Il nuovo corso italiano dopo il referendum: energia dalle maree?

La centrale portoghese di Póvoa de Varzim Dopo il referendum che ha definitivamente archiviato l'esperienza nucleare italiana (per lo meno per quanto riguarda la fissione nucleare), ci si interroga sul futuro dell'energia nel nostro Paese.

Persone Archimede Solar Energy, Carlo Rubbia, Enea
Luoghi Italia, Sicilia, Portogallo
Organizzazioni ENEA
Argomenti idrografia, energia, politica

27/giu/2011 17.07.35 Blog Network Contatta l'autore

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La centrale portoghese di Póvoa de Varzim

Dopo il referendum che ha definitivamente archiviato l’esperienza nucleare italiana (per lo meno per quanto riguarda la fissione nucleare), ci si interroga sul futuro dell’energia nel nostro Paese. Se è chiaro che il governo dovrà investire sulle fonti rinnovabili già disponibili e via via più efficienti (fotovoltaico, eolico e biomasse), è indubbio che bisognerà investire anche nella ricerca di ulteriori fonti di approvvigionamento energetico, anche e soprattutto innovative.

La più promettente, e già funzionante in Italia, è senza dubbio il solare termodinamico ideato da Carlo Rubbia. La prima centrale italiana, Archimede Solar Energy, è già entrata in funzione in Sicilia e dimostra come un investimento ragionevole possa produrre risultati in tempi molto brevi.

L’Enea, l’Agenzia italiana per l’Energia, sta però passando al vaglio nuove tecnologie. Una di queste prevede lo sfruttamento dell’energia marina. Si tratta di centrali elettriche offshore, cioè costruite in mezzo al mare, in punti in cui le correnti marine sono particolarmente forti. Un sistema di turbine consente di trasformare il moto ondoso in energia elettrica: nel mondo esistono già alcuni prototipi del genere. Uno, ad esempio, è situato in Portogallo, a largo di Póvoa de Varzim.

In queste settimane l’Enea sta stilando una lista delle aree marine italiane più adatte ad istallazioni di questo genere. Poi si tratterà di vedere se i relativi progetti di fattibilità interesseranno investitori, italiani e stranieri, statali e privati. Di sicuro, una volta sgomberato il campo dalla chimera nucleare, in Italia siamo tutti costretti a ricominciare a pensare.

Fonte: repubblica.it

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