventuali indennizzi economici, se fossimo alleggeriti di questi ulteriori ed impropri compiti burocratici».

 
Smi-Lazio - Ufficio Stampa

 

Elisabetta Menga

349/ 21.19.335

elisabettamenga@gmail.com

 









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